IL SILLABO TOMISTA – Commento alle XXIV Tesi del tomismo: 14a Tesi (l’anima vegetativa e sensitiva)

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IL SILLABO TOMISTA

Commento alle XXIV Tesi del tomismo

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Quattordicesima tesi del tomismo

 L’anima vegetativa e sensitiva

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«Le anime dei vegetali e degli animali non sussistono e non sono prodotte per se stesse o direttamente, ma soltanto come il principio per mezzo del quale il vivente esiste e vive. Siccome dipendono totalmente dalla materia, una volta distrutto il composto di corpo e anima vegetale o animale, ipso facto  anche esse scompaiono in maniera indiretta o per accidens e non per se»[1].

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●I corpi viventi sono composti anch’essi di materia e forma. La loro forma li fa essere viventi nel loro ordine (vegetale, animale o umano, cfr. S. Th., I, q. 78, a. 1). Questa forma è chiamata “anima”, o “primo principio, atto o perfezione di un corpo naturale e di vita” (Aristotele, De Anima, II, 1)[2], o “ciò per cui, in primo luogo, viviamo, sentiamo e ci muoviamo (De Anima, II, 2). Perciò il termine “anima” in sé considerato non dice necessariamente anima razionale, spirituale e umana, dotata d’intelletto e volontà, incorruttibile ed immortale. Anima dice soltanto primo principio che aggrega le forze materiali e dà loro la  vita (vegetativa o animale). L’anima non causa il corpo, ma gli dà la vita e assieme a lui forma una sostanza completa o un ente vivente (la pianta o l’animale). Nei vegetali e negli animali tra anima e materia corrono gli stessi rapporti  esistenti tra materia e forma (cfr. Tesi VIII e IX). San Tommaso specifica: “L’anima è ciò per cui il corpo umano possiede l’essere in atto e questo è proprio della forma, poiché la forma dà l’essere. Perciò l’anima è la forma del corpo” (De Anima, 1, resp.).

●L’anima essendo forma sostanziale dei viventi è unica per ogni ente vivente. Infatti una sostanza completa non può avere due forme sostanziali per il principio di identità e non contraddizione (per esempio,  un albero non può avere contemporaneamente la forma di tiglio e di pollo, altrimenti lo stesso albero sarebbe nello stesso tempo e sotto lo stesso rapporto una cosa e un’altra, tiglio e pollo, il che è assolutamente o metafisicamente impossibile[3]).

●Siccome la vita consiste nel ‘moto immanente[4] (mangiare, crescere e riprodursi), che non è causato dall’esterno ma dall’interno, va da sé che tale movimento immanente non sia spiegabile senza l’esistenza di un principio intrinseco, una fonte interna che lo produce. Tuttavia questo principio è primo, altrimenti anche l’occhio, che è principio di vista, sarebbe anima. Ora molti organi vitali sono principi intermedi o prossimi di azione (per esempio, il cuore fa circolare il sangue, il cervello muove tutte le membra), ma non sono principi primi. L’anima, essendo principio della vita e non solo di alcune operazioni del corpo, è l’atto primo del corpo (cfr. S. Th., I, q. 75, a. 1).

●Le sole forze chimico/fisiche, ossia materiali, non possono muovere se stesse (mangiare, crescere e riprodursi), vale a dire vivere. Per esempio il sasso non può mangiare né crescere, quindi non ha la vita. Perciò i viventi hanno, oltre la pura materia, una forza superiore alla materia che è l’anima, altrimenti sarebbero minerali. Nel vivente, dunque, vi è una forza, una potenza o un principio superiore alla pura materia, ed essa è l’anima la quale è il principio del movimento immanente (mangiare, crescere e riprodursi) e quindi della vita.

●Vi sono tre tipi di vita e di anima: vegetale (la pianta), animale (il cane) e razionale (l’uomo). L’anima è principio sostanziale di vita e non solo accidentale. Infatti essa costituisce la natura del vivente, che senza di lei non vivrebbe, e non è qualcosa di accidentale che può esservi o non esservi, lasciando immutato il vivente. Tra un vivo e un morto vi è una differenza sostanziale (come tra una sostanza ed un’altra, per esempio un uomo e un cane) e non accidentale (come tra una stessa sostanza che ha due qualità diverse, per esempio un uomo alto o basso, l’acqua calda o fredda). L’anima vegetale o animale è incompleta, non è sussistente per se stessa come l’anima umana che è spirituale, ma sussiste in ragione del corpo. In breve mentre l’anima umana, che è forma per sé sussistente, esiste per sé e non in ragione del corpo e se il corpo muore l’anima umana continua ad esistere, l’anima vegetativa o sensitiva è una forma corporea non per sé sussistente, ma sussiste in ragione del corpo, per cui, morto il corpo, si corrompe anche la forma corporea o anima vegetativa/sensibile.

