Perché Non Possiam Non Dirci Americanisti ~ Irenica e Polemica

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 L’Americanismo

L’Americanismo, alla fine dell’Ottocento, “consapevole delle esigenze psicologiche, della mentalità, dell’indole del suo popolo esuberante, avido d’assoluta libertà individuale, insensibile alla speculazione filosofica e amante invece del Pragmatismo, portato dalle ricchezze naturali del Paese ad un senso edonistico della vita, aveva cercato di adattare, senza troppe preoccupazioni dogmatiche, la religione cattolica allo spirito della sua gente (…). La necessità di un adattamento della Chiesa alle esigenze della civiltà moderna, sacrificando qualche vecchio canone, mitigando l’antica severità, orientandosi verso un metodo più democratico (…). La posizione dottrinale e pratica [dell’Americanismo] non si accorda facilmente colla dottrina e lo spirito tradizionale della Chiesa”.

Nota caratteristica dell’Americanismo è l’Indifferentismo religioso, secondo il quale “tutte le religioni hanno lo stesso valore”, esso è – secondo Pietro Parente – “empio e assurdo, perché dando lo stesso valore a forme religiose in contrasto, mette Dio, che le rivelerebbe, in contraddizione con se stesso”. Da esso ne segue l’Indifferentismo sociale/politico, proprio del Liberalismo, che è “illogico e ingiusto, poiché senza esaminare il valore delle varie forme religiose, le accomuna tutte nella stessa sorte, e perché offende la coscienza dei cittadini disinteressandosi del fattore religioso (…). Concetto fondamentale del Liberalismo è la libertà concepita com’emancipazione ed indipendenza dell’uomo, della società, dello Stato, da Dio e dalla sua Chiesa (…). Nella sfera sociale/politica si manifesta come Democrazia ad oltranza (popolo sovrano), come Separatismo nei rapporti tra Stato e Chiesa, come Indifferentismo in materia di religione e di culto e come Astensionismo dello Stato in materia economica (‘lasciar fare’ all’iniziativa privata)”.

Monsignor Henri Delassus ha scritto un intero libro sull’americanismo (L’Américanisme et la Conjuration antichrétienne, Lilla-Parigi, Desclée De Brouwer, 1899), nel quale opera il prelato francese spiega che, tra tutti i soggetti inquietanti del mondo attuale, l’America del nord non è dei minori.

L’Americanismo odierno: irenica, non più polemica

Infatti (p. 25) ciò che la caratterizza è la volontà di sostituire la ‘polemica’ (polemikòs = attinente alla lotta e alla disputa dottrinale) con la ‘irenica’ (eirenikòs = che riguarda la pace o meglio il pacifismo, la tolleranza e la conciliazione teoretica e morale ad oltranza). Ci si astiene da ogni polemica, lotta o disputa dottrinale contro l’errore e si pratica la tolleranza per principio di ogni male. Questo è il male dell’uomo e purtroppo del catto-tradizionalista odierno. Gli slogan per evitare la polemica sono vari: “occorre non dividere il fronte conservatore/tradizionalista, non sparare a destra, non disorientare i fedeli…”. In realtà si ha orrore della sana disputa (si badi! senza insulti, calunnie e ingiurie o lettere anonime, che la renderebbero gravemente immorale ed insana) e si preferisce adagiarsi nell’irenismo o “astensionismo” da qualsiasi intervento in difesa della sana dottrina, attitudine simile a quella di Caino quando Dio gli chiese: “dove sta Abele tuo fratello?” ed egli rispose: “son forse io il guardiano di mio fratello?”. Parafrasando Benedetto Croce, Karl Rahner e Edward Schillebeeckx, perciò, si dovrebbe dire oggi: “non possiamo non dirci americanisti o catto/liberali” oppure “siam tutti americanisti anonimi ed impliciti”.

