MOSÈ ERA CRISTIANO

MOSÈ ERA CRISTIANO

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La S. Scrittura

Nella 1a  Epistola ai Corinzi (capitolo X, versetto 4)   San Paolo, divinamente ispirato, scrive: «[i nostri padri] tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una pietra spirituale che li accompagnava, e questa pietra era Cristo».

Cosa significa esattamente questo versetto? Sembrerebbe che Gesù accompagnasse, già nel 1300 a. C., gli Ebrei nel deserto verso la Terra Santa. Ma come è possibile una cosa del genere, se Gesù – come uomo – non era ancora nato? Vediamo cosa rispondono i Padri ecclesiastici, che sono (nella Tradizione apostolica) gli interpreti autentici del significato o “spirito” della S. Scrittura perché “la lettera uccide, lo spirito invece vivifica” (2 Cor., III, 6).

 Gli Scrittori ed i Padri ecclesiastici

Secondo il maggiore dei Padri greci, San GIOVANNI CRISOSTOMO (Commento alle Epistole di San Paolo), nel capitolo X della 1a Epistola ai Corinzi, l’Apostolo enuncia un principio: senza qualche rinuncia nessuno è sicuro della propria salvezza eterna. Quindi appoggia questo principio ad un fatto storico: lo attestano gli antichi Ebrei, liberati dalla schiavitù dell’Egitto da Mosè nel 1300 a. C., che però furono “nella maggior parte” puniti da Dio, perché non rinunciarono alla volontà propria e contraddissero la Volontà divina.

Inoltre per spiegare il versetto 4°, Crisostomo o “Bocca d’oro” (345-407) lo inquadra nei versetti 1-6 del capitolo medesimo della 1a Epistolaai Corinzi, scritta attorno al 55: «Non voglio che voi ignoriate, fratelli di Corinto, che i nostri padri furono tutti sotto la nuvola, tutti attraversarono il mare, tutti furono battezzati o immersi in Mosè nella nuvola e nel mare, tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale, e tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una ‘pietra’ spirituale che li accompagnava, e questa ‘pietra’ era Cristo. Ma nella maggior parte di essi Dio non si compiacque; perciò furono atterrati nel deserto. Queste cose però erano figure di noialtri, perché non fossimo cupidi di cose cattive, come costoro invece ne furono cupidi».

Anche secondo il maggiore dei Padri ecclesiastici latini, S. AGOSTINO D’IPPONA (354-430), Israele all’uscita dall’Egitto, con tutti i miracoli che lo accompagnarono e sotto la guida di Mosè, era una pre-figurazione del Nuovo Testamento e della Chiesa di Cristo, fondata su una “Pietra principale”, che è Cristo o “Roccia spirituale” (1a Cor., X, 4), e su una “Pietra secondaria”, che è Pietro (“tu sei Pietro e su questa Pietra Io edificherò la Mia Chiesa”, Mt., XVI, 18), ossia Cristo in terra: “Petrus petra, petra Ecclesia ” (S. AUG., Enarr. In Ps. 103, 3, 2) ; «Non dictum est illi “Tu es petra”, sed “Tu es Petrus”. Petra autem erat Christus; quem confessus Simon dictus est Petrus. Non gli fu detto ‘Tu sei la Pietra’, ma ‘Tu sei Pietro’. La Pietra era Cristo, confessato il quale, Simone fu chiamato Pietro» (S. AUG., In epist. Johann. ad Parthos, 10, 1).

Nella 1a Epistola ai Corinzi, il vero e nuovo “Israele di Dio” (Gal., VI, 16) viene preannunziato, nei minimi dettagli, dall’antico Israele del Vecchio Testamento. Per esempio, il Battesimo e l’Eucarestia sono preannunziati, nell’attraversata del deserto con Mosè, in “ombra” o in “figura” di realtà future, che verranno istituite da Gesù nel Nuovo ed Eterno Testamento. Tutto nell’Antica Alleanza è “ombra” della “realtà” futura della Nuova ed Eterna Alleanza, persino il castigo dei “nostri padri” nel deserto è una pre-figura, che ci ammonisce di non essere infedeli come la maggior parte degli antichi Israeliti, nella quale Dio non si compiacque. È Gesù che unifica i due Testamenti, nascosto dietro l’ombra (Antico Testamento) di una realtà a venire (Nuovo Testamento). “Umbram fugat Veritas, l’ombra cede il posto alla Realtà”, canta san Tommaso d’Aquino nell’Ufficio della Festa liturgica del Corpus Domini.

