IL SILLABO TOMISTA – Commento alle XXIV Tesi del tomismo: 12a Tesi (la quantità e il luogo)

IL SILLABO TOMISTA

Commento alle XXIV Tesi del tomismo

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Dodicesima tesi del tomismo:

 la quantità e il luogo

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«L’accidente quantità fa sì che un corpo si trovi in un luogo in maniera circoscrittiva, ossia secondo le sue dimensioni, e che non possa trovarsi in tale maniera circoscrittiva neppure per miracolo in un altro luogo»[1].

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L’essenza della quantità (il primo dei nove accidenti, che viene subito dopo la sostanza) consiste nell’avere internamente parti distinte, ossia delle quali una è al di fuori delle altre parti, di cui una non è l’altra ed è al di fuori dell’altra.

Questa è la “dimensione quantitativa interna al corpo”: essa è la distribuzione delle parti in un tutto, di modo che una sia esterna all’altra e che siano incompenetrabili tra di loro.

L’accidente quantità è realmente distinto dalla sostanza, che rimane invariata anche se aumenta o diminuisce la quantità che la segue. Per esempio Antonio rimane sempre uomo  o animale razionale, pure se ingrassa o dimagrisce di 20 chili. Oppure un blocco di un metro cubo di legno ed un blocco di un metro cubo di oro sono due sostanze realmente diverse (legno e oro), anche se hanno la stessa quantità (1 mt3). Quindi quantità e sostanza sono realmente distinte.

Ne deriva, come conseguenza accidentale o effetto secondario,

1°) che il corpo è esteso nello spazio;

2°) che una parte esclude l’altra dallo stesso luogo;

3°) che i corpi quantificati sono naturalmente impenetrabili;

4°) che due corpi non possono essere assieme nello stesso luogo;

5°) che l’ente corporeo è misurabile.

Per miracolo Dio può sospendere l’effetto secondario o accidentale di una cosa, ma non la sua essenza. Quindi per miracolo due corpi possono trovarsi nello stesso luogo, ma una cosa non può essere se stessa senza mantenere la sua essenza, per il principio di non contraddizione.[2] Perciò neppure per miracolo una sostanza corporea può non avere parti, dimensioni o estensioni interne, l’una distinta dall’altra ed una esterna all’altra.

Per esempio Dio miracolosamente può far esistere una sostanza corporea (il Corpo di Cristo) senza gli effetti secondari della quantità, ossia il Corpo di Cristo non è presente nelle specie eucaristiche secondo le sue dimensioni (altezza, peso, figura esteriore), ma conserva sempre la sua dimensione interna ossia il suo Corpo ha parti al di fuori di altre parti  ed è presente secondo le dimensioni dell’ostia. Occupa un luogo (per esempio, il tabernacolo del Duomo di Milano). Tuttavia l’effetto primario o l’essenza della quantità non può mancare alla quantità neppure per miracolo, poiché sarebbe contraddittorio e quindi deficiente che esista una quantità senza natura di quantità. Una medesima cosa non può, nello stesso tempo e sotto lo stesso rapporto, essere tale e non  essere tale. Ora Dio non si contraddice e in Lui non vi sono imperfezioni o deficienze. Quindi nell’Eucarestia vi è la sostanza della quantità del Corpo di Cristo, ma non vi è l’estensione locale secondo le dimensioni del suo Corpo. Inoltre Cristo risorto non ha più l’impenetrabilità ed è passato attraverso le mura del Cenacolo ove gli Apostoli erano rinchiusi, ma conserva sempre la sua dimensione interna ovvero il suo Corpo ha parti al di fuori di altre parti.

Il luogo è la “prima superficie concava di un recipiente, la quale circonda il corpo che riceve”, per esempio in un bicchiere che riceve l’acqua l’interno o prima superficie concava del bicchiere (luogo) circonda l’acqua (locato). La superficie interna o concava del luogo o recipiente (bicchiere) combacia con la superficie convessa o esterna del locato (acqua) o corpo contenuto. In tal modo io sono il corpo contenuto (locato) dalla prima superficie di aria che circonda e combacia la mia figura e la contiene (luogo).