●L’anima dei vegetali e degli animali bruti dipende dalla materia e non è per sé sussistente come l’anima razionale dell’uomo. Tuttavia l’anima vegetativa e sensitiva non è pura materia, ma è un’energia, forza o principio di vita vegetale e animale. Quindi essa informa, governa e domina la materia delle piante o il corpo degli animali, facendoli esistere e vivere.

●Anche nelle piante e negli animali l’anima è un co-principio sostanziale e permanente non soggetto a continua trasformazione. Essa è il principio o la forza attiva, che mantiene il vivente nell’essere e nell’unità, mentre le molecole della materia della pianta o dell’animale si rinnovano e cambiano continuamente. Perciò essa è un principio o forza intrinseca alla materia, superiore alla pura materia, alla fisica e alla chimica.

●L’anima sensibile essendo co-principio sostanziale è radice remota o prima dell’azione del vivente e si serve delle sue facoltà sensibili come di radici prossime per agire; il cane vede con gli occhi, immagina e ricorda tramite il cervello, ma queste facoltà sensibili sussistono nell’anima come nella loro sostanza. La sostanza non è direttamente operativa, essa fa sussistere gli accidenti che le ineriscono e le facoltà o potenze attive sono accidenti. Quindi il vivente agisce direttamente tramite le facoltà e remotamente mediante l’anima che dà la vita al corpo. Altrimenti il cane dovrebbe vedere sempre in atto, poiché la sostanza è sempre in atto, invece constatiamo che nel cane o nel gatto vi è un passaggio dalla potenza di vedere al vedere in atto. Questa dottrina sarà più chiara quando nella Tesi XV parleremo dell’anima razionale.

●Nella materia si trova un principio o una forza attiva evolutiva intrinseca la quale fa in modo che la materia evolva ed ascenda ad un ordine superiore. Per esempio, l’uovo ha in sé potenzialmente la forza attiva che produce un pulcino vivente, un uccello o un pesce ed essa non è qualcosa di puramente materiale, passiva, inerte, statica, fisica o chimica, ma è dinamica, attuale, informante, viva e vivificante. Infatti non è  la pura materia statica e inerte che può spiegare lo sviluppo di un uovo che diventa pulcino o serpente, ma occorre una forza attiva intrinseca all’uovo, che, organizzando e dirigendo le sue qualità materiali, lo faccia sviluppare e diventare da ente statico, materiale e chimico un ente vivente in atto, superiore all’uovo in sé.

●È evidente che la vita di una pianta o di un animale non è il risultato di una reazione puramente materiale fisico/chimica. Il legno può marcire e diventare segatura, l’acqua può imputridire, scaldarsi o raffreddarsi, ma l’uovo in sé non può diventare un vivente in atto, al massimo può marcire e guastarsi, ma non evolvere e crescere di ordine vitale, ossia da materia a pulcino. È necessaria l’esistenza di un principio primo, specifico, attivo, capace di coordinare le diverse parti materiali fisico/chimiche dell’uovo e di condurle alla piena maturazione e alla nascita e alla crescita di un pulcino o di un serpente.

●Dio ha creato la materia, ma affinché apparisse anche la vita nel mondo materiale è stato necessario che Dio infondesse alla materia un principio attivo capace di farla vivere; questo principio è l’anima o principio di vita vegetale o animale (l’anima umana, spirituale e immortale la studieremo nella Tesi XV).

●L’anima della pianta, che la rende capace di mangiare, crescere e riprodursi o a maggior ragione l’anima dell’animale bruto, che gli dà anche la capacità di vedere, udire, gustare, odorare, tastare, correre, ricordare, provar dolore o piacere non può spiegarsi con un semplice automatismo di forze materiali passive fisico/chimiche. La pianta e soprattutto l’animale non sono macchine o pure reazioni chimiche.

