Attualità del Diluvio Universale

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ATTUALITÀ DEL “DILUVIO UNIVERSALE”

Mons. Richard Williamson, nel n. 290 della sua ‘Lettera settimanale’ di “Commenti Eleison[1] del 2 febbraio 2013, faceva una considerazione sul “gran numero di anime, che oggi attorno a noi hanno perduto Dio”. Non solo, ma esse sono determinate a voler vivere senza Dio, ed inoltre “questo stato peggiora di giorno in giorno”. Ora “ciò non può durare”. Infatti questa situazione è “paragonabile alla condizione dell’umanità ai tempi di Noè” (Genesi, VII, 11 ss.). “Historia magistra vitae. La Storia è maestra di vita” e specialmente la “Storia Sacra”, che è una “Santa Maestra”, ma molto poco ascoltata dagli uomini.

Qualche “tradizionalista adulto” avrà sorriso: «ecco il solito “profeta di sventura!”. In realtà tutto va bene. Anzi da quando Benedetto XVI ha lanciato “l’ermeneutica della continuità” la crisi nell’ambiente ecclesiale è finita, il “Concilio Vaticano II è accettabile al 95%”. Basta con queste “geremiadi” …».

Sennonché mons. Vincenzo Paglia in qualità di Presidente del “Pontificio Consiglio per la Famiglia”, il 5 febbraio (appena tre giorni dopo) ha dichiarato: «sì al riconoscimento  dei diritti per le coppie di fatto ed omosessuali […], comunque il vero matrimonio è quello tra un uomo e una donna …». Egli in questo caso non solo conferma pienamente il proverbio romano: “chi più sporca la fa, lo fanno Priore”, ma si contraddice in quanto afferma o nega nello stesso tempo una stessa cosa (il matrimonio omosessuale va legalizzato) ed il suo contrario (il vero matrimonio è eterosessuale). Inoltre Paglia ha aggiunto che Benedetto XVI ha incaricato il “Pontificio Consiglio per la Famiglia” di trovare una “soluzione al caso dei divorziati risposati, che non possono ancora accostarsi ai Sacramenti”, se vogliono restare in tale stato. Ciò lascia capire che la soluzione, praticata sino a Giovanni Paolo II, di negare loro i Sacramenti è ritenuta oggi impraticabile, pastoralmente sorpassata e quindi occorrerà dar loro i Sacramenti, magari senza dirlo (“Paglia a Paglia”) troppo esplicitamente (“e vino al vino”).

Ora S. Tommaso nella Somma Teologica (II-II, q. 154, a. 11) spiega che l’omosessualità (e a fortiori la di lei legalizzazione) è un peccato contro l’ordine e il modo della natura (addirittura oggi teorizzato e legalizzato dal “Pontificio Consiglio per la Famiglia”, sotto Benedetto XVI)[2] e ripugna non solo alla Legge divina, ma anche alla retta ragione naturale. Infatti chi, nell’ordine pratico, agisce contro la natura (o peggio ancora vuol rendere naturale l’innaturale), perde la ‘sinderesi’ (“fa il bene, evita il male”) è simile a chi nell’ordine speculativo nega i primi princìpi per sé noti ed evidenti e specialmente quello d’identità e non contraddizione (sì = sì, no = no, sì ≠ no; bene = bene, male = male, bene    ≠ male). Invece Gesù ci ha insegnato: “il vostro parlare sia: ‘sì sì no no, quel che è di più viene dal Maligno” (Mt., V, 37). Ecco spiegata la contradictio in terminis di “Paglia” (“per l’Inferno”), diceva S. Alfonso de Liguori e del “Pontificio Consiglio per la [distruzione della] Famiglia” di Benedetto XVI.

Inoltre si nota nelle parole di Paglia un’opposizione formale e per principio ai ‘doni della Grazia e della Verità’ divine, essi secondo il ‘Catechismo della Dottrina Cristiana’ pubblicato per ordine di S. Pio X il 18 ottobre del 1912[3] (n. 152-153) sono: la disperazione di salvarsi, la presunzione di salvarsi senza merito, l’impugnazione o negazione della verità conosciuta, l’ostinazione nei peccati, e portano all’impenitenza finale e, quindi, alla dannazione, poiché ci si rifiuta di accettare la Verità naturale e rivelata e di convertirsi.

Per cui lo stato attuale è non solo simile, ma addirittura peggiore di quello del Diluvio Universale ai tempi di Noè, ed anche alla situazione pratica (e non teorizzata e legalizzata come oggi 2013), che portò alla distruzione di Sodoma e Gomorra ai tempi di Abramo (1900 a. C.).

