Esoterismo, Mitraismo e Cristianesimo

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Mitraismo indo-iranico

Il culto di Mitra è una religione misterica dell’antichità indo-iranica diffusasi poi in Grecia con scarsa fortuna e a Roma molto bene accolta dalla classe dei militari dal II al IV secolo d. C. Essa ebbe grande diffusione nell’impero romano come religione solare dell’esercito di Roma e concorrente del cristianesimo. Nei mitrei o santuari sotterranei si celebravano i rituali iniziatici mitraici.

“Il fulcro del mito mitraico è l’uccisione da parte di Mitra del toro cosmico, dopo tale sacrificio sarebbero nati gli uomini e i demoni. Riservato ai soli uomini, il culto mitraico prevedeva l’iniziazione e l’assoluto mantenimento del segreto […], i misteri si celebravano in grotte o in santuari costruiti a forma di caverna”.

“Nel culto di Mitra l’iniziazione era segreta e consisteva in prove fisiche e morali tendenti a dare all’adepto la sensazione di morire e di rinascere a nuova vita. Essa era destinata a realizzare psicologicamente il passaggio da uno stato inferiore a uno stato superiore. Spesso l’iniziazione tendeva a realizzare una comunione più intima con la comunità attraverso esperienze di carattere sessuale o nei modi più vari. Nel medioevo si richiedevano riti iniziatici per entrare a far parte delle Corporazioni di mestieri tra le quali famosa, perché depositaria degli antichi segreti dell’Arte, fu quella dei Muratori, da cui è derivata la Massoneria”.

Neo-paganesimo esoterico e neo-mitraismo

L’attualità della religiosità mitraica consiste nel fatto che ad essa si richiamano i moderni movimenti europei neopagani ed esoterici – che si occupano di ermetismo, magia ed occultismo – per metter pretestuosamente il mitraismo in contrapposizione al cristianesimo presentando quest’ultimo come una brutta copia del culto mitraico, in base agli schemi precostituiti del pensiero gnostico/massonico, nicciano/dionisiaco e nichilistico del Novecento.

Particolarità del mitraismo romano

La religiosità mitraica era di origine persiana. Penetrando poi a Roma nel I secolo d. C. fu costituita essenzialmente da un culto iniziatico segreto, professato in ambito privato dal solo elemento maschile e militare; essa inoltre era fornita di una forte componente sincretistica e da una notevole capacità di assimilare le divinità locali in maniera pan-ecumenista. Il mitraismo, come il culto di Iside e di Osiride, aveva un rituale che portava all’ebbrezza, all’esaltazione mistica, all’esibizionismo parossistico ed anche alla demonolatria, alla magia e allo spiritismo senza vietare di aderire anche ad altri culti, anzi favorendo la commistione sincretistica con essi e questa sua caratteristica rappresentava per il cristianesimo un grande pericolo.

La contro-tradizione occultista e massoneggiante

Secondo le teorie dei neopagani massoneggianti rifacentesi a una immaginaria “tradizione primordiale che si perde nella notte dei tempi” (slogan dietro cui si cela la vacuità di questa pretesa “tradizione” oggettivamente inesistente nella realtà poiché di essa non vi sono tracce storiche, letterarie, epigrafiche e archeologiche) il cristianesimo antico avrebbe ricopiato il mitraismo e Gesù sarebbe solo una “brutta copia” di Mitra.

La storia dell’antichità classica e del cristianesimo

Invece secondo gli storici seri dell’antichità e delle religioni “la religiosità misterica tardo pagana è il volto decadente di un’esperienza religiosa, che oramai non si appaga di se stessa e proprio la sua possibilità di avvicinarsi al cristianesimo ci dice che siamo di fronte ad un paganesimo demonizzato e stanco” assai lontano dalla metafisica classica della classicità pagana greca e dalla filosofia morale della Roma antica, che son portatrici di grandi verità di ordine speculativo e pratico, e nulla hanno a che spartire con la religiosità popolare ed orgiastica del paganesimo decadente e demoniaco.

