Tre Occasioni Create dagli Usa per Entrare in Guerra

Divide_et_Impera_di_Paolo_Sensini_1

~
TRE OCCASIONI CREATE DAGLI USA PER ENTRARE IN GUERRA

 ~ Prologo ~

Nell’articolo “La fonte ed il fine delle due guerre mondiali”,  pubblicato recentemente su questo sito, ho accennato agli appigli cui si è aggrappata l’America del nord per entrare nella prima e seconda guerra mondiale.

Ora li espongo in dettaglio basandomi principalmente sull’ottimo libro di Paolo Sensini ‘Divide et impera’, Strategie del caos per il XXI secolo nel vicino e medio oriente, Milano, Mimesis, 2013.

1898 la guerra contro la Spagna e la ‘Maine’

Il conflitto del 1898 tra Usa e Spagna fu provocato dall’affondamento di una nave statunitense (15 febbraio 1898), affondamento che offrì l’occasione agli Usa per dichiarare guerra alla Spagna (23 aprile 1898) conquistare Cuba e le Filippine.

Il 15 febbraio del 1898 avvenne un’esplosione, alquanto anomala, a bordo della Maine (una nave da guerra degli Usa) presso il porto dell’Avana. In quell’incidente persero la vita 262 marinai nordamericani. Gli Usa accusarono la Spagna di aver affondato la loro nave e le dichiararono guerra.

Circa ottanta anni dopo il fatto gli storici e le stesse autorità statunitensi hanno riconosciuto che l’esplosione era stata causata dagli Usa per avere il pretesto di attaccare e sconfiggere la Spagna, che oramai aveva perso il suo ruolo di superpotenza marina.

La guerra ebbe termine nella battaglia, assai cruenta, di “San Juan Hill” il 1° luglio del 1898. I militari statunitensi assaltarono una collina presso Santiago di Cuba e sgominarono gli spagnoli.

Il 10 dicembre del 1898 Usa e Spagna si accordarono con il Trattato di Parigi e stabilirono che Cuba fosse dichiarata indipendente (de jure, ma de facto era pienamente sotto l’orbita nordamericana), Portorico passava agli Usa e le Filippine erano vendute dalla Spagna agli Usa per 20 milioni di dollari. I filippini, però, si ribellarono agli Usa e iniziò una guerra che durò sino al 1913 con circa 1 milione di morti filippini e 4 mila americani.

Nel 1913 gli Usa si affacciarono come grande potenza sulla scena del mondo e divennero una superpotenza nel 1917 e specialmente nel 1941 con l’entrata in guerra durante il primo e il secondo conflitto mondiale.

1915-1917 la prima guerra mondiale e il ‘Lusitania’

Il 7 maggio del 1915 la turbonave inglese Lusitania fu affondata da un sommergibile tedesco; 124 passeggeri americani vi trovarono la morte. Questo incidente fu sfruttato dagli Usa come l’occasione per iniziare una crisi diplomatica con la Germania per due anni ed entrare poi in guerra a fianco di Gb e Francia nel 1917.

Il Lusitania faceva contrabbando bellico tra Liverpool e New York, in violazione di tutte le norme del diritto navale, secondo il quale ogni nazione s’impegnava – per riguardo alla vita dei suoi cittadini – a non mischiare il traffico di armi con il trasporto di civili. Il 1° maggio del 1915 il Lusitania lasciò il porto di New York per portare armi (e passeggeri a mo’ di copertura) a Liverpool.

Già Winston Churchill aveva fatto violare questo principio di diritto navale, dando l’ordine di armare con cannoni le navi mercantili britanniche. Egli nella sua autobiografia (intitolata La crisi mondiale, 4 voll., tr. it., Roma, Società Poligrafica Italiana, 1929-31) spiegò che tale strategia mirava a creare un incidente tra Germania e Usa per far scendere quest’ultima in guerra a fianco della Gb (ivi, vol. 2°, pp. 724-735), che da sola non avrebbe potuto sconfiggere la Germania.

