Superlogge, Lobbies, Clubs e Think-Tank

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La novità del libro di Gioele Magaldi

Gioele Magaldi (appartenente al mondo massonico) ha scritto un libro abbastanza interessante sulle retro o super logge massoniche (che tuttavia va letto con prudenza e verificato senza prendere ogni sua affermazione come oro colato) dopo quattro anni di ricerche condotte sui documenti contenuti negli archivi segreti delle logge massoniche internazionali che l’Autore asserisce di aver potuto consultare con il permesso dei massoni.

Questa è la novità del libro in questione. Infatti molto è stato scritto e documentato sulle retro logge sia da parte massonica che anti-massonica, ma di documenti così compromettenti fatti consultare da alcune retro logge non si era ancora avuto sentore, tranne che non si tratti di un nuovo “affare Léo Taxil & Diana Vaughan”… Caveamus!

Questi documenti non sono stati riprodotti nel libro (e questo è un punto debole), tuttavia sono “stati depositati in vari studi legali (di Londra, Parigi e New York) con il patto esplicito di renderli pubblici in caso di contestazioni”. Aspettiamo, con pazienza e con prudenza, la loro pubblicazione. Nel frattempo penso si possa riflettere prudentemente sul contenuto di questo libro.

Riflessioni su alcuni temi trattati nel libro

Lo studio è assai vasto e ben documentato ed è fornito di una ricca bibliografia. Io mi limito a riprendere alcune tematiche da esso affrontate, che sono molto illuminanti su ciò che avviene nel mondo contemporaneo e sull’influsso del pensiero massonico progressista e conservatore in alcuni ambienti (ecclesiali, affaristici, filosofici, geopolitici…) che governano e dirigono le Nazioni, gli Stati e persino il Vaticano a partire dal pontificato di papa Roncalli.

Alla morte di Giovanni XXIII (3 giugno 1963) la Gran Loggia Nazionale Francese indirizzò al Sacro Collegio Cardinalizio il seguente telegramma: “4 giugno 1963. A Sua Eminenza Reverendissima il cardinal Tisserant, Decano del Sacro Collegio dei Cardinali. Monsignore, la Gran Loggia Nazionale Francese, boulevard Bineau n. 65, in Neuilly-sur-Seine, profondamente commossa per il ritorno a Dio di Sua Santità Giovanni XXIII, si associa in unione di preghiere con tutti i credenti a questo dolore sentito dal mondo intero, e prega il Sacro Collegio dei Cardinali di voler accettare l’omaggio delle sue rispettosissime condoglianze. (Firmato) E. Van Hecke, Gran Maestro”. Il Sacro Collegio rispose con il seguente telegramma: “Il Sacro Collegio dei Cardinali assai commosso dal vostro delicato messaggio di condoglianze mi incarica di esprimervi i sentimenti della più viva gratitudine. (Firmato) Cardinal Aloisi Masella, Camerlengo ”.

La ‘massoneria progressista’ s’infiltra nella Chiesa

Magaldi scrive sulla “iniziazione” dell’allora don Angelo Roncalli (poi Giovanni XXIII) alla massoneria prima a Roma in senso largo o in maniera informale, nei primi anni del Novecento, presso il seminario Apollinare ove conobbe il modernista e massone Ernesto Buonaiuti; poi nel 1940 ad Istanbul, ove era Nunzio apostolico presso la Turchia, in senso stretto o formale nella super loggia Ghedullah, specializzata nello studio della cabala ebraica e delle tradizioni rosacrociane; infine, essendo “arrivato a Parigi nel 1944 come Nunzio apostolico presso la Francia, nel 1949 mons. Roncalli ha ricevuto una seconda iniziazione nella potentissima super loggia progressista Montesquieu, che gli ha conferito un quarto grado di Maestro legislatore. […]. Nel 1950 Roncalli si è fatto iniziare ufficialmente come fratello rosacroce nella super loggia sovranazionale Iohannes”.
Delle frequentazioni massoniche di Roncalli ad Istanbul dal 1935 al 1944 e a Parigi dal 1944 al 1953 si era già scritto (soprattutto da parte del barone Yves Marsaudon), ma per sentito dire o “ad orecchio del Gran Maestro”. Ora, se ciò che dice Magaldi corrisponde alla realtà, vi sarebbero le prove documentate negli archivi delle retro logge turche e francesi.

Secondo Magaldi “negli archivi della Ghedullah esiste ancora ampia documentazione della sua affiliazione come apprendista così come dei suoi passaggi di grado a compagno d’arte e poi, nel 1943, a Maestro libero muratore”. Non solo. Secondo l’Autore anche Montini, Wojtyla e Bergoglio sarebbero in odore di massoneria, ma non prova ciò che dice.