Le “mezze verità”

Coloro che di fronte all’errore, invece di condannarlo, cercano un accomodamento, un compromesso teoretico tra verità e falsità, negano implicitamente il principio di identità e non-contraddizione. Essi sono più pericolosi di chi professa apertamente l’errore. Le “mezze-verità”, la vaghezza, l’imprecisione, l’indecisione, il pressappochismo o l’indefinibilità dottrinale sono la “quinta colonna” o il nemico che si presenta da amico, il cavallo di Troia, il lupo vestito da agnello che penetra – grazie al suo camuffamento – nel cuore della Società civile e della Chiesa e la vuole cambiare dal di dentro, si fieri potest…

… son più pericolose dell’errore manifesto

Il Delassus definisce l’Americanismo Compromesso con le mezze verità, concessioni all’errore, mutilazione e annacquamento del dogma, attenuazione del soprannaturale e faciloneria dottrinale e morale di ogni specie” (p. 226). Egli propone quindi il rimedio a tanto male: “Evitare lo scoraggiamento, come attitudine di coloro che sanno e conoscono la realtà, ma non hanno il coraggio di reagire [è il male che paralizza molti cattolici oggi]. (…) Dunque mai incrociare le mani, rinunciando alla lotta e alla sana e corretta polemica; anzi occorre impiegarle per la preghiera, la penitenza e l’azione culturale e dottrinale con conseguenze pratiche, anche con la vis polemica (…). Occorre essere circospetti per non prestare, neppure involontariamente, aiuto all’Americanismo, che è una forma di modernismo spirituale ed ascetico o di cattolicesimo liberale. Quindi, non bisogna predicare il ‘Benessere’ come fine ultimo, … il successo in questo mondo, … la trasfigurazione del corpo umano, … la preoccupazione disordinata degli interessi umani, … l’abolizione delle barriere tra religioni e culture, … la cessazione della polemica per sostituirle l’irenica, … l’annacquamento del dogma a favore di una dottrina e moralità soggettiva, … la conciliazione tra lo spirito di Cristo e quello del mondo” (pp. 262-265).

Siam diventati tutti “americanisti anonimi o impliciti”?

Sembrerebbe di sì. Infatti anche in ambiente cattolico tradizionale è penetrata l’idea secondo cui non bisogna più disputare dottrinalmente, ma “cercare piuttosto ciò che unisce invece che ciò che divide”. Occorre astenersi dalla polemica (lotta e disputa dottrinale) e rimpiazzarla con la ‘irenica’ (tolleranza dottrinale per principio, conciliazione teoretica e morale ad oltranza). Ora questa è la definizione del Liberalismo e dell’Americanismo.

Certissimamente occorre evitare l’insulto, la calunnia, la derisone offensiva e la spocchia farisaica di chi si crede “dottore in Israele” per dar sfoggio di cultura e farsi ammirare disprezzando gli altri, ma, tolto ciò, si deve difendere la sana dottrina dagli attacchi di coloro che la impugnano, l’adulterano o semplicemente l’annacquano, altrimenti ci si trova sotto lo stendardo modernista dell’irenismo.

Invece Gesù ci ha insegnato (Mt., X, 11) che quando il Buon Pastore (il Sacerdote o il Vescovo) vede il lupo (l’errore e il vizio) avvicinarsi alle sue pecore  (i fedeli) deve gridare “polemicamente”, ossia lottare e disputare dottrinalmente: “al lupo!”. Se non lo fa per amor di pace (“irenica”, cioè tolleranza dottrinale per principio, conciliazione teoretica e morale ad oltranza) è un cattivo pastore o un mercenario. S. Giovanni Crisostomo (Commento al Vangelo secondo Giovanni, X, 1-21) spiega: “si fugge non solo fisicamente, abbandonando il gregge, ma anche moralmente, tacendo davanti all’errore”.  Chi tace davanti all’errore e al vizio per principio acconsente, ma “guai a chi si sarà vergognato di Me” ci insegna Gesù.

L’Americanismo è il grimaldello per distruggere il cattolicesimo integrale

Purtroppo, tramite l’Americanismo, gli Stati Uniti spingono la loro audacia anche nelle  questioni religiose. Il termine ‘cattolicesimo americano’ o Americanismo (condannato da Leone XIII nella Lettera Testem benevolentiae, 1895) non è l’etichetta di uno scisma o di un’eresia, esso è “un’insieme di tendenze dottrinali e pratiche, che hanno sede in America e che di lì si spargono nel mondo cristiano e specialmente in Europa” (p. 3). L’Americanismo è un virus intellettuale che ha ammorbato il mondo intero.

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Americanismo vuol dire giudeo/cristianismo

L’aspetto più preoccupante dell’Americanismo è quello dei “suoi rapporti con le speranze e i progetti del giudaismo, specialmente con le tendenze anticristiane delle leggi del mondo moderno e della società americana, che aspira a possedere il monopolio del pensiero rivoluzionario” (p. 7). Infatti, “esiste una congiura anticristiana che lavora, tramite rivoluzioni e guerre, ad indebolire e, se fosse possibile, ad annichilire, le nazioni cattoliche, per dare l’egemonia a quelle protestanti o cristianiste, come l’America e la Gran Bretagna” (nota n.1, p. 7).