I “padri” di cui scrive San Paolo  (1 Cor., X, 1), secondo il Crisostomo e gli altri Padri ecclesiastici (S. Agostino ecc.), non sono i Patriarchi (Abramo, Isacco e Giacobbe, vissuti tra il 1900-1700 a. C., dei quali narra la Genesi), ma coloro che lasciarono l’Egitto attorno al 1300 a. C. guidati da Mosè e di cui tratta l’Esodo. Infatti Dio mediante la “nube” insegnava agli Ebrei il cammino da percorrere (Ex., XIII, 21), il “mare” (1 Cor., X, 2) è il  Mar Rosso (Ex., XIV, 22), il “cibo” e la “bevanda” sono la manna (Ex., XVI, 4-35) e l’acqua scaturita dalla ‘roccia’ colpita da Mosè (Ex., XVII, 6). Cibo e bevanda “spirituali” (1 Cor., X, 3-4), sia perché ottenute miracolosamente sia per il loro valore pre-figurativo dell’Eucarestia, Corpo e Sangue di Gesù Cristo.

Egualmente l’antico Israele, che fu “battezzato nella nuvola e nel mare,  in Mosè” (1 Cor., X, 2) pre-figura il Battesimo in Cristo. Ossia, come i padri nel deserto furono immersi o battezzati nella nube e nel mare per appartenere a Mosè e formare un solo Corpo spirituale con lui o il “Popolo dell’Antica Alleanza”, che passa dalla schiavitù alla libertà (Ex., XIX, 5); così i cristiani vengono battezzati in Cristo per formare il Suo Corpo Mistico, che è la Chiesa della Nuova Alleanza. Infatti il “mare” simboleggia l’acqua del battesimo cristiano, mentre la “nube” la presenza di Dio, ossia lo Spirito Santo, poiché nella Nuova Alleanza si è battezzati “in acqua e Spirito Santo” (Mt., III, 11) e non solo nell’acqua come in Mosè o in S. Giovanni Battista (Mt., III, 6 e 11). San Giovanni Crisostomo commenta: “a quegli antichi Israeliti Dio dette la manna e l’acqua, a te che sei cristiano il Corpo e il Sangue di Cristo”.

Quanto al versetto 4° (1 Cor., X), che ci interessa particolarmente, secondo il Crisostomo “la Pietra percossa da Mosè (Ex., XVII, 6) è Cristo e quindi si capisce come l’acqua scaturita dalla Roccia fosse spirituale”.

Ora nella S. Scrittura Dio spesse volte è  chiamato “Pietra” o “Roccia” (Deut., IV, 15-18; Sam., XXII, 32; Sal., XVII, 3; Is., LXIV, 8). Perciò non è un caso se Cristo è detto “Roccia” in san Paolo mentre san Pietro, che è Cristo in terra, è “Pietra” nel Vangelo secondo Matteo (XVI, 18). Come si vede il Nuovo Testamento è l’esplicitazione dell’Antico Testamento, come diceva S. Agostino: “nel Vecchio è nascosto il Nuovo e nel Nuovo appare chiaramente il Vecchio Testamento”.

Inoltre la “Roccia spirituale”, alla quale bevevano gli antichi Israeliti e che “li accompagnava”, secondo il Crisostomo non era una pietra materiale e fisica che gli Ebrei si portavano appresso come una sorta di reliquia o di segno sacro, ma Cristo stesso o “Roccia principale”, che accompagnava, come Verbo non ancora Incarnato, l’Israele dell’Antico Patto figura della sua assistenza “tutti i giorni sino alla fine del mondo” (Mt., XXVIII, 20) alla Chiesa del Nuovo Patto, quale Verbo Incarnato. Perciò Mosè era Cristiano, ossia credeva nel Messia venturo, Gesù, e viveva nella Grazia santificante, meritataci dal Sangue sparso in Croce da Cristo. Quindi il Cristianesimo è già presente in ombra o in figura nell’Antico Testamento.