Il professor Giuseppe Biamonte ha scritto un saggio molto interessante e ben documentato (Mitraismo e cristianesimo. Affinità formali e difformità sostanziali, Roma, Sacra Fraternitas Aurigarum, 2015) su questa questione. Nel presente articolo mi baso su di esso, lo compendio e lo porgo al lettore invitandolo a studiare il saggio stesso.

Molti occultisti moderni neopagani e massoneggianti, rifacentesi ad una immaginaria “tradizione primordiale che si perde nella notte dei tempi”, si trovano alla fonte di questa interpretazione della perfetta religiosità mitraica come origine di quella decedente cristiana. Biamonte cita i più famosi: Arturo Reghini († 1946), Julius Evola († 1974), Maxime Portaz († 1982) e i francesi della Nouvelle Droite degli anni Settanta del XX secolo (Alain de Benoist e Louis Rougier). Costoro ritengono il cristianesimo un ramo decadente della classicità pagana e il maggiore fattore di involuzione dell’occidente.

Il mitraismo romano ha copiato il cristianesimo e non viceversa

Giuseppe Ricciotti, riguardo al confronto tra mitraismo e cristianesimo, scrive che tra di loro vi era soltanto “una vaga corrispondenza di forma” accompagnata dall’equivoco di “prendere per una dipendenza del cristianesimo [dal mitraismo] ciò che era una dipendenza dal cristianesimo [del mitraismo]”.

La critica neopagana del cristianesimo è antiscientifica e mitologica

Il Biamonte scrive che da parte dei neopagani “si discetta, con ampia leggerezza, di sincretismo, di scopiazzatura, in altri termini di plagio, accusando il cristianesimo di aver attinto dal credo mitraico molti dei suoi aspetti liturgici e iconografici”. Lo studioso qualifica queste tesi come “analisi superficiali e arbitrarie […] senza alcun riscontro oggettivo o prova documentaria. Accuse che […] si riallacciano alla polemica anticristiana che fu alimentata dagli ultimi epigoni del paganesimo in declino […] a questa si richiamarono alcuni rappresentanti al vertice di quel movimento che negli anni ’70 del secolo scorso apparve in Francia sotto la denominazione di Nouvelle Droite”. A costoro ha risposto in primis Jean Dumont con il suo saggio L’Eglise au risque de l’Histoire (Parigi, Editions de Paris, 1982). Il grande studioso francese ha confutato nel suo libro tutte le leggende utilizzate dai neopagani anticristiani, dimostrando mediante documenti storici, letterari, archeologici e artistici, la falsità di queste tesi aprioristiche.

Biamonte rileva che questi scritti anticristiani sono di “contenuto più ideologico che scientifico, privi dei necessari supporti comparativi tratti dall’analisi archeologica e dalla storia dell’arte antica”.

Nei primi tre secoli, quando la Roma antica non aveva ancora accettato ufficialmente il Vangelo, la Chiesa non ebbe un’efficacia diretta sul Diritto Romano. Tuttavia quest’influsso fu indiretto, in quanto durante i primi trecento anni la Chiesa cooperò al rinnovamento dei Costumi, illustrando i motivi supremi del Diritto, giungendo, così, a riformare pian piano le istituzioni giuridiche e persino la Filosofia. Infatti già in Seneca († 65) si ritrovano concetti compatibili con il Cristianesimo, come pure in Epitteto († 115), Marco Aurelio († 180) e nel giurista Ulpiano († 228).

Con Costantino († 337) e il trionfo della Chiesa (313-381), la forza soprannaturale della Religione cristiana si manifestò pienamente e direttamente nel correggere le antiche Istituzioni giuridiche romane e nell’informare le nuove con la sua dottrina: i Codici di Teodosio II († 450), di Giustiniano († 565) e specialmente le Novellae giustinianee (528-534), ne sono gremiti.