Secondo la testimonianza del Comandante Kenworthy “Il Lusitania fu inviato deliberatamente a velocità elevata verso un’area in cui era noto che si celava un sottomarino germanico ”. I sommergibili tedeschi non potevano affiorare alla superficie ed intimare alle nave mercantili (ma armate di cannoni) di fermarsi e lasciarsi perquisire, perché correvano il rischio di essere affondati. Infatti queste navi non erano semplici battelli mercantili, ma vere e proprie flotte belliche che potevano, secondo le norme del diritto navale, essere attaccate dal nemico e nel caso specifico dai sommergibili tedeschi, i quali però – essendo obbligati a rimanere sommersi – correvano il rischio di scambiare le navi neutrali con quelle inglesi ed affondare, quindi, equipaggi non militari, causando un incidente diplomatico, che sarebbe diventato facilmente bellico soprattutto con gli Usa.

Fu così che il 7 maggio del 1915 alle 14, 10 un siluro tedesco colpì il Lusitania, che essendo carico di munizioni belliche scoppiò e affondò non tanto per il siluro tedesco, ma a causa della seconda esplosione avvenuta all’interno della sua stiva ricolma di munizioni. Durante il processo dell’incidente occorso al Lusitania “Londra si prodigò in modo particolare affinché non si facesse alcun cenno alla seconda esplosione interna e agli ordigni a bordo della nave” (R. Prinzhofer – C. L. Droste, Il caso Lusitania, cit., p. 216).

L’8 maggio i quotidiani britannici uscirono con titoli cubitali in prima pagina per stigmatizzare l’orrendo crimine commesso dai … tedeschi. L’ambasciatore americano a Londra telegrafò nel medesimo giorno al presidente americano Wilson per spiegargli che l’Inghilterra si attendeva l’entrata degli Usa in guerra entro la fine di maggio. I media statunitensi ripresero la campagna stampa inglese per spingere il Presidente Wilson ad entrare in guerra.

Fu così che dopo le elezioni del 1916 Wilson, essendo stato riconfermato Presidente degli Usa, presentò al Congresso la proposta di entrare in guerra il 4 aprile del 1917 e il 6 la guerra venne dichiarata alla Germania con l’invio di 4 milioni di uomini in Europa.

Inoltre “i grandi istituti finanziari americani erano consapevoli che i Paesi dell’Intesa, in caso di sconfitta, non avrebbero potuto pagare i debiti contratti con gli Usa, e che il capitalismo tedesco si sarebbe enormemente rafforzato”. Era quindi necessario scendere in guerra.

Le sorti del conflitto erano sin allora favorevoli alla Germania essendo la Russia caduta vittima della Rivoluzione bolscevica, la Francia in preda a numerosi ammutinamenti dei soldati e l’Inghilterra, pur non essendo in una situazione disperata come la Francia e la Russia, in gravi difficoltà perché nel febbraio del 1917 la Germania aveva lanciato una grande campagna di sottomarini contro i mercantili armati britannici, la quale rischiava di mettere in ginocchio la marina inglese. Perciò nel 1917 gli Usa ripescarono la vicenda, vecchia di due anni, del Lusitania e dichiararono guerra alla Germania per spostare il baricentro del potere mondiale dall’Europa all’Atlantico, mediante il loro impero finanziario che è il principale punto di forza statunitense. La Germania, essendo il braccio armato dell’Europa, doveva essere abbattuta per spostare il potere mondiale del Vecchio Continente al di là dell’Atlantico. I medesimi motivi riporteranno Gb, Francia e Usa nel 1939-45 alla guerra contro la Germania.

Paolo Viola conclude: «sotto molti aspetti gli Usa erano il vero vincitore del primo conflitto mondiale. Pagando un costo relativamente modesto avevano determinato la vittoria dell’Intesa. Avevano prestato i capitali necessari alla vittoria, di cui avrebbero incassato per anni i benefici. I Paesi vinti erano distrutti; e i vincitori europei si erano gravemente indebitati, mentre gli americani si erano arricchiti. Tolta di mezzo la Russia, gli Usa avevano gettato tutto il loro peso dalla parte delle democrazie contro i regimi autoritari; quindi potevano presentare la guerra non come uno scontro tra nazionalismi o imperialismi, ma come una vittoria del “bene” sul “male”» (Il Novecento, cit., p. 30).