Vediamo quel che ci dice la S. Scrittura a proposito di queste due avvenimenti.

1°) Il Diluvio Universale (Gen., VI, 5 – IX, 17). «Vedendo Dio come era grande la malvagità degli uomini sopra la terra e come tutti i pensieri del loro spirito erano intesi a malfare continuamente» la sua Giustizia decretò il Diluvio Universale (Gen., VI, 5-7).

Però fra tutti gli uomini empi vi era Noè “uomo giusto e perfetto, che era unito a Dio” (v. 14). Dio gli usò Misericordia e gli ordinò di costruire un’arca (ebraico “thebah” = “cassa”), o meglio una casa con quattro pareti, che s’innalzava sopra una zattera grande e robusta. Dio gli spiegò: “Io manderò sulla terra le acque del Diluvio ad uccidere tutti gli uomini[4] […], ma Io farò un Patto con te” (Gen., VI, 17-22). Il Patto con Noè consisteva nel salvare lui e la sua famiglia (8 persone in tutto) più tutti gli animali di ogni specie.

Noè fece tutto ciò che Dio aveva comandato e divenne il ‘secondo progenitore’ del genere umano, una sorta di ‘secondo Adamo’, figura di Cristo il ‘Nuovo Adamo’. Gli animali dovevano essere salvati, poiché Dio li aveva creati per servire l’uomo e non per “animalismo/ecologista”, Noè non era un “verde”.

Dall’annunzio di Dio del futuro Diluvio al suo inizio passarono 120 anni. Noè ne impiegò circa 100 anni per costruire l’arca (Gen. V, 31), nonostante i motteggi dei suoi contemporanei, figura dei “tradizionalisti adulti”. Egli predicava loro la penitenza ed il futuro castigo, ma i suoi amici lo guardavano con ironia e compassione[5]. Anzi, come Gesù ha narrato nel Vangelo (Mt., XXIV, 37): “gli uomini non badavano alle sue prediche, mangiavano e bevevano …, sino a che non venne il Diluvio e li portò via tutti quanti, mentre Noè entrava nell’arca”. La Misericordia di Dio si era esaurita ed era venuta l’ora della sua  Giustizia[6]. Infatti Dio disse a Mosè di entrare nell’arca poiché “entro sette giorni farò piovere per quaranta giorni e quaranta notti” (Gen., VII, 1 ss.). Sette come i giorni della creazione e quaranta come gli anni della traversata del deserto dell’Egitto ed i quaranta giorni del digiuno di Gesù nel deserto.

L’acqua si alzò sino sommergere tutta la terra e sorpassò di 15 cubiti[7] le montagne più alte (Gen., VIII, 4), ossia di circa quattro metri. Le acque signoreggiarono sulla terra per 150 giorni (Gen.,VIII, 10-24). Poi l’arca si poggiò pian piano sul monte Ararat (5.165 m.), che si trova nella Turchia orientale (Armenia).

Mons. Williamson continua: l’umanità ai tempi di Noè lasciò a Dio un solo modo per raddrizzarla, il castigo della sua Giustizia, ma nel tempo stesso la Misericordia del Signore concesse agli uomini un periodo notevole per far penitenza (circa 120 anni dall’annuncio del Diluvio, sette giorni dall’inizio del Diluvio alla chiusura dell’arca, quaranta giorni e notti di pioggia ininterrotta e 150 giorni per il processo di riassorbimento del Diluvio).

“Allo stesso modo oggi un castigo mondiale, continua mons. Williamson, è sicuramente l’unico modo che l’umanità ha lasciato a Dio perché un gran numero di anime si possa ancora salvare dall’orrore di dannarsi per l’eternità”. Il castigo della Giustizia divina lascia sempre uno spazio alla Misericordia, se l’uomo si pente ed accetta la Grazia di Dio si salva, se persevera nel male e rifiuta Dio si danna. È quel che succederà tra non molto, se pensiamo come insegna la “Maestra più inascoltata dall’uomo: la Storia Sacra”.

2°) La distruzione di Sodoma e Gomorra (Gen., XVIII, 16 – XIX, 28). Gli abitanti di Sodoma praticavano la sodomia o omosessualità, ma essa non era legalizzata o teorizzata né dai semplici cittadini, né dal Patriarca Abramo e neppure dal Presidente del “Pontificio Consiglio per la Famiglia”.

