LA MAGNA EUROPA

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LA MAGNA EUROPA

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«Oggi [esiste] un’altra Europa che […] abita tra America, Gran Bretagna e Israele […], l’Europa-civiltà non è solo l’Europa-continente, esiste la Magna Europa» (M. Respinti,  Domenicale, 27 agosto 2005, p. 1).

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Marco Respinti scrive sul Domenicale che “Oggi [esiste] un’altra Europa che abita tra America, Gran Bretagna e Israele (…), l’Europa-civiltà non è solo l’Europa-continente, esiste la Magna Europa” (27 agosto 2005, p. 1)[1].

Secondo questo autore la ‘Magna Europa’ coincide con l’Europa-civiltà, rappresentata da USA, GB e Israele. Respinti scrive anche che questa tesi è portata avanti, politicamente, dal Foglio di Giuliano Ferrara e, teologicamente, dai “libri di Joseph Ratzinger”. Sempre secondo questo autore, l’Europa-civiltà è rappresentata da Israele  “avamposto dell’occidente popolato di fratelli maggiori come insegna il magistero della Chiesa”. Israele, scrive Respinti, citando positivamente Leo Strauss,  resta il mistero teologico su cui si fonda l’Europa-civiltà.

Come si vede l’essenza del teo-conservatorismo americanista, portato avanti in Italia da “Alleanza Cattolica” di Cantoni/Introvigne, sarebbe il filo giudaismo sionista, che (teologicamente parlando) è fratello maggiore dei cristiani e (geo-politicamente) dell’Europa, la quale è diventata “Grande/Magna” poiché si estende dagli Stati Uniti sino a Israele, ossia “a mare usque ad mare”, come i Profeti annunziavano del Regno spirituale del vero Messia Gesù Cristo, rimpiazzato dall’Israele terreno dai “profeti” del giudeo/americanismo.

Mi sembra, però, che la ‘Civiltà’ giudaico-anglo-americana, la quale “abita più spesso fuori che non nell’Europa-continente” rappresenta l’antitesi della Cristianità e del cattolicesimo romano, sia piuttosto il preludio del regno dell’Anticristo finale. Infatti è caratterizzata dalla modernità razionalista e dalla post-modernità nichilista (‘IV Rivoluzione’), dalla secolarizzazione, dal laicismo, dall’anarchia liberal-liberista, dalla rivoluzione culturale studentesca (che unisce il comunismo al freudismo) e dalla depravazione dei costumi sempre più sfrenati, di cui sono vittime sia l’America, l’Inghilterra e Israele che la vecchia Europa-continente. Essa non è più una vera civiltà, ma un’inciviltà corrotta e ferita, anche se non totalmente e irrimediabilmente distrutta (vulnerata et spoliata, sed natura mansit integra), dopo un processo cinque volte secolare di Rivoluzione o Sovversione; fronteggiata da un Islàm aggressivo, motivato, e un mondo arabo (da non identificare totalmente coll’Islàm) maltrattato da cinquant’anni a questa parte e fortemente reattivo. Infatti, la Palestina, occupata dai sionisti, era composta da musulmani e cristiani e l’ANP ha condotto una lotta per la liberazione nazionale, e non religioso-musulmana, della propria Patria dall’occupazione israeliana. Come oggi i baathisti irakeni (da non confondersi con gli integralisti musulmani; come pure con i Talebani e Al Qaeda, il saudita Osama bin Ladèn e l’egiziano Al-Zawairi voluti dalla Cia, in Afghanistan, in funzione anti-sovietica)  lottano per la liberazione dell’Iraq dall’invasione bush-aronista; mentre in Siria i baathisti di Assad sono difesi dagli Hezbollah del Libano e dall’Iran .

Questo è uno scontro tra due entità, di cui però quella arabo-musulmana (a differenza dell’Occidente spiritualmente debole e demotivato) rappresenta la forza, il coraggio, la motivazione e la reazione all’umiliazione che il mondo arabo (da non identificare totalmente con l’Islàm) ha subìto e continua a subire in Palestina  (come anche in Iraq, ove la guerra è iniziata non con Bush figlio né con Bush padre, ma col bombardamento israeliano della centrale atomica nel 1981) da circa cinquant’anni ad opera di Israele, una sorta di “corpo estraneo”, che ha avvelenato gli animi e ha suscitato tante reazioni legittime (certe volte anche esagerate) e ci ha sprofondato in questo stato di guerra o ‘terrore infinito’ e continuo, dal quale solo l’intervento divino ci potrà salvare, dopo il castigo che l’apostasia, del mondo moderno (debole e immotivato), da Cristo e dalla sua Chiesa ci ha ampiamente meritato e che oramai incombe – militarmente e naturalmente – su di noi.