Già il primo uomo Adamo, secondo EUSEBIO DA CESAREA (265-339), era cristiano. Infatti «Se è certo che noi cristiani siamo di ieri, se il nome di cristiani, veramente nuovo, è noto da poco a tutte le Genti, non così la nostra vita, i nostri costumi ispirati a principi religiosi: […] ma li troviamo già nel primo apparire dell’umanità istintivamente adottati dagli uomini pii. […]. Se qualcuno dicesse che tutti i santi uomini dell’Antico Testamento, celebrati per la loro giustizia, da Abramo stesso fino ad Adamo, il primo uomo, erano cristiani di fatto, se non di nome, non andrebbe lontano dalla verità. Infatti, se il nome di cristiano vuole significare che un uomo, per la conoscenza che ha del Cristo e della sua dottrina, si distingue per purezza e giustizia, per dominio di sé e virtù virile, per la pia confessione di un solo sommo Iddio, tutto questo essi attuarono non meno di noi. Facevano come facciamo oggi noi cristiani. Avevano una buona conoscenza del Cristo di Dio che era apparso ad Abramo, aveva dato responsi ad Isacco, aveva parlato con Israele (cfr. Gen., XVIII, 1; XXVI, 2; XXXV, 1), si era intrattenuto con Mosè ed i profeti posteriori. […]. Da ciò appare chiaro che la forma di religione più antica, anteriore a tutte le altre, è quella praticata da uomini pii ai tempi di Abramo, ed ora annunciata a tutte le Genti dagli insegnamenti del Cristo. […]. Abramo fu giustificato per la sua Fede nel Cristo, Verbo di Dio, che gli era apparso […]. Al giorno d’oggi questa religiosità di Abramo, esplicata nelle opere, più efficaci delle parole, si riscontra solo tra i cristiani, diffusi su tutta la terra. […]. Ecco dimostrato così che la religione, a noi tramandata per l’insegnamento del Cristo, non è nuova e straniera, ma se dobbiamo dire la verità, è la prima, l’unica, la vera» (Eusebio da Cesarea, Storia Ecclesiastica, I, 4, 4-15).

Poi l’Apostolo passa alla parte pratica: nonostante tutti questi miracoli e favori con i quali Dio riempì l’Israele antico, molti dei suoi uomini se ne dimostrarono indegni non cooperando con l’aiuto divino e perciò Dio li punì facendoli morire nel deserto e non portandoli nella Terra promessa, tranne Giosuè e Caleb (Num., XIV, 16-23). Quindi San Paolo ammonisce implicitamente i Corinzi e noi stessi: «Queste cose erano figure di noialtri, perché non fossimo cupidi di cose cattive, come invece costoro lo furono» (1 Cor., X, 6), ossia: ‘non fate come loro, altrimenti perirete alla stessa maniera, non entrando nella vera Terra promessa che è il Regno dei Cieli!’. Le cose cattive che occorre evitare sono: “l’idolatria[1], la fornicazione[2], la mormorazione o il tentare Iddio[3]” (vv. 7-10). Infatti: “La Fede senza le opere è morta” (Gc., II, 26) e “qualora avessi la Fede da trasportare le montagne, se non ho la Carità soprannaturale non sono nulla (1 Cor., XIII, 1-15).

L’Apostolo delle Genti precisa subito dopo: “Tutte queste cose accaddero ad essi in figura, poiché furono scritte anche per ammonimento di noialtri” (v. 11°), ossia soprattutto noi cristiani, che viviamo nella pienezza dell’economia della Grazia sotto il Verbo Incarnato, dobbiamo fare attenzione poiché se nell’Antico Testamento, che non conferiva ancora la Grazia meritataci da Cristo, il vecchio Israele fu castigato così severamente, cosa sarà di noi  che abbiamo la pienezza della Grazia? “Se il legno verde è trattato così duramente, cosa ne sarà del legno maturo ed essiccato?” (Lc., XXIII, 31), disse Gesù alle pie donne di Gerusalemme, che piangevano su di Lui mentre saliva con la Croce al Monte Calvario, ossia se Io che sono verde, cioè innocente, sono crocifisso cosa ne sarà dei vostri figli gerosolimitani, i quali sono essiccati e non più innocenti, avendo partecipato alla mia condanna a morte?

 Il “Dottore Comune” della Chiesa

S. TOMMASO D’AQUINO nel suo Commento alla Prima Epistola di San Paolo ai Corinzi, cap. X, vv. 1-5 (lezione I, n. 517-521) compendia lapidariamente ed approfondisce acutamente l’insegnamento della Patristica.

Egli scrive: «[voi Cristiani] dovete agire così come san Paolo ha raccomandato. Infatti  non vi giovano i Sacramenti della Chiesa se dopo commettete il peccato, come neppure giovarono agli antichi Israeliti i miracoli o le figure dei Sacramenti, così che non fossero successivamente puniti per aver peccato contro  Dio, che li aveva protetti» (n. 518).

Inoltre riguardo al versetto 4°, che ci interessa particolarmente, commenta: «i “nostri” padri, i fondatori della nostra Fede (in Cristo, i nostri di noi cristiani e non dice “i loro”, degli ebrei attuali) bevvero la stessa bevanda spirituale, ossia la figura del Sangue di Cristo e la bevvero da “una roccia che li accompagnava e quella roccia era Cristo”, come pure scrive Matteo (XXI, 42): “la pietra scartata dai costruttori è diventata pietra angolare”. Vi è la figura o l’ombra nel deserto sotto Mosè e la realtà nel Vangelo sotto Gesù Cristo» (n. 518-519).