●Tuttavia l’anima vegetativa e sensitiva non può affrancarsi dal condizionamento della materia, che attua come sua forma sostanziale e senza la quale verrebbe a mancare. L’angelo è una forma per se sussistente e pura, che esiste di per sé e totalmente indipendente da ogni materia: egli è composto solo di essere ed essenza[5]. L’anima umana è forma per se sussistente, ma informante, ossia può sussistere ed esistere anche separata dal corpo (dopo la di lui morte[6]), ma è fatta per informarlo (ed anela a ricongiungersi con lui[7]). L’anima delle piante e degli animali è totalmente dipendente dalla loro materia e dal loro corpo, non è per sé sussistente, ma può sussistere ed esistere solo in ragione della materia e del corpo, corrotti i quali, anche l’anima vegetativa e sensitiva si corrompe in materia organica, che informa la materia (per esempio, la segatura o il liquame cadaverico e poi i vermi che da esso si formano).

●L’indipendenza dalla materia significa progresso o perfezionamento. Ora l’animale, per quanto sia perfetto sensibilmente, non ha mai fatto progressi. Per esempio, il cane che è “il migliore amico dell’uomo”, non ha inventato una cuccia migliore, l’ascensore, gli occhiali. L’ape, così abile nel costruire gli alveari, se sbatte la testa contro il vetro di una finestra mezza aperta e mezza chiusa, continua tutto il giorno a sbattere la testa contro il vetro dell’anta mezza chiusa e non è capace, come saprebbe fare anche l’uomo meno dotato, di girare a lato ed uscire dalla parte della finestra mezza aperta. La scimmia dalla quale l’uomo discenderebbe, secondo gli evoluzionisti, è capace di scendere e salire dagli alberi, ma non ha mai scritto la “Divina Commedia”. L’unico progresso di cui son capaci gli animali è unilineare o determinato ad unum nello stesso ordine. Per esempio, un cane saprà, se ben addestrato, correre sempre più velocemente, cercare e trovare tartufi, la scimmia saprà fare sempre lo stesso spettacolo al circo equestre, ma non potrà mai imparare la consecutio temporum, ecc.

●Infatti la natura delle anime vegetative e sensibili è caratterizzata dalla loro dipendenza dalla materia della quale sono forme, però informanti, non per sé sussistenti, ma sussistenti solo in ragione della materia. Se muore il cane, il suo corpo si corrompe in materia inanimata e la sua forma o anima sensibile andrà ad informare ciò che resta del suo corpo morto: il liquame, i vermi; così la pianta: se muore la sua anima vegetativa diventerà forma della segatura. Invece l’uomo, quando il corpo muore, la sua anima essendo per se sussistente continua a vivere, è immateriale e quindi non composta di quantità e perciò non soggetta a corruzione, ma essendo anche ordinata ad informare il corpo tende naturalmente a riunirsi ad esso (nella Tesi XV affronteremo il problema dell’anima umana). Il raziocinio umano non prova con certezza la risurrezione dei corpi, ma ne dà soltanto una ragione di convenienza.

●Aristotele e gli scolastici asserivano: «Esse viventium est vivere. La vita è l’essere degli enti viventi». Ossia l’anima vegetativa e  sensibile sono assieme il primo principio dell’esistenza e della vita degli enti viventi (“id quo vivens est et id quo vivens vivit”). Il vivente (pianta o animale) è un solo tutto sostanziale[8], nel quale non possono sussistere assieme due principi sostanziali, altrimenti dovrebbero essere assieme una sostanza ed un’altra sostanza diversa dalla prima, ma ciò contraddice il principio di identità e non-contraddizione. Quindi è impossibile.

●Le anime dei vegetali e degli animali non esistono per sé, ma nel composto e mediante il composto. Esse non sono create dal nulla come l’anima umana, ma sono prodotte dalla potenza della materia. Tuttavia la sola materia inerte e statica nelle sue pure qualità chimico/fisiche è incapace di produrre la vita. Quindi Dio, quando ha creato i primi enti viventi, ha infuso loro una potenza o capacità attiva nella quale la vita è contenuta in potenza. Per esempio, quando cade da un pino un seme, questo ha la potenza attiva di produrre una pianticella di pino o quando un serpente depone un uovo, questo ha la capacità attiva di produrre un serpentello. Questa capacità attiva che supera la natura della pura materia statica non è riconducibile alla sola materialità.