Il modernismo strada aperta alla massoneria

Un noto esoterista e modernista, Tommaso Gallarati Scotti, ha influito su Roncalli e Montini. Si sa che egli stimava e conosceva il pensiero gnostico di Sabbataj Zevi, di Jacob Frank e di Adam Mickiewicz (il maestro spirituale di Wojtyla) ed era ammaestrato nell’occultismo da Antonio Fogazzaro (cfr. Nicola Raponi, Dizionario Storico del Movimento Cattolico in Italia 1860-1980 diretto da F. Traniello – G. Campanini, voce Gallarati Scotti, Torino, Marietti, vol. II, I Protagonisti, 1982, pp. 215-222).

Per quanto riguarda Wojtyla e Mickiewicz basti sapere che “Giovanni Paolo II, la sera stessa della sua elezione [16 ottobre 1978], salutava Adam Mickiewicz […] testimone della fede e della libertà” (La Croix, 27 ottobre 1979). Mickiewicz “fu un uomo molto vicino al Giudaismo […] si dice che avesse origini ebraiche. In ogni caso fu un filo-semita sincero” (Actualité Juive, n. 592, 31 dicembre 1998, p. 25). Anzi egli aveva testimoniato e addirittura “profetizzato” poeticamente il fatto che gli Ebrei sarebbero stati riconosciuti in futuro e pubblicamente “Fratelli maggiori dei Cristiani” (v. Giovanni Paolo II discorso alla sinagoga di Roma del 13 aprile 1986: “Gli ebrei nostri Fratelli maggiori nella fede di Abramo”).

All’inizio del 1907 il modernista italiano Gallarati Scotti diede vita alla rivista Il Rinnovamento, “una delle voci più autorevoli ed elevate del movimento modernista” (N. Raponi, cit., p. 218). Su tale rivista egli pubblicò alcuni articoli tra i quali colpisce “Una pagina di Mickiewicz” che riguardava la primogenitura spirituale degli Ebrei rispetto ai Cristiani” (N. Raponi, cit., p. 221).

Adam Mickiewicz († 1885), dunque, unisce Gallarati Scotti († 1966) ed Antonio Fogazzaro († 1911) a Giovanni XXIII († 1963) a Paolo VI († 1978), dei quali Fogazzaro fu amico, e a Giovanni Paolo II († 2005).

Per quanto riguarda Fogazzaro il padre gesuita Gioacchino Ambrosini ha scritto un libro molto interessante intitolato Occultismo e Modernismo (Bologna, Tipografia Arcivescovile, 1907) in cui dimostra come le “origini occulte del Modernismo” siano da ricercare in “certe occulte attinenze all’odierno movimento quale viene espresso nel Santo di Fogazzaro” (G. Ambrosini, cit., p. 1).

Padre Giovanni Sale su La Civiltà Cattolica (2 aprile 2011) ha messo in luce il rapporto di Fogazzaro con il Modernismo. Fogazzaro “fu tra i primi in Europa ad interessarsi della psiche umana, aprendo la strada a Bergson, a Freud e alla cosiddetta letteratura dell’interiorità [ o psicoanalisi, nda]” (G. Sale, cit., p. 9). Inoltre p. Sale mette bene in luce come la pubblicazione e l’ampia diffusione de Il Santo “confermò in molti uomini di Chiesa la convinzione che si stava preparando da parte di un gruppo di novatori radicali un attacco frontale contro la dottrina tradizionale cattolica […]. Essi erano considerati alla stregua di una ‘Massoneria cattolica’ […] volta a trasformare dall’interno l’apparato ecclesiastico ” (G. Sale, cit., p. 13).

Infatti Fogazzaro in persona aveva scritto nel suo romanzo Il Santo: “Vogliamo tutti ordinare la nostra azione. Massoneria cattolica? Sì, Massoneria delle catacombe” (A. Fogazzaro, Il Santo, Milano, Baldini & Castoldi, 1905, p. 44).

Non a caso San Pio X aveva definito il Modernismo “clandestinum foedus” (Motu proprio, Sacrorum Antistitum, 1° settembre 1910), ossia “una sétta segreta”, proprio come la Massoneria.