Tuttavia Dio disse: “il grido di Sodoma e di Gomorra è cresciuto e i loro peccati si sono aggravati fuor di misura” (Gen., XVIII, 17), cioè la sodomia è un “peccato che grida vendetta al Cielo”[8], ossia richiama la punizione divina già su questa terra anche attraverso elementi naturali. Ciò deve farci capire cosa pensa Dio dello stato attuale dell’umanità e specialmente dei “Pontifici Consigli” per “l’autodemolizione della Chiesa” (Paolo VI).

Abramo, il cui fratello Lot abitava a Sodoma, con la moglie e due figlie, e viveva secondo la Legge di Dio, pregò Iddio e Gli chiese di aver Misericordia di Sodoma: “Punirai, o Signore, il giusto assieme con l’empio? Se a Sodoma vi saranno 10 giusti, anch’essi periranno? Per amore dei 10 giusti non distruggerò Sodoma, rispose il Signore” (Gen., XVIII, 23).  Dio esige che vi siano almeno 10 giusti, commentano i Padri, per farci capire che per andare in Paradiso occorre osservare i 10 Comandamenti, che non sono 11, ma neppure 9. Però a Sodoma non vi erano neppure 10 giusti, ma solo quattro (Lot, la moglie e due figlie), esattamente la metà dei giusti che si salvarono dal Diluvio. Il Signore fece piovere su Sodoma e Gomorra zolfo e fuoco dal cielo e distrusse le due città, i loro abitanti e la regione attorno (Gen., XIX, 23 s.).

La conclusione è semplice: evitate le cattive compagnie (come ci insegnavano i nostri genitori “preconciliari”), i “Profeti del super-ottimismo”, Sodoma, Paglia,  i “Pontifici Consigli” nominati da Benedetto XVI. “Cum Sancto Sancus eris et cum perverso perverteris” recita il Salmo. Se qualcuno tenta di “sedurci” a frequentare costoro, “gridatelo dai tetti” (Mt., X, 27): “attenzione al lupo!”[9], altrimenti un giorno “lo grideranno le pietre” (Mt., XXI, 16; Lc., XIX, 40), come fanno ancor oggi i ruderi del “Muro del Pianto” dell’avan-Tempio di Gerusalemme, i quali ci ricordano il deicidio ed il castigo della Giudea nel 70. Eppure Giovanni Paolo II e Benedetto XVI sono stati a venerare il “Muro del Pianto” ed i suoi figli “fedeli”, definiti erroneamente: “Fratelli maggiori (Giovanni Paolo II) e Padri (Benedetto XVI) del Cristianesimo” e non sono andati ad ascoltare le sue grida contro i nemici di Gesù e della sua Chiesa, il Giudaismo talmudico, che – secondo la Rivelazione divina – ha “per padre il diavolo” (Gv., VII, 42).

Attenzione non sono i “Consigli Pontifici” o gli “Istituti” a reggere la Verità e la Grazia, ma è la Verità e la Grazia a reggere loro, nella misura in cui essi credono e predicano la Verità e vivono la Grazia; condannano l’errore e fuggono il male. Il Patto che Dio stringe con l’uomo o una Congregazione è reciproco: “se tu sarai fedele, Io ti benedirò. Ma se tu sarai infedele, Io ti maledirò” (Dt., XI, 26; XXVII, 11-XXVIII, 69).

Gesù ci ha detto “Ego sum Via, Veritas et Vita” (Gv., XIV, 6), “senza di Me non potete far nulla” (Gv., V, 19). Lontani da Lui tutto crolla e la rovina sarà immane. Non diciamo: “Templum Domini, Templum Domini, Templum Domini sumus”. Senza Verità e Vita anche il Tempio crolla. Che Noè, Abramo e Lot ci siano di ammonimento.

Costruiamo all’interno della nostra anima una “cella interiore” (S. Caterina da Siena), una specie di “arca” ove vivere nascosti assieme al Signore ed uniamoci con le piccole oasi di giusti che vivono alla presenza di Dio, in attesa che le il Diluvio e lo zolfo dal Cielo siano passati. Oramai “siamo alla frutta”, anzi “alla Paglia”. Non illudiamoci. Non è Paglia o Ratzinger che ci salveranno, anzi se li ascoltiamo siamo in compagnia dei contemporanei di Noè che lo motteggiavano e degli abitanti di Sodoma e Gomorra. Così moriremo “Di Noia”. Questi Sommi Sacerdoti del Nuovo Testamento, analogamente a Caifa ed Anna, hanno “per padre il diavolo” (Gv., VIII, 42). Gesù riconosceva in Caifa ed Anna i Sommi Pontefici dell’Antica Alleanza, anche se non seguivano le orme di Dio, ma del diavolo “omicida sin dall’inizio” (Gv., VIII, 44), poiché volevano ucciderLo. Tuttavia non seguiva il loro modo di fare e di parlare. In questa “ora del potere delle tenebre” (Gv., XVI, 4; XVIII, 20), anche noi dobbiamo non seguire il dire e il fare dei Sacerdoti e Maestri del Vaticano II, senza disconoscere il loro stato giuridico, ma senza “trarre lezioni spirituali” da “Di Noia”.

