IL SILLABO TOMISTA – Commento alle XXIV Tesi del tomismo: 15a Tesi (L’anima umana)

Santommaso20130514

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IL SILLABO TOMISTA

Commento alle XXIV Tesi del tomismo

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Quindicesima tesi del tomismo:

 L’anima umana

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«Al contrario dell’anima vegetale e sensibile, l’anima umana è per sé sussistente. Essa viene creata da Dio quando il soggetto che la riceve è sufficientemente disposto ed allora può esservi infusa. Essa è per sua natura incorruttibile ed immortale»[1].

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 ●La XV Tesi si può dividere in quattro parti:

1°) l’anima umana sussiste di per sé, ossia è spirituale e non sussiste in ragione del corpo come l’anima vegetale/sensibile;

2°) è creata da Dio a partire dal nulla;

3°) è creata nel momento in cui il corpo che la riceve è disposto o proporzionato ad accoglierla e proprio allora vi è infusa;

4°) l’anima umana, essendo spirituale, è incorruttibile e immortale per sua natura.

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I) San Tommaso prova che l’anima umana è spirituale a partire dalle sue operazioni e dai suoi oggetti. “Agere sequitur esse; Si agisce come si è” e perciò se agisco spiritualmente sono spirituale; inoltre “le facoltà sono specificate dai loro oggetti e dalle proprie operazioni”: se una facoltà coglie un oggetto immateriale, essa è immateriale a sua volta poiché è specificata dai suoi oggetti e dalle sue operazioni. Ora l’anima umana conosce razionalmente[2] e non sensibilmente oggetti immateriali o spirituali (conosce e ama la Povertà, l’Onestà, l’Eternità, l’Infinito, ecc.[3]). Quindi, se agisce spiritualmente e coglie oggetti immateriali, è spirituale, e perciò non è composta e quindi è incorruttibile ed immortale.

Basta osservare l’universalità delle nostre idee o predicabilità di esse a tutti i loro soggetti (per esempio, il concetto universale “Uomo” lo predico di tutti gli individui umani) in contrasto con la singolarità delle cose materiali e corporee (un sasso, un pino, un cane, Antonio). Siccome la ragione umana può conoscere tutti i corpi, essa è una facoltà inorganica, immateriale e quindi spirituale (S. Th., I, q. 75, a. 2). La ragione umana sorpassa i limiti del mondo corporeo, inoltre l’intelletto intus legit, ossia penetra l’essenza intelligibile delle cose sensibili e sorpassa la barriera imposta alle nostre facoltà conoscitive dal mondo materiale. Quindi l’intelligenza è immateriale. Se l’intelligenza è immateriale non proviene da un composto di materia e forma o da un ente materiale (come l’anima vegetale/sensibile), ma da un principio capace di sussistere per sé stesso senza materia, che è l’anima umana, la quale è  spirituale.

●Gli atti dell’intelletto umano, in cui si nota in maniera spiccata l’indipendenza della ragione dalle condizioni materiali, sono tre: 1°) la semplice apprensione o idea astratta di una essenza o natura, indipendentemente dal tempo e dal luogo (per esempio l’idea universale di Uomo); 2°) il giudizio, che unisce o separa due idee o un predicato ad un soggetto in un rapporto necessario (Antonio è Uomo; il cane non è Uomo); 3°) il ragionamento, che da due giudizi tira una conclusione (l’Uomo è immortale, ora Antonio è Uomo; quindi Antonio è immortale). In questa terza operazione il passaggio logico dalle due premesse o giudizi iniziali alla conclusione sfugge totalmente ai sensi e si trova nell’ordine immateriale, psicologico o logico raziocinativo.