Padre Ambrosini, dal canto suo, ha scorto alla fonte degli errori modernistici di Fogazzaro la dottrina segreta ed occultistica della Teosofia, fondata da Elena Blavatsky (appartenente alla massoneria) nel 1875 a New York. La Teosofia, spiega p. Ambrosini: “attinge alle fonti massoniche e specialmente all’insegnamento del noto cabalista Eliphas Levi” (G. Ambrosini, cit., p. 8). Inoltre la Blavatsky, mediante la dottrina teosofica, cabalistica e massonica, “si proponeva di fondere assieme tutte le religioni e costruire una grande fratellanza umana su tutta la terra” (G. Ambrosini, cit., p. 13). Per giungere a tale scopo, secondo Fogazzaro messosi alla scuola della Cabala e della Teosofia, “bisogna lavorare a riformare il cattolicesimo romano in senso progressista e teosofico, mediante un Papa che si lasci convincere da queste idee” (G. Ambrosini, cit., p. 22). Infine la Teosofia “addita ai Cristiani e specialmente ai Cattolici, come unica via per avviarsi ed attingere al più alto Cristianesimo, la via del Ghetto” (G. Ambrosini, cit., p. 233).

‘Massoneria conservatrice’ e alta finanza liberista

Magaldi scrive che Edmund Burke era un “massone britannico”; a lui e a Joseph de Maistre si rifanno le super logge conservatrici (intitolate a questi due personaggi) in contrapposizione con quelle progressiste. Henri Arvon scrive: «anche l’anarchico socialista Max Stirner (1806-1856), riguardo alla Rivoluzione francese, sembra paradossalmente vicino al conservatorismo controrivoluzionario di Edmund Burke (Riflessioni sulla Rivoluzione francese), di Ambroise de Bonald (Théorie du Pouvoir) e di Joseph de Maistre (Etude sur la souveranité)» (H. Arvon, Les libertariens américains. De l’anarchisme individu l’anarcho-capitalisme, Parigi, PUF, 1983, p. 23).

Il neoconservatorismo statunitense, che discende da Joseph de Maistre ed Edmund Burke e Russel Kirk, cerca di far passare l’illuminismo o il liberalismo britannico, la massoneria anglo/americana, la rivoluzione inglese per un pensiero di “destra”, conservatore, sostanzialmente contrario all’ideologia di “sinistra”, progressista e socialista, alla massoneria latina, alla rivoluzione francese e al razionalismo illuministico francese. Invece tra di loro vi è solo una differenza accidentale quanto al modo o all’intensità, mentre – quanto alla sostanza – esse sono identiche, come un vino rosso, forte e corposo ed un vino bianco, frizzante e leggero o un cavallo bianco, che trotta velocemente, ed uno nero, che galoppa velocissimamente.

Inoltre vi sono svariate associazioni paramassoniche e mondialiste che sono delle vere e proprie super logge, le quali affiancano le semplici logge e le dirigono.

Per esempio la Fabian Society, la Pilgrims Society, la Mont Pelerin Society, il RIIA, il CFR, il Bilderberg Group, la Trilateral Commission, il Gruppo Altiero Spinelli rappresentano questo variegato mondo di super logge, lobbie o think-tank (serbatoi di cervelli pensanti) che governano il mondo politico tramite l’alta finanza e la filosofia massonico/liberale (sia conservatrice sia progressista). Anche Mario Draghi apparterrebbe alla super loggia conservatrice Edmund Burke.

Un’altra super loggia conservatrice e oligarchica è la Heritage Foundation di Washington, che è uno dei think-tank più influenti degli Usa, fondato nel 1973 durante la Presidenza (1968-1974) del repubblicano Richard Nixon. Essa si prefigge di “elaborare e promuovere strategie politiche basate sui principi del libero mercato, della limitazione dell’intervento statale, delle libertà dell’individuo, dei valori americani tradizionali e della difesa nazionale statunitense”. La Heritage, inoltre, diffonde la rivista bimestrale di cultura politica neo-con Policy Review su cui scrivono i più illustri libertari, neo-liberali e anarco/liberisti statunitensi (v. N. Gingrich, P. Gramm, D. Armey, B. Bennett, Bill Kristol…), che sono stati gli ideologi della “guerra preventiva” del Presidente Bush jr. contro la “canna fumante” di Saddam Hussein nel 2003 con i bei risultati che tutti possono constatare oggi.

Come si vede il programma della Heritage Foundation è molto simile a quello del Bilderberg, della Trilateral della Mont Pelérin Society, e del Club di Roma.