A buon intenditor poche parole! (v. “Commenti Eleison” n. 291, 9 febbraio 2013).  Kyrie, eleison!

d. Curzio Nitoglia

http://doncurzionitoglia.net/2013/02/09/233/



[1] Per ricevere gratuitamente la ‘Lettera settimanale’ di “Commenti Eleison” via mail basta chiederlo a italiancommentes@dinoscopus.org

[2] Qualcuno, specialmente a partire dall’elezione di Benedetto XVI, si ostina a voler vedere la continuità e non la rottura con la Tradizione del Magistero del Vaticano II e del post-concilio. Ma in questo caso come conciliare l’insegnamento di un “Pontificio Consiglio” con la S. Scrittura, la Tradizione e la retta ragione? Benedetto XVI in questo caso, come in quello dell’uso del “profilattico con i prostituti (!), quale inizio di un atto moralmente buono” ci fa “rimpiangere” persino Giovanni Paolo II …, che aveva esplicitamente vietato e condannato l’uso del profilattico anche tra sposi affetti dalla sindrome dell’aids e l’accesso ai Sacramenti per i divorziati che convivono e non vogliono lasciare tale stato disordinato.

[3] Cfr. AAS, 2 dicembre 1912.

[4]Tutti gli uomini” ostinati nel male, secondo l’interpretazione più comune dei Padri, sono i discendenti di Caino e Seth, che vivevano nella regioni limitrofe a quella abitata da Noè, e non tutti gli uomini del Globo terrestre. Il Diluvio, perciò, avrebbe riguardato solo la parte dell’umanità discendente da Caino e Seth, in Asia minore (Turchia, Armenia, Arabia Saudita, Palestina, Libano, Siria) ed Africa settentrionale (Egitto, Tunisia, Libia, Marocco) e non gli altri figli di Adamo, che abitavano il resto del mondo.

[5] Come si fa oggi con mons. Williamson …

[6] Se morirono tutti i discendenti di Seth e Caino, tranne otto persone della famiglia di Noè, tra l’Africa mediterranea e l’Asia minore, ciò non significa che tutti furono dannati. Alcuni di loro ebbero il tempo di chiedere pietà al Signore (sette giorni, quaranta giorni e poi centocinquanta) e salvarsi l’anima. Tutto ciò esalta la Giustizia e la Misericordia di Dio, che non vanno mai disgiunte (“Misericordia et Justitia osculatae sunt. La Misericordia e la Giustizia si sono abbracciate e baciate”, Sir., V, 6). La sola “Misericordia” senza Giustizia è bonarietà o “bonacceria”; la sola “Giustizia” senza Misericordia è crudeltà. Dio non è né bonaccione né crudele, ma infinitamente Giusto e Misericordioso, “superexaltat autem Misericordia Justitiam. La Misericordia divina sorpassa la sua Giustizia” (Giac., V, 6).

[7] Il ‘cubito’ era l’unità di misura dell’antichità ed equivaleva alla lunghezza di un gomito, ossia l’arto superiore, che va dalla spalla o braccio all’avambraccio (circa 20/30 cm). Perciò 15 cubiti sono circa 3 – 4, 5 metri.

[8] Secondo il ‘Catechismo di S. Pio X’ del 18 ottobre 1912 (n. 152 e 154) i peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio sono quattro: “l’omicidio volontario, l’omosessualità, l’oppressione dei poveri e frodare la giusta paga agli operai”.  Anche qui qual è la continuità tra Benedetto XVI e San Pio X?

[9] Il “buon pastore” (Gv., X, 1-21) quando vede il lupo lo affronta perché ama le sue pecorelle (i fedeli). Invece il mercenario o il “cattivo pastore”, le abbandona, “non solo  fuggendo, ma anche tacendo” (S. Giovanni Crisostomo, Commento al Vangelo di S. Giovanni). Se di fronte a chi vuol sedurre la resistenza al modernismo con la tattica dell’entrismo, tacciamo pur senza approvare, ebbene allora fuggiamo come il “cattivo pastore”.

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