II) L’anima è creata da Dio a partire dal nulla. I Tomisti lo provano innanzitutto per esclusione: 1°) l’anima non è una emanazione di Dio, altrimenti sarebbe una sola cosa con Lui e si cadrebbe nel panteismo, l’uomo o la creatura sarebbe nello stesso tempo Creatore e Increato. Ma ciò è contraddittorio; 2°) l’anima non è generata da un seme corporeo perché il più non viene dal meno e la materia non può produrre lo spirito; 3°) secondo Rosmini l’anima umana sarebbe inizialmente sensibile, poi si trasformerebbe e diverrebbe razionale e spirituale, quando le appare l’idea dell’essere. Leone XIII ha condannato questa tesi rosminiana il 14 dicembre 1887 mediante un decreto del S. Uffizio (DB 1911). Anche qui il più perfetto verrebbe dal meno perfetto, grazie all’idea di essere e non all’essere: la sostanza spirituale e incorruttibile sarebbe il risultato di un’evoluzione dell’anima vegetativa, che è sensibile, composta e corruttibile, solo grazie all’intervento dell’idea umana di essere; 4°) infine il Tomismo prova la creazione dell’anima dal nulla mediante un argomento dimostrativo e molto semplice: l’anima umana è sussistente di per sé, esiste per  se stessa e non per un altro ente creato o a partire da una materia pre-esistente, altrimenti sarebbe composta, divisibile, corruttibile come l’anima vegetale o sensibile. Quindi l’anima può venire solo ex nihilo, ma soltanto Dio ha l’onnipotenza capace di creare dal nulla, infatti umanamente “ex nihilo nihil fit[4].

III) L’anima è creata quando è infusa nel feto o nel corpo formato dai genitori[5]. Il corpo deve essere sufficientemente disposto a ricevere un’anima razionale. Quindi l’anima non ha vissuto un’esistenza anteriore e non ha trasmigrato in un corpo più o meno nobile (metempsicosi) secondo i suoi meriti o demeriti. Inoltre san Tommaso ne spiega la ragione filosofica: “ciò che è oltre la natura non può esistere prima di ciò che è naturale, perché ciò che Dio produce è sempre secondo lo stato normale delle cose. Ora lo stato normale dell’anima non è quello della separazione dal corpo, perché essa è forma sostanziale per sé sussistente ed informante il corpo. Il suo stato naturale è, perciò, l’unione con il corpo. Quindi ne segue che l’unione tra anima è corpo precede la loro separazione. Se l’anima vive anche dopo la morte del corpo, lo fa in uno stato innaturale ed anela alla riunione. Ma in ogni caso essa non può esistere da sola prima dell’unione con il corpo” (S. Th., I. q. 90, a. 4; ivi, q. 108, a. 3; cfr. anche, S. Cont. Gent., lib. II, cap. 83-84).

●Quando esattamente inizia l’unione tra anima umana e corpo? Abbiamo già visto in generale che ciò avviene quando il corpo o la materia è sufficientemente disposta o proporzionata a ricevere un’anima razionale. Ora secondo San Tommaso ciò non è ancora possibile all’istante della concezione del feto umano, poiché esso non sarebbe proporzionato a ricevere un’anima razionale. Ai tempi di San Tommaso la medicina non aveva ancora l’esatta nozione dei feti umani. Quindi si reputava che essi fossero molto rudimentali e primari. Ora il corpo di una formica o di una mosca non sarebbe proporzionato a ricevere l’anima umana, quindi il feto umano (che secondo la scienza medievale era simile al corpo di un animale inferiore) sarebbe informato prima da un’anima vegetativa, poi da un’anima sensitiva e quindi, avendo esse reso il corpicino atto a ricevere l’anima umana, questa prenderebbe la sua dimora nel neonato 40 giorni dopo il concepimento. Gli scolastici posteriori a San Tommaso, valendosi delle scoperte mediche più recenti, hanno constatato che il feto è già una materia atta e proporzionata a ricevere un’anima razionale, avendo ha tutte le caratteristiche di un uomo in miniatura (l’ecografia del feto contenuto nel seno di una madre mostra il suo capo, le sue braccia con le mani, il suo corpo e le sue gambe con i piedi, il cervello è formato, il cuore batte, egli respira e il tutto si  muove). Quindi hanno corretto, in base alle scoperte mediche che erano ignote nel XIII secolo, l’opinione di San Tommaso ed hanno sostenuto, penso a ragione, che il feto sin dal primo istante del suo concepimento è un essere umano vivente e quindi riceve da Dio l’anima creata dal nulla per infusione nel corpicino[6].