Magaldi pone tra le super logge conservatrici la Edmund Burke e la Joseph de Maistre,come abbiamo visto sopra, mentre tra le retro logge progressiste la Thomas Paine cui apparteneva l’economista massone non anarcoide anti-statalista e filo-progressista John Maynard Keynes, secondo cui lo Stato deve essere ‘leggermente più presente’ come riteneva il liberalismo politico/filosofico classico di Benedetto Croce (polemizzando con il liberismo economico mini-archista di Luigi Einaudi). Keynes di fronte alla crisi economica del 1929 (molto simile a quella che scuote oggi il mondo a partire dagli Usa nel 2005) dovette ricorrere alla dottrina di un certo intervento, ma non eccessivo, dello Stato in campo finanziario per superare l’impasse di quegli anni. Egli è l’avversario classico degli economisti liberisti puri, anarco/liberali e conservatori (von Hayek, von Mises…), della Mont Pelerin Society.

Pierre Lemieux nel suo libro Du libéralisme à l’anarcho-capitalisme (Parigi, PUF, 1984) scrive: «all’estrema “destra” libertaria, si incontra, a partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta, innanzitutto la famosa Scuola di Chicago e il suo leader Milton Friedman, premio Nobel per l’economia nel 1976. […]. Circa allo stesso indirizzo di “destra”, ma un po’ meno radicale, si trova, a partire dagli anni Quaranta, la Scuola Austriaca (nata nei primi anni del Novecento) del liberalismo classico inglese, sintetizzato e riformulato da F. von Hayek, premio Nobel in economia nel 1974, che si è formato alla scuola più filosofico/liberale che economico/liberista di Adam Smith, David Hume, Alexis de Tocqueville. […]. Un po’ più a “sinistra”, sempre appartenente alla Scuola Austriaca, si situa Ludwig von Mises, nato nella Vienna dell’inizio del Novecento e più tardi anche von Hayek si sposterà un poco più a “sinistra” sulle posizioni di Mises. Secondo la Scuola Austriaca ogni intervento economico dello Stato è inefficace, mentre la Scuola di Chicago sostiene in maniera più radicale che il libero mercato offre e molto più efficacemente tutto ciò che lo Stato fornisce di utilmente buono» (P. Lemieux, cit., p. 20). Gilad Atzmon conclude scrivendo che non desta meraviglia se Friedman ha influenzato a partire dagli anni Ottanta sino ad oggi (a sette anni dalla sua scomparsa), potentemente e trasversalmente, la politica (sia democratica che repubblicana) del Presidente statunitense Ronald Reagan, poi di Bill Clinton, di Bush padre e figlio e persino di Barac Obama nell’attuale congiuntura siriana; inoltre ha influenzato anche la politica europea dei Primi Ministri britannici Margaret Thatcher, Tony Blair e David Cameron rifacendosi al pensiero filosofico di Edmund Burke, Karl Raimund Popper (massone), Russel Kirk ed anche la pratica finanziaria della “Banca Centrale Americana”, alla luce del pensiero degli economisti della “Scuola di Vienna” Von Mises e Von Hayek.

Quindi «contrariamente a ciò che si pensa comunemente, esiste un’altra tradizione anarchica, che non è socialista, ma che è individualista e liberale. Il vero anarchismo è quello liberal/capitalista e non quello social/comunista» (P. Lemieux, cit., p. 19).

La Mont Pelerin Society è una lobby o super loggia liberista e conservatrice molto potente composta da economisti, filosofi ed uomini politici molto influenti, riuniti in un club, o meglio una retro loggia, per influenzare la politica interna ed estera degli Usa e GB e promuovere un mercato ed una finanza “assolutamente liberi” da ogni ingerenza dello Stato e dell’etica. La suddetta Society è nata in Svizzera, presso le terme di Mont Pelerin, da cui ha preso il nome, il 10 aprile del 1947 da 36 grandi-fratelli fondatori.

La Mont Pelerin Society

La Mont Pelerin Society ha sempre cercato di passare agli occhi dell’opinione pubblica come un’innocua accademia di studiosi e non un think-tank (“serbatoio di cervelli pensanti” capaci di cambiare il mondo) politico/finanziario di tendenza anti cattolico-romana, fortemente democraticista, liberale, liberista e libertaria, quale realmente è.

Uno dei suoi obiettivi è la creazione di un “Ordine Internazionale o Mondiale”, che salvaguardi la Libertà (intesa come un assoluto ed un fine e non come un mezzo per raggiungere il Fine ultimo), la Pace (americana) e le Relazioni Economiche Internazionali, ossia il potere dell’alta finanza mondiale, delle Banche e la globalizzazione mondialista anglo/americana.