Quindi Cristo spiritualmente accompagnava gli antichi Israeliti, che lasciavano la schiavitù dell’Egitto per raggiungere, con Mosè, la Terra Santa. Mosè era spiritualmente cristiano, credeva nel Cristo venturo, ne aveva lo “spirito” e praticava le Virtù e i Comandamenti che Lui, in quanto Dio con il Padre e lo Spirito Santo, aveva dato all’umanità – naturalmente – iscrivendoli nell’anima di ogni uomo (Legge naturale) e – soprannaturalmente – rivelandoli a Mosè sul Monte Sinai (10 Comandamenti).

Inoltre l’Angelico conclude riguardo ai castighi degli antichi Ebrei nel deserto: «tutte queste cose, che sono accadute ai nostri padri, sono un esempio per noi cristiani e sono state scritte per noi, poiché accaddero per gli antichi Israeliti e come esempio per noi.[…].  Infatti quello di Mosè era il tempo degli esempi e delle figure» (lezione II, n. 530-531).

Conclusione

Da tutto ciò si deduce che Gesù accompagnava spiritualmente già nel 1300 a. C. gli Ebrei nel deserto verso la Terra Santa. Come Verbo li accompagnava assieme al Padre e allo Spirito Santo realmente, figuratamente come Incarnato nel seno della Vergine Maria per opera dello Spirito Paraclito.

Siccome senza qualche rinuncia nessuno è sicuro della propria salvezza eterna, anche noi se non vogliamo esser castigati come i nostri padri nel deserto, dobbiamo “rinunziare a noi stessi e seguire Cristo” (Mt., X, 37-39).

“Ma nella maggior parte di essi Dio non si compiacque”: qui l’Apostolo espone la dottrina del ‘piccolo numero relativo degli eletti’, rispetto al numero maggiore di coloro che si dannano per non voler fare la Volontà di Dio, come insegna anche il Vangelo: “molti i chiamati, pochi gli eletti” (Mt., XXII, 14). Inoltre alla domanda: “sono di più quelli che si salvano o quelli che si dannano?” (Lc., XIII, 23) Gesù risponde: “stretta è la porta che conduce alla salvezza e sono pochi quelli che la imboccano, larga è la porta che conduce alla perdizione e sono molti quelli che la prendono” (Mt., VII, 14).

Mosè era cristiano come Abramo “che desiderò vedere il giorno di Cristo, lo vide e ne tripudiò” (Gv., VIII, 56). Questa dottrina la si trova nelle due Fonti della Rivelazione (S. Scrittura e Tradizione). Sia l’Antico che il Nuovo Testamento la contengono ed i Padri della Chiesa, di cui – per non appesantire il testo – ho citato solo i due principali dell’Oriente (S. Crisostomo) e dell’Occidente (S. Agostino) la insegnano concordemente e quindi infallibilmente.

I rapporti tra Cristianesimo e Giudaismo talmudico o attuale, (il quale è diametralmente opposto ad Abramo, Mosè ed i Profeti) sono totalmente contrari sia a quanto dice il Concilio Vaticano II nella Dichiarazione Nostra aetate  (28 ottobre 1965) e sia all’insegnamento pastorale post-conciliare di Giovanni Paolo II: “l’Antica Alleanza mai revocata” (Magonza, 1981); “Ebrei fratelli maggiori e prediletti dei Cristiani nella Fede di Abramo” (Sinagoga di Roma, 1986) sino a Benedetto XVI (Auschwitz 2005, Sinagoga di Roma 2010).

d. Curzio Nitoglia


[1] Gli antichi Ebrei nel deserto adorarono il “vitello d’oro” (Ex., XXXII, 6).

[2] Peccarono con le figlie di Moab (Num., XXV, 1) e san Paolo precisa: “sicché in un solo giorno ne morirono 23 mila” (1 Cor., X, 8). Secondo la Volgata latina di San Girolamo i caduti sono 23 mila, mentre secondo la versione greca dei Settanta sono 24 mila. Tuttavia nessun esegeta ha accusato San Girolamo di revisionismo o negazionismo per aver sottratto mille morti alla cifra degli sterminati.

[3] Si lamentarono o mormorarono di Dio stesso, che secondo loro non li avrebbe aiutati abbastanza, Lo provocarono o tentarono a castigarli (Num., XXI, 4). Essi furono, perciò, occasione del loro stesso castigo, che attirarono su di sé, tentando Dio con la mormorazione nei Suoi riguardi.

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