Papa Bergoglio, Bloy e Péguy

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Bloy – Bergoglio – Péguy

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Papa Bergoglio, Bloy e Péguy

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«Charles Péguy, dopo Bloy, è stato uno dei grandi ispiratori del filo-semitismo in ambiente cristiano» (Histoire du Christianisme Magazine, 2003, n°16, p. 52).

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Qualche giorno dopo la sua elezione, papa Bergoglio in un discorso ha citato Charles Péguy. Molti “tradizionalisti” e “teo-conservatori” se ne sono rallegrati, pensando che Péguy sia stato un autore controrivoluzionario. Le cose non stanno esattamente così, anzi …

La rivista Histoire du Christianisme Magazine, 2003, n°16, pagg. 48-71, a cura del professor Michel Fourcade (dell’Università di Montpellier III). Ha trattato il problema d’alcuni «ebrei convertiti al cristianesimo, “cristiani giudaizzanti” ed “ebrei cristianizzanti”» che dettero luogo alla formazione del documento conciliare Nostra Aetate.

Secondo Michel Fourcade, Raïssa Maritain, nata ebrea e «penetrata di chassidismo [la mistica o càbala ebraica luriana, ndr]»[1], ebbe un influsso notevole sul suo sposo Jacques. Attorno ai Maritain si formò un cenacolo d’intellettuali, esteti, misticoidi che ebbero un ruolo fondamentale nella revisione della teologia della sostituzione della Sinagoga da parte della Chiesa. Uno di essi fu Léon Bloy «la cui influenza sarà importante sulla coppia Maritain»[2], un altro è proprio «Charles Péguy, che dopo Bloy, è stato uno dei grandi ispiratori del filo-semitismo in ambiente cristiano»[3].

Bloy ha scritto un libro intitolato Salus ex judaeis, che si rifà al Vangelo (Giovanni, IV, 5-42) e specificatamente al dialogo tra Gesù e la samaritana, presso il pozzo di Giacobbe. La samaritana chiede a Gesù se la salvezza e la verità vengano dalla Samaria o dalla Giudea e Gesù risponde che, nell’Antica Alleanza, la Rivelazione di JHWH veniva dal Tempio di Gerusalemme e dalla Giudea e non dal Tempio di Garizim della Samaria, che si era scissa dalla religione giudaica ed aveva accettato elementi pagani e idolatrici nel suo stile di vita.

 Léon Bloy, ha voluto equivocare, facendo dire a Gesù che la salvezza, nella Nuova Alleanza, viene ancora oggi dai giudei, il che è logicamente, storicamente, esegeticamente e teologicamente falso. Infatti, Gesù stesso ha aggiunto al salus ex judaeis che è già venuta la Sua ora, in cui i veri fedeli di Dio, della Nuova Alleanza, Lo adoravano in spirito e verità (con il Sacrificium Missae) e non più sotto ombra di figure nel Tempio gerosolamitano dell’Antico Patto.

 Molto acutamente san Tommaso d’Aquino nel Commento al Vangelo di san Giovanni scrive:

«I samaritani pensavano che Dio fosse una realtà corporea, cosicché credevano che bisognasse adorarlo in un determinato luogo cioè a Garizim, inoltre assieme con lui adoravano anche alcune creature come idoli, come se fossero uguali a lui. Perciò non lo conoscevano. Ecco perché Gesù risponde: ‘Voi adorate ciò che non conoscete’.

 «Riguardo al culto dei giudei, Gesù dichiara: ‘Noi adoriamo ciò che conosciamo’; egli era giudeo per la sua stirpe e i giudei dell’Antica Alleanza, mediante la Legge e i Profeti, avevano una conoscenza vera di Dio. Ecco perché Gesù soggiunge ‘salus ex judaeis’, per dire che la salvezza doveva venire da loro, che possedevano – nell’Antica Alleanza – la vera conoscenza e il vero culto di Dio, in Cristo venturo. I pagani erano nell’errore, mentre i giudei: avevano la Rivelazione divina (Gen., XXII, 18); le profezie furono consegnate loro (Rm., XI, 17); infine l’autore stesso della salvezza, il Cristo, è derivato da loro, come uomo secondo la carne (Rm., IX, 5).

 «Poi Gesù aggiunge ‘ma è giunto il momento, ed è questo in cui si adorerà Dio in spirito e verità’, per dimostrare la superiorità di questo culto cristiano ‘in spirito su quello giudaico; ossia come il culto giudaico è superiore a quello samaritano, così il culto cristiano è superiore a quello della Giudea. Poiché, il culto dei giudei si basava su cerimonie materiali e prefigurative, che sarebbero state sostituite da quelle spirituali cristiane (Ebr., IX, 10).

 «Mentre ‘in verità’ si riferisce al culto di Samaria, poiché esso era idolatrico e quindi falso e quello cristiano è vero rispetto al loro . Infine Cristo precisa anche che ‘i veri adoratori adoreranno il Padre’, poiché nell’Antico Testamento non si adorava esplicitamente e pubblicamente il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo, ma solo il Signore Dio” (S. Tommaso d’Aquino, Commento al Vangelo di san Giovanni, Roma, Città Nuova, 1990, 1° vol., pp. 338-341, passim)[4].

 Quindi il fatto che Francesco I abbia citato Péguy lungi dal farci rallegrare non può non rattristarci profondamente poiché c’è da temere che il cammino dell’errore giudaizzante iniziato da Giovanni XXIII, dal card. Bea e da Jules Marx Isaac, continui anche con papa Bergoglio.

 d. Curzio Nitoglia

http://doncurzionitoglia.net/2013/06/12/papa-bergoglio-bloy-e-peguy/

 12/6/2013


[1] ) Histoire du Christianisme Magazine, 2003, n°16, p. 50. Cfr. J. L. Barré, Jacques e Raïssa Maritain. Da intellettuali anarchici a testimoni di Dio, Paoline, Milano, 2000; R. MARITAIN, I grandi amici, Vita & Pensiero, Milano, (1956) 2ª ed. ampliata, 1991. Lo Chassidismo ha un «carattere esoterico… ha tradotto in forme popolari la càbala che si trasformò in movimento popolare» (J. Maier – P. Schaeffer, Piccola enciclopedia dell’ebraismo, Marietti, Casale Monferrato, 1985, pag. 128). Esso ha un fondamento “magico”, crede nell’immanenza di Dio e «la sua influenza si è fatta sentire sino all’età moderna [Lévinas e Buber che molto hanno influito sulla formazione intellettuale di Karol Wojtyla e Joseph Ratzinger, ndr]» (A. Untermann, Dizionario di usi e leggende ebraiche, Laterza, Bari, 1994, pag. 63). Il padre remoto dello Chassidismo è Isaac Lurìa (XVI sec.), il quale insegnava l’emanazione del mondo da Dio, l’avvento del ‘Messia’ e la «superiorità dell’anima degli ebrei su quella dei gentili» (A. Untermann, cit., pag. 171). I Lubavitch sono un «gruppo interno allo Chassidismo […] in tempi recenti i Lubavitch sono arrivati a credere che il loro rebbe Menachem Mendel Scheerson († 1994) sia il ‘Messia’» (A. Untermann, cit., pag. 169).

[2] ) Ibid., pag. 50.

[3] ) Ibid., pag. 52.

[4] Su Péguy, Bloy e i Maritain si legga R. FABRIS ( a cura di), Ebrei e cristiani nel mondo contemporaneo, pp. 199-217, in AA. VV., Storia del Cristianesimo 1878-2005.Vol. IV: I cattolici e il dopoguerra, Milano, Periodici San Paolo, 2005.

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