 1941 ‘Pearl Harbor’ e la seconda guerra mondiale

Il 7 dicembre del 1941 l’aviazione giapponese attaccò e distrusse 21 navi da guerra statunitensi e 323 aerei, causando 2. 396 morti tra i militari americani presso il porto di Pearl Harbor. Gli Usa dichiararono guerra al Giappone e quindi alla Germania e all’Italia, che erano alleate dell’Impero nipponico.

Molti storici super partes, tra cui Robert B. Stinnett (pluridecorato Usa al valor militare nella seconda guerra mondiale), hanno sviscerato la questione di Pearl Harbor.

Gli Usa nel 1941, in pratica, già si trovavano in guerra, ma non l’avevano ancora dichiarata de jure. Infatti la marina statunitense aveva ricevuto l’ordine di sparare a vista sui convogli germanici nell’Atlantico del nord, ove passavano le spedizioni dagli Usa alla Gb, anche se i sottomarini tedeschi non attaccavano i convogli statunitensi per non offrire l’occasione agli Usa di entrare in guerra.

In realtà Roosevelt voleva portare gli Usa in guerra contro il Giappone e la Germania facendo credere all’opinione pubblica americana che la Patria fosse stata attaccata e dovesse rispondere all’aggressione.

Nel 1939 gli Usa avevano dichiarato l’embargo al Giappone ed inasprirono le sue condizioni sino al 1941 mettendo l’Impero nipponico in una situazione di estrema necessità per spingerlo ad entrare in guerra onde non essere affamato dall’embargo.

Inoltre gli Usa avevano decriptato il codice diplomatico giapponese e sapevano che nel luglio del 1941 il Giappone si preparava alla guerra per non morir di fame a causa dell’embargo.

Infine la flotta Usa attraccata a Pearl Harbor avrebbe potuto essere messa in salvo, ma si fece tutto il contrario al fine di entrare in guerra.

Paolo Viola scrive: “questo grave sforzo bellico statunitense annullò gli ultimi residui della crisi economica del 1929. Non ci furono più problemi di disoccupazione in America. […]. Una società, che dieci anni prima soffriva di una mancanza generale di lavoro e di motivazioni, dovette improvvisamente mobilitare tutte le proprie risorse per un grande obiettivo di interesse comune: la guerra contro il nemico. Per giunta gli Usa erano l’unica delle potenze belligeranti talmente lontana dai teatri di guerra da essere fuori dalla portata degli attacchi aerei, e quindi l’unica a non essere colpita nella sua popolazione civile. Questo costituì una differenza enorme rispetto agli altri Paesi, di entrambe i campi, e permise agli Usa di uscire dal conflitto come il principale vincitore materiale: quello che incassava i maggiori benefici con i minori costi” (Il Novecento, cit., p. 202).

Consiglio vivamente lo studio del libro di Paolo Sensini di cui mi servirò in futuro per una serie di articoli sulla questione del vicino e medio oriente, che è di vitale importanza per le sorti della civiltà europea e cattolica.

d. Curzio Nitoglia

10/12/2013

http://doncurzionitoglia.net/2013/12/10/tre-occasioni-create-dagli-usa-per-entrare-in-guerra/

~

“Divide et Impera” si puó richiedere e acquistare direttamente presso:

www.mimesisedizioni.it

http://www.mimesisedizioni.it/Eterotopie/Divide-et-impera.html

mimesis@mimesisedizioni.it

~

 

~

.

.

.

 

This entry was posted in +Archivio Articoli, Articoli don Curzio Nitoglia, complotti, cospirazioni, Divide et impera, Geopolitica di Guerra, Islam, Israele, Medioriente, Paolo Sensini, Recensioni librarie, Sionismo, Siria and tagged , , , , . Bookmark the permalink.