Ecumenismo o “l’Onu delle religioni”

Uno degli “elementi distintivi della ‘Missione americana’ è il ritorno all’unità di tutte le religioni, tramite la distruzione delle barriere e delle differenze, giungendo ad un Congresso [l’Onu] della tolleranza internazionale delle religioni, per lottare unite contro l’ateismo” (p. 124). L’indifferentismo o tolleranza per principio, cui tende l’Americanismo, consiste nell’equiparare “tutte le religioni, come egualmente buone” (p. 85). “La cospirazione anticattolica penetra dappertutto, per distruggere – se fosse possibile – la Chiesa ed innalzare al suo posto l’israelitismo liberale e umanitario” (p. 89). “Tale cospirazione è diventata universale” (p. 90). “Tra spirito ebraico e americanista c’è un punto di contatto nei principi del 1789” (p. 91).

Culto dell’Uomo

“La presunzione o confidenza eccessiva in se stessi è la caratteristica specifica dell’Americanismo… e gli ebrei sperano di farne uscire l’israelitismo liberale e filantropico” (pp. 92-93), cioè la neo-religiosità dell’èra nuova. Monsignor Henri Delassus (p. 94) spiega che il Magistero della Chiesa ha condannato tutti i falsi principi sui quali si fonda lo spirito americanista: i diritti dell’uomo (condannati da Pio VI); la libertà assoluta della persona umana, la libertà di pensiero, di stampa, di coscienza e di religione (da Gregorio XVI e Pio IX), il separatismo tra stato e Chiesa (da Leone XIII). Invece per gli americanisti occorre basarsi sul “liberalismo largo o latitudinarista e sulla tolleranza dogmatica ad oltranza, evitando di parlare di tutto ciò che potrebbe dispiacere ai protestanti e alle altre religioni” (p. 97). Per la Chiesa di Roma “il cattolicesimo è la vera religione, mentre per gli americanisti è solo una religione tra tante” (p. 100).

Apparente vittoria momentanea dell’Americanismo

Purtroppo l’ideale americanista (circa cinquanta/settanta anni dopo la condanna di Leone XIII) si è realizzato, inizialmente e in maniera latente, nel Concilio Vaticano II e poi, apertamente, ad Assisi nel 1986, sino ad esplodere con Francesco I e Shimon Peres nell’idea dell’Onu di tutte le religioni (settembre 2014). Infatti, gli americanisti dicono che le idee americane sono quelle che Dio vuole per tutti i popoli del nostro tempo. Ebraismo e Americanismo credono di aver ricevuto una ‘Missione divina’.

L’America domina il mondo

Purtroppo “l’influenza dell’America con il suo spirito di libertà assoluta, si estende sempre di più tra le nazioni, di modo che l’America dominerà le altre nazioni” (pp. 187-188). L’America sembra essere la “Nazione dell’Avvenire” (p. 190). Tuttavia – commenta il prelato – “se tale avvenire sarà quello dello sviluppo industriale e commerciale, sociale e politico, secondo i principi del 1789, ossia il progresso materiale e l’indipendenza assoluta dell’uomo da ogni autorità, anche divina; l’èra che vedremo sarà la più disastrosa mai conosciuta. In essa l’America distruggerà le tradizioni nazionali europee, per fonderle nell’unità o pax americana” (pp. 191-192). Come non dargli ragione specialmente dopo l’11 settembre del 2001?

…e sparge l’Americanismo dappertutto

La base, o il minimo denominatore comune, di tale mistura di religioni, popoli, culture, è un “moralismo sentimentale” o “una vaga morale” (p. 192) soggettiva ed autonoma kantiana, “indipendente dal dogma, ove ognuno è libero d’interpretarla a modo suo” (p. 130), che oggi vien chiamata “morale della situazione”. Essa si è realizzata oggi, tramite l’unione tra ‘teo-conservatori’ americanisti e protestanti cristianisti, con il sionismo ed elementi conservatori-liberali del cattolicesimo, che si uniscono per difendere la vita, l’embrione, contro il materialismo ateo (cosa buona in sé), ma a discapito della specificità della purezza del dogma (il che è inaccettabile), della tradizione culturale di ogni nazione e delle differenze etniche (le quali, se non vanno esagerate con la teoria della difesa della ‘razza pura’, che non esiste; non debbono neppure essere distrutte con l’offesa della razza in senso lato o del popolo, che ha una sua peculiarità di lingua, cultura, mentalità e religione).

