RISPOSTA A DE MATTEI

20140910-giustizia

RISPOSTA A DE MATTEI

Non rispondo alle ingiurie scritte da Roberto De Mattei (d’ora in poi RDM) nei miei confronti: “delirio”, “nazi”, “mancanza di equilibrio”, “forme patologiche”, “frustrazione”, “ha percorso un itinerario ideologico contraddittorio e inquietante”, “gli auguro un periodo di riposo…”.

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(Nota: é possibile visionare il testo integrale di RDM ai seguenti links:

Il sito Unavox.it ha correttamente pubblicato anche il presente testo al link:

…gli altri no, o non ancora…)

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Osservo che chi insulta senza confutare o rispondere forse non ha argomenti e probabilmente ha torto.

RDM scrive:

1°) “Don Nitoglia mi accusa…”.
Io non ho accusato nessuno, tanto meno RDM. Non ho mai scritto la parola “accuso/a” nel mio articolo. Ho semplicemente constatato che RDM ha partecipato ad un incontro riservato, non pubblicizzato.

2°) [RDM scrive: Don Nitoglia mi accusa di]
“Incontro segreto”.
Io ho scritto che «l’incontro era a porte chiuse, […] che sarebbe dovuto restare “segreto”». Ho scritto volutamente “segreto” tra virgolette, ossia in senso lato, altrimenti – normalmente – se ne sarebbe data notizia, dato che RDM è un giornalista affermato de il Foglio di Giuliano Ferrara. Ora se la notizia non è stata data è verosimile che si preferiva mantenere “riservata” la presenza, del tutto lecita, al Congresso di Vienna.

3°) [RDM scrive: Don Nitoglia mi accusa che]
“Io [RDM] sarei membro della Heritage Foundation”.
Io non accuso, ma constato e cito che l’appartenenza di RDM alla Heritage Foundation si trova scritta sul “Sito ufficiale del CNR” (cfr. http://www.cnr.it/IlCNR/Organizzazione/Organizzaprec/Subcommissari/deMattei/Biografia.htm).

4°) [RDM scrive: Don Nitoglia mi accusa di]
“Un legame tra me e Dugin”.
Non ho scritto di legami, ma di ciò che “accomuna” personaggi molto diversi come RDM e Dugin, ossia Joseph De Maistre, che è stato massone ed è rimasto un ammiratore della massoneria spiritualista e del popolo una volta eletto.

5°) [RDM scrive: Don Nitoglia mi accusa che]
“Avrei organizzato un Convegno, all’insegna della conciliabilità tra giudaismo e cristianesimo. L’unico denominatore comune del Convegno del 2008 all’Università Europea è stato l’anti-islamismo ”.
Ora nel cartoncino d’invito al Convegno (cfr. http://www.americanfreedomalliance.org/microsite/identycrisisimages/BROCHURE-italia.pdf) sta scritto:

«La European Freedom Alliance insieme alla Università Europea di Roma [di cui RDM è Direttore] e alla Fondazione Lepanto [di cui RDM è stato il fondatore nel 2001 a Washington, ma con sede a Roma] presenta ‘Crisi di identità: la civiltà europea può sopravvivere? Conferenza Internazionale’. Giovedì 13 marzo 2008. […]. Introduzione: RDM. […]. Ore 17h – 16,h 30, Tavola rotonda conclusiva: “Il ruolo del Cristianesimo e dei valori giudeo-cristiani”. Interventi di RDM, Giorgio Israel, Emanuele Ottolenghi».

Quindi nel Convegno non si è trattato solo di anti-islamismo, ma anche di giudeo-cristianesimo con la partecipazione attiva di due studiosi (che hanno concluso il Convegno in una “Tavola rotonda” assieme a RDM) di confessione israelitica, la quale non crede alla SS. Trinità e alla Divinità di Gesù Cristo, ossia i due dogmi fondamentali del Cristianesimo. Perciò mi son permesso di manifestare una certa perplessità riguardo alla conciliabilità del tema: “valori giudeo-cristiani” dibattuto da RDM con l’israelita E. Ottolenghi e l’israelita, massone e comunista G. Israel.