Tra i suoi membri, oltre a Milton Friedman, figurano anche Friedrich August von Hayek, Ludwig von Mises, Karl Popper, Walter Lippman, e, per l’Italia, Luigi Einaudi, Antonio Martino, Bruno Leoni. Tra i 76 consiglieri economici del Presidente statunitense Ronald Reagan ben 22 erano della Mont Pelerin Society.

Dalla Mont Pelerin Society è nato il pensiero neocon, che ha influenzato la politica estera e la finanza americana dagli anni Ottanta sino all’Amministrazione Bush jr (2008) e continua in maniera strisciante ancor oggi ad influenzare il Presidente statunitense Barac Obama, con le relative guerre geopolitiche di esportazione della democrazia contro l’Iraq e il default o fallimento della finanza mondiale grazie ai mutui ad alto rischio, concessi da Alan Greenspan Presidente della Federal Reserve (Banca Centrale) americana, che non potevano essere pagati dai “beneficiari”, i quali perdevano i risparmi e la casa. Questo default o fallimento è arrivato sino all’Europa, che ne è stata infettata e si trova in una crisi finanziaria mai vista prima, neppure nel 1929.

Magaldi riassume bene la questione degli opposti liberismi massonici (conservatori e progressisti): «Nel 1974, due eminenti massoni affiliati sia alla Three Eyes che alla Edmund Burke ottennero una risonanza internazionale pari a quella conquistata dai confratelli, di campo diverso, John Rawls premio Nobel per l’economia nel 1971 e Milton Friedman nel 1976. Si tratta del massone Friedrich von Hayek premio Nobel per l’economia nel 1974 e il massone Robert Nozick».

Conclusione

Le cause prime della Sovversione vanno individuate proprio nella rivolta culturale scatenata dalla massoneria contro la Cristianità. Le idee e non le masse hanno cambiato il corso della storia nel bene e nel male, che non sono assoluti su questa terra, ma sempre misti a qualcosa del loro contrario.

Per esempio, il Cristianesimo ha cambiato il mondo pagano antico e lo ha perfezionato come la “grazia che non distrugge la natura, ma la presuppone e la perfeziona” (S. Tommaso d’Aquino). Dall’altra parte il Nominalismo, l’Umanesimo e il Rinascimento cabalistici, il Luteranesimo, l’Illuminismo massonico, il Liberalismo e il Comunismo hanno depravato l’Ordine del mondo classico perfezionato dalla Rivelazione divina e cristiana.

Le Rivoluzioni politiche sono sempre precedute e originate da errori filosofico/teologici. Infatti “si agisce conseguentemente a come si vive e a come si è”; perciò, se una civiltà abbandona i princìpi saldi e veri da cui è nata e si abbevera alle fonti avvelenate dell’errore teoretico e quindi si imbratta nella degenerazione morale, è destinata alla malattia e poi alla morte per essere rimpiazzata da un cadavere putrefatto che si chiama Sovversione effetto del complotto giudaico/massonico.

L’umanità a partire da Adamo ed Eva si è divisa in due parti: i figli di Abele e i figli di Caino, la chiesa e la contro-chiesa o “Sinagoga di Satana” (Ap., II, 9), ossia la giudeo/massoneria; la lotta tra di essi non sostanzialmente e principalmente è lotta di classe, ma è capitanata dagli angeli buoni o cattivi e durerà sino alla fine del mondo.

Schierarci con la parte buona dipende dalla nostra buona volontà aiutata dalla grazia divina, che non è negata a nessuno.

San Tommaso insegna: «Mediante la volontà ci gioviamo di tutto ciò che si trova in noi. Per cui è chiamata buona non la persona intelligente, ma quella che ha la buona volontà» (S. Th., I, q. 5, a. 4, ad 3). Infatti la nostra anima mantiene la grazia infusa da Dio in forza della buona volontà (S. Th., I, q. 83, a. 2, sed contra).

La libertà vera consiste nella scelta libera di voler amare Dio e «più amiamo Dio, più siamo liberi» (In III Sent., dist. 29, a. 8, quaestiunc. 3, n. 106, sed contra). Per cui «la vera libertà è libertà dal peccato; mentre la vera schiavitù è la schiavitù del peccato» (S. Th., II-II, q. 183, a. 4). Se l’intelligenza rende l’uomo dotto, la volontà lo fa virtuoso. Il peccato, perciò, è l’obitorio della vera libertà. Come d’altra parte insegna anche il Vangelo: è “la Verità che vi farà liberi”, poiché chi cade nell’errore è schiavo di esso.

d. Curzio Nitoglia

4/5/2015

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