Fu così che quando Roma antica venne invasa dai Barbari (V sec.), la dottrina della Roma cristiana unì i Romani con i Barbari con la fusione di elementi giuridici corretti, alla luce della divina Rivelazione. Il ‘Diritto Ecclesiastico’ in operazione con l’antico ‘Diritto Romano’ cementava nel ‘Diritto Comune a Roma e alla Chiesa’ le varie e diverse legislazioni che i Barbari avevano portato con sé.

I problemi sorti al nascere dell’Impero Romano per la fusione di popoli di stirpe e civiltà diverse e l’adattamento dei rapporti delle varie classi sociali di uno stesso popolo furono risolti da Roma con la sua saggezza di riservare alle armi solo la conquista e la conservazione del territorio conquistato e civilizzato. Mai Roma pensò d’imporre con la forza delle armi la pace interna delle classi sociali di uno stesso popolo o la coesistenza di più popoli in uno stesso Impero.

Per cui quando i Barbari invasero Roma antica, essa si valse della superiorità del ‘Diritto Romano antico’, avendo perso la superiorità bellica, per perfezionare ed amalgamare le leggi dei vari popoli barbarici e riformare le loro istituzioni giuridiche e sociali. Roma conquistata divenne conquistatrice, grazie al suo ingegno, al suo senso del Diritto e della Giustizia. Il ‘Diritto Romano’, ossia dei romani conquistati, divenne il ‘Diritto’ dei barbari conquistatori soprattutto grazie all’operato della Chiesa e alla sua forza propulsiva, che la Roma antica aveva perduta. Il Diritto Romano fiorì nei Regni dei Barbari invasori. Infatti i Barbari sdegnavano inizialmente il ‘Diritto Romano’, dato il separatismo e l’istinto di conservazione che li contraddistingueva. La Chiesa, divenendo soprannaturalmente e spiritualmente Vincitrice dei Vincitori, aiutò il Diritto naturale Romano ad informare ed amalgamare i vari popoli barbarici. I Barbari accettarono il principio giustinianeo secondo cui l’Autorità legislatrice è esecutrice della Volontà divina. La Chiesa stessa, che aveva mutuato da Roma antica molte istituzioni di Diritto naturale, grazie alla sua Autorità spirituale, che la Roma antica aveva oramai perso di fronte alla forza delle armi dei Barbari, si servì delle Leggi romane antiche, conformi al Diritto naturale, per far rinascere il Diritto Romano e naturale presso i Barbari. Ciò che è impossibile all’uomo è possibile a Dio. I Barbari si romanizzarono grazie al Cattolicesimo e ricostituirono l’Impero Romano-Germanico e Sacro ossia Cristiano.

La Roma imperiale nel III secolo d. C.

Nel III secolo si svilupparono nell’impero romano le religioni orientali e il cristianesimo. Da questo fatto i neopagani odierni traggono le conclusioni sconclusionate sulla dipendenza del cristianesimo dal mitraismo.

In Italia recentemente due grandi storiche del cristianesimo, Marta Sordi e Ilaria Ramelli, hanno dimostrato che notizie su Gesù erano giunte a Roma già sotto l’imperatore Tiberio († 37 d. C.), il quale non solo non perseguitò i cristiani ma avrebbe voluto riconoscere il cristianesimo legalmente, però la sua proposta fu bocciata dal Senato nel 35 e tale pace durò sino a che Nerone, messo su da Poppea, non la infranse nel 62.

Il cristianesimo fu un fattore di rinnovamento della romanità

Con la crisi che nel III secolo investì l’impero romano il cristianesimo fu un fattore di rinnovamento della società romana, al contrario della tesi preconcetta della destabilizzazione indotta dal cristianesimo in Roma. Esso fece nascere nuovi valori artistici, sociali, religiosi, culturali, i quali continuando la tradizione filosofica metafisica/etica della classicità greca (socratismo, platonismo, aristotelismo) e romana (Seneca, Cicerone, Marco Aurelio), furono la base della nuova società che passava dalla paganità al medioevo. Sotto la pressione dei barbari germanici l’impero romano sprofondava e il politeismo della religiosità popolare non riusciva più ad amalgamarne i vari elementi. Restava solo la tradizione filosofica e giuridica che Roma aveva in parte ereditato come conclusione pratica dalla metafisica della Grecia. Roma stava oramai passando pian piano dalla paganità alla cristianità. Vi fu l’ultimo disperato tentativo filosofico di screditare il cristianesimo portato avanti dagli ultimi apologeti del paganesimo neoplatonizzante (Pofirio, Proclo e Giamblico), il rinnovarsi delle persecuzioni contro i cristiani e il rilancio della “elio-latria” o l’adorazione del “dio sole” che si richiamava al culto di Mitra o divinità solare, ben superiore a Cristo visto come una specie di divinità tellurica.