6°) [RDM scrive: Don Nitoglia mi accusa, ma]
“L’informatore di d. Curzio certamente non era presente. Ciò dimostra la superficialità del nostro [di d. Curzio] nel dare per certo fatti di cui non sa nulla”.
Invece il testimone era presente – eccome! – perché ha partecipato al Congresso in maniera attiva ed ho una sua lettera in cui me lo confida. In questo caso parlare di mia “superficialità” non è forse azzardato e ingiurioso? Inoltre su quali elementi oggettivi si basa la “certezza” di RDM riguardo all’assenza della mia fonte al Congresso di Vienna? Infine lo stesso RDM conferma quanto da me riferito: lo svolgimento del Congresso di Vienna e la sua presenza assieme a quella di Dugin proprio a quel Congresso. Perciò mi domando e dico: perché io sarei stato “superficiale e calunnioso”, visto che anche RDM ammette il fatto che ho riportato?

7°) [RDM scrive:]
“Non ho mai avuto parte nella politica medio-orientale di Fini”.
Io ho scritto soltanto del viaggio di RDM con Fini al n. 10 di Downing Street di Londra nel 2002 con tanto di foto pubblicata su “La Stampa” di Torino il 13 novembre 2002, pagina 4. Non ho scritto di politica medio-orientale di Fini aiutato in ciò dal suo Consigliere RDM, neppure ho scritto che RDM avrebbe accompagnato Fini anche da Ariel Sharon in Israele nel novembre del 2003. Allora perché RDM scrive: “Non ho mai avuto parte nella politica medio-orientale di Fini”. Excusatio non petita, accusatio manifesta?

8°) [RDM scrive:]
“Sono uscito da Alleanza Cattolica nel 1981, da allora la mia posizione è stata caratterizzata da una radicale divergenza da quella di Alleanza Cattolica”.
Certamente dal 1981 RDM ha rotto con Alleanza Cattolica, poi ha fondato il Centro Culturale Lepanto e – dopo la scissione con i fratelli Bernabei e la vecchia guardia del Centro Culturale Lepanto – ha eretto la Fondazione Lepanto. Io non ho scritto che RDM ha la medesima posizione di Alleanza Cattolica post 1981. Ho scritto soltanto che “RDM a partire dal 2010 ha pubblicamente fatto un’inversione di rotta ritornando alle posizioni cattoliche tradizionali della TFP e di Alleanza Cattolica ante 1980”, posizioni che a partire dal 1981, oggettivamente, sono cambiate.
Non capisco tanta acrimonia e tante ingiurie per la mia lettera che non contiene nessun insulto.

Conclusione

“Figlio mio, fonda il tuo cuore nel Signore, e non temere i giudizi degli uomini. […]. Perché temere un uomo mortale? Oggi è, e domani forse non c’è più. Temi Iddio, e non paventerai le minacce degli uomini. Che può farti un uomo con parole e con ingiurie? Egli nuoce più a sé che a te: né potrà sfuggire il giudizio di Dio chiunque egli sia” (Imitazione di Cristo, libro III, cap. 36).

Infine S. Tommaso d’Aquino insegna: chi ascolta la detrazione e la tollera senza reagire (difendendo la persona denigrata) pecca gravemente. Quando invece non reagisce, pur avendone la possibilità, non perché gli piaccia il peccato ma per rispetto umano o per negligenza, allora pecca solo venialmente (S. Th., II-II, q. 73, a. 4, in corpore). Se si può portar pazienza nel tollerare la denigrazione verso se stessi, non è tollerabile il sopportare la denigrazione della buona fama altrui (Ivi, ad 1um). La derisione del prossimo è peccato mortale, tanto più grave quanto maggiore è il rispetto dovuto alla persona derisa.(q. 75, a. 2, in corpore).