Neoconservatorismo e Americanismo

“Il movimento neo-cristiano o americanista, tende a liberarsi dal dogma per fondarsi sulla bellezza dell’etica” (p. 60), “a rimpiazzare la fede con una cultura o sensibilità morale indipendente, in una vaga religiosità superiore a tutte le altre religioni positive” (p. 76).

Secondo la dottrina cattolica, “la fede senza le opere è morta” (s. Giacomo), ma “senza la fede non si può piacere a Dio” (s. Paolo). Quindi non bisogna disprezzare la morale, ma neppure ridurre la religione alla sola moralità, senza tener più conto dell’integrità dogmatica.

Monsignor Delassus si spiega ancor meglio scrivendo che “Vi è un’intesa tra Ebraismo e Americanismo, per sostituire la religione cattolica con questa ‘Chiesa ecumenista o mondialista’, questa ‘religione democratica’, di cui l’Alleanza Israelitica Universale prepara l’avvento” (p. 193). L’Americanismo è lo strumento del giudaismo liberale e filantropico/umanitario, il quale ha rimpiazzato la ‘fede’ del giudaismo ortodosso (in un Messia personale e militante, che avrebbe ridato ad Israele il dominio sul mondo), con la ‘credenza umana’ dell’ebraismo liberale (in un ‘messia idea’, ossia il mondo moderno, nato dall’Umanesimo, Protestantesimo e Illuminismo rivoluzionario, inglese, americano e francese, che farà cadere il mondo nel relativismo e nell’irenismo, i quali eroderanno il Credo cattolico e quel che resta ancora della Cristianità europea), “per condurre l’umanità, dolcemente, verso la Nuova Gerusalemme” (p. 195).  Lo spirito del ‘Mondo Nuovo’ o dell’Americanismo, è caratterizzato (secondo il Delassus) dai principi dell’89, che sono “l’indipendenza dell’uomo da ogni potere umano e anche divino” (p. 196), vale a dire i diritti (o il culto) dell’Uomo e lo spodestamento di Dio e della sua Chiesa.

Aspetto politico e religioso dell’Americanismo

L’americanismo ha un duplice aspetto: politico e religioso.

  • Americanismo politico

Politicamente: l’Americanismo è caratterizzato da un certo cosmopolitismo, che porta al mondialismo ed alla globalizzazione, i quali infiltrandosi in ogni nazione la corrompono per dominarla. Tale ‘regno o repubblica universale’ è il sogno dell’Alleanza Israelitica Universale, “centro, focolaio e vincolo della congiura anticristiana, alla quale l’Americanismo porta un appoggio considerevole” (p.15). Il giudaismo talmudico si basa sulla lettura materiale (più che letterale) delle profezie del Vecchio Testamento. Delassus scrive: “Leggete queste profezie nel significato materiale-terreno e vi troverete la risposta all’enigma, la spiegazione dell’attività febbrile giudaica, il sogno dell’ebraismo. Esso si crede, ancor oggi, il popolo destinato da Dio a dominare, materialmente e temporalmente, su tutte le nazioni… tramite la finanza, le banche, la stampa e i mezzi di comunicazione [o di distruzione] di massa” (pp. 20-21).

Mentre a Roma il 29 giugno del 1869 si apriva il Concilio Vaticano I, a Leipzig si tenne un Concilio del giudaismo, il quale asseriva che “la realizzazione dei principi della modernità è la più grande garanzia per il presente e per il futuro del giudaismo” (p. 22). Purtroppo, continua il prelato francese, “due fenomeni sono sotto i nostri occhi: la preponderanza crescente del popolo ebraico e la tristissima crisi della Cristianità” (p. 24). Il punto d’incontro tra giudaismo e americanismo va ricercato nei principi rivoluzionari del 1789, e particolarmente in due tesi: “1°) che tutte le nazioni rinuncino all’amor di Patria e si fondino su una repubblica universale; 2°) che gli uomini rinuncino, egualmente, ad ogni particolarità religiosa, per confondersi in una stessa vaga religiosità” (p. 25).