Fu così che si svilupparono nel III secolo cristianesimo e culto mitraico. La diffusione in Roma dei culti orientali (ripieni di connotazioni licenziose, orgiastiche, misteriche, iniziatiche e esoteriche) avviene in epoca imperiale. Queste forme di religiosità occulta (assieme ai greci Baccanali e ai misteri di Dioniso, all’egiziano culto di Iside, al persiano culto di Mani, che avrebbe voluto riunire cristianesimo, buddismo e zaratustrismo) erano state avversate dalla Roma repubblicana.

Pericolosità del mitraismo esoterico

Il mitraismo, secondo la professoressa Marta Sordi, data la sua tolleranza, il suo sincretismo ecumenista era assai pericoloso per il cristianesimo poiché poteva “logorare la compattezza dei cristiani più che le violente minacce e le dure condanne di Decio; il sincretismo minava la purezza della fede, tendeva ad assimilare senza urti il cristianesimo al paganesimo”.

È impressionante notare come sin dall’inizio del cristianesimo l’errore abbia tentato di infiltrarsi al suo interno per eroderlo e la persecuzione fisica abbia cercato di distruggerlo dall’esterno. Come il mitraismo si comportò anche lo gnosticismo ed oggi il modernismo. L’erosione dall’interno, che è più pericolosa della persecuzione, è il maggior nemico della Chiesa. Questa infiltrazione modernistica all’interno della Chiesa spiega lo stato attuale di profonda crisi dell’ambiente ecclesiale e cattolico-romano. Quel che non riuscì allo gnosticismo e al mitraismo è riuscito al modernismo. “Latet in herba anguis / la serpe si nasconde tra l’erba per non esser vista e poter mordere”. La Chiesa potrà risollevarsi da questo decadimento solo perché è divina e quando risorgerà darà agli uomini la prova evidente della sua fondazione divina, come la Risurrezione di Gesù la dà della sua natura divina.

Il mitraismo a Roma

Il culto di Mitra viene conosciuto a Roma verso la fine del I secolo d. C. mentre in Grecia i primi contatti con il mitraismo avvennero circa 70 anni a. C.. Però mentre in Grecia, nemica acerrima della Persia, non attecchì a Roma le cose andarono diversamente. Il culto mitraico attecchì fortemente nell’Urbe e furono soprattutto i militari a seguire tale religiosità fondata sul dio Mitra, forte e invincibile. Tuttavia non fu accolto pubblicamente dall’impero, ma rimase circoscritto nella sfera privata e si rinnovò, pur mantenendo alcuni elementi della tradizione religiosa iranica sostanzialmente politeista, e divenne una forma di religiosità originale “strutturata in senso esoterico-iniziatico”.

Biamonte cita le fonti pagane (Celso, Discorso vero; Porfirio, L’astinenza) e cristiane (Origene, Contro Celso; Giustino, Prima Apologia e Tertulliano, La Corona) che attestano chiaramente il rapporto conflittuale tra mitraismo e cristianesimo e non la dipendenza di quest’ultimo dal primo come pretendono i moderni esoteristi neopagani. Mentre Celso dichiarava che il paganesimo come religiosità popolare e orgiastica è inscindibile dalla cultura greca, Origene affermava invece la medesima inscindibilità del cristianesimo dalla metafisica platonica e aristotelica greca.