Riguardo al problema dei rapporti tra Europa e Islàm/Usa, mi sembra si possano distinguere (in ambiente cattolico o conservatore italiano) sostanzialmente due posizioni:

a) la prima filo-americana, che, grosso modo riassumendo e quindi semplificando, senza caricaturizzare, fa coincidere l’occidente con l’Europa, e segue (politicamente) la linea ‘neo-cons’ dell’amministrazione Bush (che sarebbe la più atta  – secondo questa posizione – a sconfiggere il fondamentalismo islamico) e teoreticamente segue Edmund Burke, Russel Kirk e Michael Novak, per i quali la rivoluzione anglo-americana è conservatrice. Quindi la modernità in Inghilterra e soprattutto in Usa sarebbe essenzialmente distinta da quella europea condannata dal Magistero ecclesiastico come causa di laicismo, secolarismo e scristianizzazione. In Italia detta posizione è rappresentata (in ambiente cattolico) soprattutto da Giovanni Cantoni, Andrea Morigi, Marco Respinti, secondo i quali bisogna che l’Europa ritrovi il suo spirito e le sue radici in Usa;

b) la seconda posizione è anti-occidentalista e, grosso modo riassumendo senza banalizzare,  fa coincidere l’occidente con l’America settentrionale, distinguendolo nettamente (e giustamente) dall’Europa, ma – per distanziarsi dagli Usa – si avvicina  – mi sembra – troppo all’Islàm, non facendo tutte le dovute distinzioni tra mondo culturale arabo e religione musulmana e basandosi sul monoteismo che accomunerebbe l’Europa cristiana all’Islàm. Ora, l’islamismo attuale risente dell’influsso del teologo al-Ghazali, nato in Iran nel 1059, avversario della filosofia e della speculazione metafisica; egli ha messo la fede contro la ragione ed ha recato un danno enorme alla cultura araba, che era assai sviluppata prima di lui. Ha criticato aspramente Avicenna, il medico/filosofo arabo del 980, riducendo e fossilizzando tutto il pensiero arabo-musulmano a due dogmi fondamentali e non approfondibili: l’unicità anti-trinitaria di Dio e Maometto ultimo e definitivo profeta di Allah. La sua teologia segna la morte di ogni filosofia ed approfondimento della teologia. Al-Gazàli segna la fine della filosofia e della cultura araba, appiattendola all’Islàm fideisticamente inteso, la quale cultura è divenuta così – grazie a lui – specularmente contrapposta alla cultura greco-romana e cristiana e quindi europea (Platone, Aristotele, Seneca e s. Tommaso d’Aquino). Averroè (1126), il filosofo arabo, ‘gran-commentatore’ (in senso razionalista) di Aristotele, avversò l’indirizzo fideista di Al-Gazàli, ma non riuscì ad aver nessun influsso sul pensiero arabo-musulmano, che restò bloccato e fossilizzato nel fideismo. Quindi è difficile vedere la cultura arabo-musulmana (parzialmente diversa da quella pan-araba e laica) odierna (ossia successiva all’XI secolo) come vicina a quella europea, la quale si fonda sulla filosofia classica greco-romana come ancella della teologia, che se ne serve (con la Patristica e soprattutto con la Scolastica) quale strumento per approfondire – per quanto possibile – la Rivelazione divina, la quale, invece, per l’Islàm è assolutamente non approfondibile tramite la filosofia.

Questa seconda posizione è sostenuta in Italia soprattutto dal professor Franco Cardini e dal giornalista Pierangelo Buttafuoco.

A me sembra che 1°) Non si possa prendere l’America settentrionale a modello di valori cristiani, poiché la rivoluzione americana, anche se conservatrice relativamente a quella francese, si basa sui valori dell’illuminismo moderato inglese: libertà assoluta, democrazia moderata come unica forma di governo, tolleranza dogmatica, culto dei diritti dell’uomo. Inoltre l’occidente presenta gravi sintomi di decadimento morale e intellettuale: comportamenti anti-sociali (omicidi, droga, suicidi), il degrado della famiglia, degrado che invece il mondo arabo ha rifiutato per senso di indipendenza nazionale dall’occidente e anche per l’influsso dell’Islàm rigidamente e fanaticamente moralista.

 Inoltre se è vero che l’Islàm rappresenta un grave pericolo (ad extra e immediato) per il cristianesimo e l’Europa, occorre ammettere che anche il nichilismo filosofico, il relativismo, l’edonismo e l’americanismo sono un grave pericolo (ad intra, anche se meno palpabile e cruento) per noi. Inoltre, l’amministrazione Bush, con la guerra in Iraq (2003), mi sembra aver scatenato proprio il fondamentalismo sciita iraniano per debellare uno Stato arabo laico (come in Palestina, per abbattere Arafàt, si è rischiato di dare il sopravvento ad Hamàs) e, per distruggere i Regimi autoritari della Tunisia, Libia, Egitto, si è messo al posto dei loro dittatori (Ben Alì, Gheddafi, Mubarak) delle bande di guerriglieri e mercenari musulmani integralisti (2011), rendendo la situazione peggiore di prima.