Il Dottore Comune (S. Th., II-II, qq. 72-75) tratta delle ingiustizie che si compiono con le parole, dopo aver esaminato quelle che si compiono con le azioni (q. 64). Nella questione 72 l’Aquinate tratta della “contumelia” ossia l’ingiuria verbale fatta non alle spalle o “a tradimento”, ma a viso aperto. ‘Contumelia’ deriva dal verbo latino ‘contemnere’ cioè disprezzare o insultare clamorosamente e in faccia. È distinta dall’ingiuria, che è un’azione la quale lede l’altrui diritto (‘in-jus’) con azioni: percosse ecc. Ora l’Angelico nota che sebbene le parole non facciano fisicamente male (a. 1, ad 1um), tuttavia, in quanto le parole significano le cose, esse possono arrecare molti danni. La contumelia o ingiuria verbale lede l’onore, la diffamazione o detrazione lede la buona fama e la derisione toglie il rispetto.

La contumelia, che rinfaccia i difetti davanti a molte persone, è più grave dell’insulto rivolto da solo a solo, che manca di rispetto solo a chi ascolta o è ingiuriato. Il fine della contumelia consiste nel menomare l’onorabilità morale del prossimo (ad 3um) rinfacciandogli i suoi difetti morali. La contumelia è qualcosa di più grave del semplice ‘insulto’, col quale si rinfaccia al prossimo un difetto fisico (per es. dare del cieco o del gobbo a qualcuno), mentre la contumelia rinfaccia un difetto morale o spirituale (per es. dare del pazzo, del ladro o dell’ubriacone a qualcuno). Nell’articolo 2, San Tommaso spiega che la contumelia è peccato mortale e cita il Vangelo di San Matteo (V, 22): “chi dice pazzo al fratello merita il fuoco dell’inferno”. Infatti (in corpore articuli) di per sé la contumelia implica una menomazione di onore del prossimo. Quindi essa è un peccato mortale non meno del furto, che detrae la ricchezza materiale, mentre la contumelia disonora l’anima del prossimo nella sua moralità.

Padre Tito Centi commenta: “Di qui deriva la gravità della contumelia, la quale di suo è fatta per distruggere l’onorabilità morale, e comporta l’obbligo di riparare”: o restituzione di fama (per la contumelia) e di beni materiali (per il furto), o dannazione.

Nell’articolo 3 il Dottore Comune spiega che in certi casi è necessario respingere le contumelie e specialmente per due motivi: primo: per il bene di chi insulta, per reprimere la sua audacia, affinché non monti maggiormente in prepotenza e presunzione e reiteri codesti atti. “Rispondi allo stolto secondo la sua stoltezza, affinché non si creda saggio” (Prov., XXVI, 5); secondo: per il bene delle altrui persone, se chi viene offeso ricopre una carica pubblica, onde l’offesa ricadrebbe sulla di lui società e la disonorerebbe (ad es. un magistrato, un prelato, un governante…). Onde chi è costituito in dignità o autorità pubblica deve difendere queste e non la sua persona, oppure qualcuno lo deve fare per lui.
Nella questione 75 il Dottore Ufficiale della Chiesa cattolica afferma che la derisione mira a suscitare vergogna in chi viene deriso (in corpore articuli). Nell’ad 1um l’Angelico distingue la derisione, che viene fatta con la bocca, la cattiva lingua e le risa, dal “ghigno” (“subsannatio”), che si fa colla smorfia del volto, arricciando il naso. L’effetto voluto dalla derisione è la confusione e la vergogna (ad 2um) che consistono nella “paura del disonore” o “timor dehonorationis”. Per cui la derisione ha in comune coi peccati suddetti la materia, ma il fine è diverso. Siccome “un animo tranquillo è come un banchetto perpetuo” (Prov., XV, 15), chi turba la pace interiore del prossimo (ad 3um) coprendolo di vergogna e confusione, tramite burla o sguardi altezzosi e smorfiosi, gli arreca un danno speciale e grave e quindi la derisione è un peccato speciale e grave. Nell’articolo 2 san Tommaso afferma che la derisione è un peccato mortale tanto più grave quanto maggiore è il rispetto dovuto alla persona derisa. Perciò è peccato gravissimo deridere Dio e le cose o persone di Dio.

don Curzio Nitoglia

9 settembre 2014

http://doncurzionitoglia.net/2014/09/09/risposta-a-de-mattei/

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