La polemica dei Padri ecclesiastici contro il mitraismo

Soprattutto con Giustino e Tertulliano la polemica si fa più aspra e si arroventa. I due Padri ecclesiastici definiscono i rituali mitraici “imitazioni diaboliche” di quelli cristiani e ritenevano il mitraismo una cattiva imitazione del cristianesimo. Entrambi imputano all’intervento del diavolo l’imitazione mitraica dei sacramenti cristiani (Giustino, Prima Apologia, 66, 3-4; Tertulliano, De Corona, 15).

È proprio Tertulliano, che da giovane figlio di un centurione proconsolare aveva frequentato la comunità mitraica di Cartagine, a svelarci alcuni dettagli segreti del cerimoniale mitraico che solo un iniziato al mitraismo poteva conoscere. Egli descrive il cerimoniale dell’iniziazione del soldato mitraico e spiega che questi nell’oscurità delle spelonche, veri e propri “accampamenti dei demoni”, veniva incoronato miles Mithrae.
Giustamente il Biamonte osserva che «taluni aspetti di questi cerimoniali iniziatici [mitraici] così ben descritti dai Padri della Chiesa sono ancor oggi d’attualità all’interno di molte conventicole esoterico-massoniche e associazioni “filantropiche”, i cui appartenenti, chiamati “fratelli” scimmiottano gli antichi rituali [mitraici], muniti di spade, mantelli e paludamenti vari».

L’analogia tra mitraismo e gnosticismo

Tertulliano (De praescriptione haereticorum, 40) è prezioso nello spiegarci l’analogia tra mitraismo e gnosticismo, che rappresenta il collettore di tutte le antiche eresie, come il modernismo le ha rinnovate e riunite nel XX secolo per distruggere la Chiesa dall’interno. Tertulliano scrive che idolatria pagana ed eresia cristiana sono analoghe, entrambe sono prodotte dal diavolo e finalizzate a confondere i pusilli. Per quanto riguarda i rituali mitraici Tertulliano mette in evidenza lo scimmiottamento del battesimo e dell’eucarestia e della risurrezione appartenenti alla dottrina cristiana da parte dei mitraisti nei loro antri che sono una sorta di “pre-logge”.

Il mitraismo si sviluppò soprattutto a Roma, mentre in oriente (Egitto, Siria, Persia, Asia minore) ove era nato non conobbe molta espansione. Nell’Urbe pur non divenendo una religione ufficiale conobbe una protezione da parte dell’apparato imperiale a partire dall’epoca severiana quando il paganesimo popolare era oramai in affanno e il sincretismo religioso raggiunse il suo culmine.

L’apice del successo del mitraismo a Roma

L’apice del successo del mitraismo a Roma risale verso il 270 d. C. durante il regno di Aureliano parallelamente allo svilupparsi dell’elio-latria (culto del dio sole) quando Mitra venne associato al dio sole o Sol Invictus, la cui festa era fissata al 25 dicembre, il Dies Natalis Solis Invicti. La lenta ma inesorabile decadenza della religiosità popolare tradizionale romana si manifestò in tutta la sua gravità in età tetrarchica, qualche anno prima dell’editto di Costantino. Nel 305 Mitra fu dichiarato da Diocleziano protettore dell’impero romano. Il paganesimo popolare inizia il suo lungo declino che nelle campagne arriverà sino alle soglie del basso medioevo. “Ciò avverrà in perfetta armonia sincretistica con i culti misterici […] in un periodo di forti contrasti politici e religiosi, in cui il cristianesimo diviene sempre più la forza coagulante contro la reazione pagana. […]. Se, dunque, con Diocleziano il culto di Mitra, associato all’elio-latria, sembrò prevalere nell’Orbis Romanus […], la sua natura di religione misterica, la diversa prospettiva di vera e propria antitesi tra mitraismo e cristianesimo nei confronti del paganesimo […], costituiscono difformità sostanziali che non permettono di contrassegnare il mitraismo come rivale del cristianesimo sul piano religioso”.