●Analogamente, quando l’organismo del vivente vegetale o animale si corromperà totalmente sino a morire, l’anima che per sussistere dipendeva da tutto il composto, disparirà con esso. Infatti è un’anima non per sé sussistente, ma che sussiste in ragione del composto e quindi si corrompe con il composto. Essa non si annichila, non diventa nulla, proprio come non è stata creata dal nulla, ma si trasforma in una forma sostanziale della materia nella quale il vivente si è corrotto: per esempio l’albero diventa segatura e la sua anima vegetativa diventa forma della materia di segatura; il pulcino  diventa liquame cadaverico e la sua vecchia anima animale sarà la nuova forma sostanziale del materiale liquamoso: “Nulla si crea, nulla si annichila, tutto si trasforma” (Antoine-Laurent Lavoisier † 1794). Gli scolastici dicevano: “Corruptio unius, generatio alterius. La corruzione di un composto genera un altro composto”: dal pino viene la segatura, dal pulcino il liquame.

Nella XV Tesi studieremo approfonditamente l’anima razionale o umana.

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d. Curzio Nitoglia

http://doncurzionitoglia.net/2013/04/27/356/



[1] Cfr. S. Th., I, q. 75, a. 3; ivi, q. 90, a. 2; S. Cont. Gent., lib. II, cap. 80 e 82.

[2] San Tommaso, S. Th.  I, qq. 75-77.

[3] Vi sono tre tipi di impossibilità: 1°) impossibilità morale: essa si fonda sul modo normale di agire degli uomini secondo la moralità della legge naturale; per esempio una madre non può odiare suo figlio, ma è possibile l’eccezione ossia il mostro morale umano che odia il proprio figlio; 2°) impossibilità fisica: si fonda sulle leggi fisiche e naturali, per esempio un corpo lasciato nel vuoto cade a terra, ma è possibile il miracolo fisico se Dio sospende le leggi fisiche e il corpo resta sospeso in aria; 3°) impossibilità metafisica o assoluta, che si fonda sulla natura stessa delle cose; per esempio un triangolo non può – restando triangolo – avere quattro lati, neppure per miracolo perché ciò sarebbe contraddittorio e la contraddizione ripugna a Dio essendo un’imperfezione. Dio può trasformare un triangolo in un quadrato, poiché non è contraddittorio, ma non sarebbe conforme alla sua perfezione produrre un ente contraddittorio come un triangolo quadrato.

[4] Il ‘moto immanente’ è quello che resta nel soggetto agente e lo arricchisce senza uscire fuori di lui e produrre un operato estrinseco (per esempio, mangiare e crescere quanto all’individuo, riprodursi quanto alla specie dell’individuo). Invece il ‘moto transitivo’ è quello che esce fuori dal soggetto e produce un’opera esterna (per esempio, il falegname che fa una sedia, l’architetto che progetta un ponte, l’artista che fa una statua).

[5] Solo Dio è “Atto Puro” da ogni materia e potenzialità. Infatti Dio non solo non ha corpo ma è il suo stesso Essere per sua Essenza, in Lui Essenza ed Essere coincidono, mentre sono realmente distinti in tutte la creature, compresi gli angeli, che son dette “atti misti” con la potenza.

[6] Nella XV Tesi si tratterà della spiritualità e immortalità dell’anima umana per esteso, qui la si annuncia soltanto.

[7] La retta filosofia può dare solo una ragione di convenienza della risurrezione dei corpi, che conosciamo con certezza solo per divina Rivelazione.

[8] L’uno sostanziale o unum per se è un solo ente composto di materia e forma (minerale, vegetale, animale, uomo), o essere ed essenza (angelo); mentre l’uno accidentale è un insieme accidentale di più unità sostanziali, per esempio una legione di angeli, una classe di uomini, una foresta di alberi, un branco di bufali, un mucchio di sassi è un unum per accidens o un tutto accidentale vale a dire un’unione di più sostanze (dal minerale all’angelo) che formano una legione,  una classe, un branco, una foresta o un mucchio. Invece l’angelo, l’uomo, l’albero o il sasso sono un tutto sostanziale o una sola sostanza.

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