IV) L’anima è incorruttibile e immortale non per miracolo, ma per la sua stessa natura immateriale, non composta e semplice. Quindi non è soggetta a decomposizione, corruzione e morte, come lo sono la materia e il corpo. San Tommaso lo prova a partire dagli atti e dagli oggetti dell’anima umana, che sono immateriali. Ora, siccome “l’agire segue l’essere”, se si agisce immaterialmente significa che si è immateriali e, siccome “le facoltà e i loro atti sono specificati dai loro oggetti”, se l’anima con l’intelletto e la volontà coglie oggetti immateriali e pone atti immateriali, significa che essa è immateriale o spirituale. Ma spirituale significa incorruttibile e quindi immortale.

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d. Curzio Nitoglia

http://doncurzionitoglia.net/2013/05/14/372/



[1] S. Th., I, q. 75, a. 2; ivi, q. 90; ivi, q. 118; Q. disp. De Anima, a. 14; De Potentia, q. 3, a. 2; S. Cont. Gent., lib. II, cap. 83 ss.

[2] Anche quando conosce oggetti sensibili e materiali, per esempio un uomo concreto in carne ed ossa, ne sa dare la definizione, ne coglie la natura, non si ferma alla sensazione esterna (vedere) o interna (immaginare), ma giunge a conoscere l’essenza intelligibile della realtà sensibile. Inoltre, se i sensi umani vedono un effetto sensibile (fumo/statua/creature), la ragione risale dall’effetto all’idea razionale e universale di causa (fuoco/artista /Creatore), il che sorpassa le capacità dei sensi.

[3] Nessuno ha mai incontrato, visto, toccato la Povertà. Si può incontrare un uomo povero, ma la Povertà in sé non cade sotto i sensi umani. Quindi non è un oggetto sensibile, ma immateriale e spirituale, il quale è  astratto universalmente dalla ragione a partire da un individuo sensibile e materiale (vedi Tesi XIX). Se un uomo riesce a soffrire sino alla morte per amore della Povertà, della Castità e dell’Ubbidienza, che sono oggetti immateriali, significa che la sua anima e le facoltà di essa sono spirituali ed immateriali come gli oggetti in cui si compiace e per cui soffre nel corpo. Come il dentista astrae fisicamente, sensibilmente e materialmente il dente cariato dalla bocca, così l’intelletto umano astrae psicologicamente o intellettualmente una idea universale (Uomo, animale razionale) da un individuo sensibile e concreto (Antonio). L’idea di Uomo come animale razionale è universale ossia è attribuibile a tutti gli individui umani (Antonio, Marco, Giovanni, ecc.). La teoria dell’astrazione la studieremo meglio quando affronteremo il problema della conoscenza sensibile e razionale (Tesi XX).

[4] La Chiesa ha dichiarato contro il “Fideismo” di Bonnetty che la ragione umana può provare con certezza, mediante un sillogismo, l’esistenza di Dio, la spiritualità, l’immortalità dell’anima ed il suo libero arbitrio (S. Congregazione dell’Indice, Decreto dell’11 giugno 1855, approvato da Pio IX il 15 giugno del medesimo anno, DB 1650). Il Concilio Vaticano I (sess. III, can. 2) ha ripreso la dichiarazione di Pio IX e ne ha fatto una definizione dogmatica infallibile e irreformabile. Leone IX († 1054) già aveva definito che “l’anima umana non è una particella di Dio, ma è  creata dal nulla” (Mansi, XIX, 662 B ss.).

[5] Leone X († 1521) al V Concilio Lateranense (DB 738) ha dichiarato che l’anima è creata quando è infusa nel corpo. San Bernardo di Chiaravalle scriveva: “l’anima è infusa quando è creata ed è creata quando è infusa” (Sermo II, De Nativitate Domini, n. 60).

[6] Pio IX quando promulgò l’8 dicembre del 1854 il Dogma dell’Immacolata Concezione definì che “l’anima della Beata Vergine Maria fu preservata del tutto immune dalla macchia del peccato originale, sin dal primo istante del suo concepimento” (Bolla Ineffabilis). Ciò lascia intendere che sin dal primo istante del concepimento dell’essere umano l’anima è infusa da Dio nel suo corpo. Ma questa deduzione non è esplicitamente definita.

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