Tesi confermata dallo studioso di archeologia cristiana Ruggero Iorio: “Cristo non ha copiato Mitra […] una lettura più accorta del mitraismo fa pensare che quella religione nel corso dei secoli si modifica al punto di somigliare al cristianesimo […] perciò non può e non poteva esserci una concorrenza vera tra Mitra e Cristo”.

La sconfitta del Sole Invitto segna la sconfitta del mitraismo

Con il crollo dell’impero romano tramontavano anche le speranze mitraiche di una vittoria finale del Sole Invitto contro il nemico esterno: i barbari che premevano dalla Germania e il nemico interno: il cristianesimo. Il Galileo era oramai trionfante.

Il cristianesimo salvò la cultura e la filosofia della classicità greca e romana, al contrario di quel che sostengono i moderni neopagani, i quali senza il cristianesimo non avrebbero potuto conoscere gli autori pagani salvati e tramandatici dai Benedettini. Voler presentare il cristianesimo come l’assassino della classicità è una evidente negazione della realtà, che non ammette la scusante dell’ignoranza in buona fede, ma solo l’aggravante della ignoranza voluta dalla contro-chiesa pagana e dall’ebraica “sinagoga di satana” (Ap., II, 9) per denigrare Gesù Cristo e la sua Chiesa.

Conclusione

Biamonte conclude: “nihil sub sole novi. L’attacco sistematico della gnosi alla Chiesa di Cristo, sin dagli albori della sua fondazione, continua oggi più che mai attraverso le raffinate tecniche massoniche che son riuscite a conquistare ampi spazi persino all’interno della Chiesa di Roma”.

Tuttavia “Quando un religione ha attraversato prove talmente terribili come le persecuzioni di Decio, di Valeriano, di Diocleziano; quando, malgrado le perdite, essa si è dimostrata sufficientemente potente per obbligare i suoi persecutori non solo a riconoscerla e a tollerarla, ma a farne pubblicamente professione, essa è praticamente invincibile”.

Il medesimo concetto veniva espresso verso la fine del XVIII secolo dal cardinal Consalvi a Napoleone Bonaparte che si era messo in testa di distruggere la Chiesa. Il cardinale disse all’imperatore: “Maestà lasci perdere, distruggere la Chiesa sorpassa anche le sue notevoli forze. Infatti non ci siam riusciti noi preti che la maltrattiamo da circa 1800 anni e non potrà riuscirci lei in questi pochi anni che ha da vivere”.

Il decadimento e lo sfacelo della società civile una volta cristiana soprattutto in Europa, la crisi (dogmatica, morale, spirituale, intellettuale) all’interno della gerarchia ecclesiastica sono analoghe al processo di disfacimento dell’impero romano. Se la Chiesa sopravviverà (e la fede ce lo assicura) anche i neopagani dovranno ammettere che non è opera di un uomo, ma divina, il cui ruolo sarà sempre quello di inculcare e far accettare i princìpi perenni al mondo contemporaneo, che vuole allontanarsi da Cristo e da Dio.

“Questa voce, sapiente e potente per la forza che la Verità ha in sé, può risuonare solo da Roma, perché qui soltanto vi è il centro, la rocca, la Cattedra di salvezza cristiana che il Redentore ha messo a disposizione del mondo, a costo del suo Sangue preziosissimo che purifica, redime e santifica. O Roma cristiana, quel Sangue è la tua vita: per quel Sangue tu sei grande, e illumini della tua grandezza anche i ruderi e le rovine della tua grandezza pagana, e purifichi e consacri i Codici della sapienza giuridica dei Pretori e dei Cesari. Tu sei la Madre di una Giustizia più alta. Tu sei faro di civiltà, e la civile Europa e il mondo ti devono quanto di più sacro e di più santo, quanto di più saggio e di più onesto esalta i popoli e fa bella la loro storia ” (Pio XII, Messaggio radiofonico al mondo, Natale 1941, in Acta Apostolicae Saedis, ann. XXXIV, pp. 16-18 e 20).

d. Curzio Nitoglia

18/11/2015


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