 Alleanza Israelitica Universale

Questi ideali sono portati avanti dall’Alleanza Israelitica Universale, fondata nel 1860 dall’ebreo Adolfo Crémieux, gran-maestro del Grande Oriente di Francia. L’A.I.U. “non era soltanto un’internazionale ebraica, essa mirava più in alto: essere un’associazione aperta a tutti gli uomini, senza distinzione di nazionalità, né di religione, sotto l’alta direzione d’Israele… Essa vuol penetrare in tutte le religioni, come è già penetrata in tutti i paesi e far cadere le barriere, che separano ciò che un giorno dovrà essere unito in una comune indifferenza” (pp. 26-27).

Il prelato s’interroga: “Cosa significa penetrare in una religione? Soprattutto introdurvi le proprie idee. Il giudaismo cerca d’infiltrare le sue idee nella Chiesa cattolica? Sì, i suoi rappresentanti lo asseriscono” (p. 28).

Le forze politiche di cui si serve il giudaismo liberale e filantropico (o massonico) sono: 1°) la democrazia moderna, 2°)  la libertà come valore assoluto, 3°) il cambiamento radicale (cfr., p. 153). Questo cambiamento radicale riguarda anche la vita spirituale, prefiggendosi il primato dell’azione sulla contemplazione. L’esaltazione dell’iniziativa individuale (propria del liberismo puritano americano), con un’eccessiva fiducia in se stessi (cfr., pp. 154-155). Il Benessere fisico e corporale (diverso dal benessere comune temporale), come “trasfigurazione del corpo” (p. 159). Il “sensismo empirista, come radicale antimetafisica ed anticristianesimo” (p. 161).

Il prelato costata che oramai i nuovi cristiani americanisti, assieme agli ebrei liberali e umanitari, “aspirano ad un Messia che non è Gesù Cristo, neppure il messia militante e personale dell’ebraismo ortodosso, ma un’idea di benessere materiale e corporale che renderà l’uomo felice e ricco su questa terra” (pp. 164-165). Tale Benessere (con la maiuscola) consiste non nel possedere il necessario o il conveniente, ma nel “superfluo” (p. 166). I fedeli di questa nuova religiosità non vanno contrariati, bisogna dar loro sempre ragione, seguire la corrente, dir loro ciò che piace ed appaga i sensi (cfr., p. 167).

  • Americanismo religioso

Dal punto di vista religioso: L’americanismo si serve dell’esoterismo, del massonismo e dell’ecumenismo, per infiltrare la religione cattolica e – se fosse possibile – distruggerla.  “La massoneria ha le stesse pretese e le esprime con le stesse parole” (p. 29). Il giudaismo liberale è ancora più chiaro, quando dice che bisogna tendere verso “una nuova Gerusalemme, la quale deve sostituire Roma… La stirpe ebraica vuole stabilire il suo regno sul mondo intero, nell’ordine temporale e in quello spirituale” (p. 30).

Massoneria e Americanismo

Anche l’americanismo si serve delle società segrete per ottenere i suoi scopi (cfr., p. 31), per rovinare le Patrie  e la religione. La nuova “repubblica universale sarà governata dal popolo ebraico, unica vera genìa cosmopolita, apolide ed universale” (p. 33). Ed infine “dall’anticristo, supremo dittatore divenuto l’unica deità di questo nuovo mondo” (p. 42).

Gli Stati Uniti hanno il triste “privilegio di distruggere le tradizioni e le specificità nazionali e religiose europee, per fonderle nell’unità americana” (p. 44).

L’Americanismo è “assolutamente convinto che gli Stati Uniti sono predestinati a produrre uno stato sociale superiore a quello che si è vissuto sino ad ora” (p. 130).

Un altro caposaldo dell’Americanismo è l’evoluzionismo religioso (cfr., pp. 101-108), secondo cui il dogma evolve o cambia radicalmente, sostanzialmente di maniera eterogenea e non omogenea; ossia si passa da una verità ad un’altra, secondo il bisogno e le esigenze dei tempi (cfr., p. 109), dacché la verità non è più la ‘conformità del pensiero alla realtà’, ma ‘l’adeguarsi del pensiero ai bisogni dei tempi e delle necessità dell’uomo moderno’ (Herbert Spencer).