Quindi, riassumendo, il “locato” è ciò che è contenuto nel “luogo” (l’acqua nel bicchiere, io nell’aria che avvolge le mie dimensioni esterne). Il “sito” è la posizione del locato nel luogo (io in piedi, seduto o sdraiato, circondato dall’aria). La “ubicazione” risponde alla domanda “ubi est; dove è il corpo?”. L’acqua è ubicata o situata nel bicchiere.

Preciso che la presenza di un corpo nel luogo si può dividere in due modi:

1°) alla maniera dei corpi con le loro dimensioni o “circumscriptive”, ossia il corpo ha le sue dimensioni corporali e si trova nel luogo che lo circonda o contiene secondo le sue proprie dimensioni esterne (per esempio, io qui ora circondato dall’aria che avvolge il mio corpo con il suo peso, altezza, larghezza … ;

2°) alla maniera sostanziale, ossia il corpo è tutto intero nel tutto ed è tutto in ogni parte; per esempio Gesù è tutto nella ostia intera e tutto in ogni frammento di ostia consacrata.

Nelle prime sette Tesi del Tomismo abbiamo studiato la metafisica dell’essere come ultima perfezione di ogni perfezione (potenza/atto, essenza/essere, sostanza/accidenti). Nelle altre cinque la sua cosmologia (materia/forma, quantità, principio d’individuazione, luogo). Ci resta da studiare la psicologia metafisica o studio della vita e dell’anima (Tesi XIII-XXI) e la teologia naturale o dimostrazione dell’esistenza di Dio a partire dai suoi effetti (Tesi XXII-XXIV).

Per ora, quanto alla metafisica (Tesi I-VII) possiamo dire che la composizione di essenza/essere ci fa capire la natura angelica, spirituale ed incorruttibile ma composta, a differenza di Dio che è totalmente semplice e senza composizione neppure di essenza/essere: Egli è l’Essere per sua stessa Essenza. Invece il mondo corporeo, compreso l’uomo, è composto non solo di essenza/essere, sostanza/accidente, ma anche di materia che è corruttibile e mortale, anche se la forma o anima umana è incorruttibile. Tutte le grandi nozioni della metafisica ci dimostrano la distinzione infinita tra Dio e le creature, la trascendenza di Dio e l’imperfezione e partecipazione delle creature. È così che queste Tesi ci conducono dolcemente ed immancabilmente alla conoscenza naturale e razionale dell’esistenza di un Atto puro da ogni potenza e imperfezione che chiamiamo Dio.

Quanto alla cosmologia (Tesi VIII-XII), partendo dal concetto visto in metafisica di materia/forma, possiamo dire riassumendo che l’essenza dei corpi è composta di potenza/atto e di materia/forma. Esse sono co-principi sostanziali, ossia sono, sì sostanziali, ma anche incompleti ed hanno bisogno l’uno dell’altro affinché dalla loro unione risulti una natura specifica completa e per sé sussistente. Inoltre la quantità è il primo accidente che segue la sostanza corporea, dandole parti integrali, e individuandola. Inoltre circoscrive i corpi nel luogo che li contiene, ma li rende corruttibili e mortali.

Siamo giunti alla metà del lavoro, abbiamo studiato dodici Tesi e ne mancano altre dodici. Conviene riprendere costantemente contatto con le Tesi iniziali e non dimenticarle per poter capire lo svolgimento della filosofia dell’essere dell’Aquinate, che, dopo averci dimostrato la corruttibilità del corpo e la sua mortalità e l’incorruttibilità della forma per sé sussistente ossia dell’anima umana ci condurrà sino alla conoscenza dell’esistenza dell’Atto puro e a quella di qualche attributo della sua Essenza (Essere, Unità, Verità, Bontà, Bellezza).

Si pone, quindi, il problema etico del rapporto tra le azioni dell’uomo e Dio (Tesi XXIII-XXIV, Provvidenza e Predestinazione). Come si vede a partire da princìpi che possono sembrare astratti si giunge ad una conclusione pratica, la quale riguarda la salvezza eterna dell’uomo, poiché la sua anima è immortale, Dio esiste e l’uomo dovrà rendere conto del suo agire morale o immorale a quel Dio che lo ha creato affinché raggiungesse il suo Fine ultimo.

d. Curzio Nitoglia

http://doncurzionitoglia.net/2013/02/12/245/



[1] Cfr. S. Th., III, q. 75; IV Sent., dist. 10, a. 3; Quodlib., III.

[2] Quodlib., 10, a. 3.

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