 L’occidente non coincide con la Cristianità, può somigliare solo alla ‘nuova cristianità’ dell’Umanesimo integrale di J. Maritain (condannata da Pio XII). Il pericolo più grave (de jure) è quello dell’americanismo relativista, anche se potrebbe essere più urgente – oggi e de facto – la reazione all’invasione musulmana che è iniziata ‘pacificamente’ (doveva essere così), ma già sta dando (non poteva essere diversamente) prova di bellicosità (vedi Parigi novembre 2005, Londra 2013). Tuttavia, come ha scritto Israel Shamir, un ex colonnello dell’esercito israeliano, “se una mandria di bufali invade la mia fattoria, prima li devo disperdere perché non la danneggino e poi, però, devo scoprire chi l’ha spinta contro di me”. Onde, se la migrazione di massa dei musulmani che ci ha invasi pacificamente (da parte nostra ma non loro), è un grave pericolo per l’incolumità religiosa, culturale e fisica dell’Europa, bisogna pur dire che l’origine prossima di tale pericolo rimonta innanzi tutto all’invasione della Palestina da parte dei sionisti e poi alla guerra offensiva e ingiusta (in senso teologico) contro l’Iraq; mentre l’origine remota è l’opposizione teologica tra Islàm e Cattolicesimo, la quale – però – è inferiore a quella esistente tra giudaismo e cattolicesimo. Infatti, il giudaismo ha ricevuto direttamente la Rivelazione nell’A.T. e l’Islàm no; infine l’Islàm nega la divinità di Cristo ma lo rispetta come un profeta, mentre il giudaismo talmudico lo odia come un uomo apostata e blasfemo che si è fatto Dio e merita disprezzo e morte.

 2°) Quanto al monoteismo, che accomunerebbe Europa e l’Islàm, mi pare che il vero monoteismo (fattoci conoscere dalla Rivelazione) sia quello del Dio Uno e Trino; quindi questa seconda tesi, teologicamente parlando, non regge sebbene, geo-politicamente, l’Europa sia più vicina al ‘Vicino-Oriente’ e all’area mediterranea (culla della civiltà che è nata con gli Assiro-babilonesi, Egiziani, Mesopotamii, Ittiti, Medi e Persiani…)  che non agli Usa, il che mi sembra lapalissiano.

 Tuttavia, se ciò vale per l’Islàm,  a maggior ragione vale per Israele (che aveva ricevuto la Rivelazione, l’ha rinnegata e cerca di smentire con la sua esistenza la Profezia di Gesù sulla sua definitiva rovina avvenuta nel 70/130 d. C.), come vale pure per il puritanesimo americano, antitrinitario, anti-cristico e antiromano (che ha rifiutato la Rivelazione formalmente ricevuta: il Luteranesimo è un’eresia) e per gli Usa che hanno appoggiato incondizionatamente, politicamente, militarmente e teologicamente, lo Stato d’Israele, creando il problema arabo-palestinese, che è la fonte dei mali odierni, causati  (è bene ripeterlo) non dalla Palestina (che ha subìto il torto), ma da Israele (che lo ha prodotto). Occorre ammettere che il mondo arabo e musulmano non accetta la modernità, il laicismo, il secolarismo, l’illuminismo e la degenerazione morale che ne consegue (forse è il lato positivo del ‘gazzalismo’, anche se i motivi e il modo di tale rifiuto, in sé buono, sono sbagliati). Purtroppo anche i migliori e più acuti critici cristiani dell’islamismo, lo attaccano là ove andrebbe rivalutato, ovvero quanto lo attaccano per il rifiuto della modernità e post-modernità; e questo perché il cristianesimo odierno è impregnato di liberalismo. Certamente occorre fare le dovute distinzioni quanto alla maniera fanatica e priva di sfumature propria della mentalità musulmana e al motivo fideistico-gazzaliano di tale rifiuto, ma ‘non bisogna buttare il bambino con l’acqua sporca’, ossia non bisogna far propri i principi della modernità e per rigettare l’Islàm accettare ciò che la Chiesa romana ha costantemente condannato: il liberalismo e la modernità illuministca. E’ ciò che – invece – si costata oggi anche in ambiente cattolico-conservatore, ossia un appiattimento sui principi liberal-democratici della rivoluzione-conservatrice anglo-americana (anche se si cerca di arginare quelli più radicali o progressisti della rivoluzione francese), appiattimento certamente dovuto alla rivoluzione ecclesiastica del Concilio Vaticano II, vero e proprio ‘Sessantotto del cattolicesimo’, dal quale non si riesce ancora, purtroppo, ad uscire.

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d. Curzio Nitoglia

http://doncurzionitoglia.net/2013/06/22/471/


[1] Cfr. THOMAS E. WOODS jr., Guida politicamente scorretta alla storia degli Stati Uniti d’America, Crotone, 2009, ‘Introduzione’ di Marco Respinti, ‘Collana’ diretta da Giovanni Cantoni.

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