L’altro pilastro su cui si basa l’americanismo è l’ecumenismo. Monsignor Delassus (p. 133) ci informa che a Chicago, tra l’11  e il 28 settembre del 1893 (circa ottanta/cento anni avanti il Concilio Vaticano II e l’incontro ecumenico di Assisi nel 1986), si svolse un Congresso o Concilio ecumenista di tutte le religioni (tranne la cattolica). In tale conciliabolo si stabilì che “la Chiesa cattolica dovesse fare le concessioni più generose verso le altre religioni” (p. 134); naturalmente Roma condannò. Tuttavia, non si può non notare come nel 1962-1965, tali idee americaniste siano penetrate anche in ambiente cattolico, durante il Concilio Vaticano II.

Vaticano II e Americanismo

Anche un pensatore laico, Sergio Romano, ha potuto notare che, mentre il Concilio Vaticano I aveva affermato il primato del Papa, il Vaticano II ha insegnato la collegialità; e che mentre Pio IX ha condannato la modernità, Paolo VI l’ha abbracciata; purtroppo è la triste realtà. Si sarebbe voluto, già nel 1893, “riunire i preti e i ministri dei culti più diversi, per associarli in una preghiera comune” (p. 147), naturalmente senza cadere (non si sa come) nell’indifferentismo (proprio come ad Assisi nel 1986). Tale congresso di Chicago è definito dal Delassus “vero concilio ecumenico dei tempi nuovi” (p. 148), le analogie con il Vaticano II sono, purtroppo, oggettive ed impressionanti.

Antidoto all’Americanismo

Il catto-liberalismo o il social-modernismo, invece, confondono volutamente e scientificamente principi e pratica, così formulano delle “mezze verità” che sono più pericolose dell’errore manifesto, poiché esse sono nascoste e segrete, come il modernismo qualificato come “foedus clandesinum” o “setta segreta” da S. Pio X (Sacrorum Antistitum, 1° settembre 1910). Tali mezze verità vengono applicate non solo alla filosofia, al dogma e alla morale, ma anche alla dottrina sociale e politica della Chiesa e soprattutto alla unione gerarchizzata tra Stato e Chiesa.

Se si traspone la prudenza dell’agire nell’ordine dell’essere o della verità, mediante mezze-verità o termini equivoci, ambigui, sfumati, imprecisi, i quali volutamente non sono esplicitamente erronei, è ancora più pericoloso per la sana ragione e la purezza della Fede. Coloro che di fronte all’errore, invece di condannarlo, smascherarlo o disapprovarlo apertamente, cercano un accomodamento, un compromesso teoretico tra verità e falsità, negano implicitamente il principio per sé noto di identità e non-contraddizione, sotto apparenza di apostolato, discrezionalità,  pastoralità, prudenzialità, sono più pericolosi di chi professa apertamente l’errore. Le mezze-verità, la vaghezza, l’imprecisione, l’indecisione, il pressappochismo o l’indefinibilità dottrinale sono la “quinta colonna” o il nemico che si presenta da amico, il cavallo di Troia, il lupo vestito da agnello che penetra grazie al suo camuffamento nel cuore della Chiesa e la vuole cambiare dal di dentro, come dice il “Programma dei Modernisti” (1906) attribuito ad Antonio Fogazzaro ed Ernesto Buonaiuti.

Occorre, dunque,
1°) sostituire la ‘polemica’, (lotta e disputa dottrinale)  alla ‘irenica’, (tolleranza e conciliazione teoretica e morale ad oltranza). Non astenersi da ogni polemica, lotta o disputa dottrinale contro l’errore e non praticare la tolleranza per principio di ogni male.

2°) Rifiutare il compromesso, le mezze verità, le concessioni all’errore, la mutilazione e l’annacquamento del dogma, e la faciloneria dottrinale e morale di ogni specie.

3°) Evitare lo scoraggiamento, ossia non aver il coraggio di reagire, mai gettare la spugna, rinunciando alla lotta e alla sana e corretta polemica; anzi occorre impiegarla assieme alla preghiera, alla penitenza e all’azione culturale e dottrinale con conseguenze pratiche e sociali. Non bisogna predicare il Benessere come fine ultimo, il successo in questo mondo, la trasfigurazione del corpo umano, la preoccupazione disordinata degli interessi umani, l’abolizione delle barriere tra religioni e culture, la cessazione della polemica per sostituirle l’irenica, l’annacquamento del dogma a favore di una dottrina e moralità soggettiva, la conciliazione tra lo spirito di Cristo e quello del mondo. In breve il trionfo delle mezze verità.

d. Curzio Nitoglia

19 settembre 2014

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