Oligarchie per popoli molesti: come raggiungere la sovranità reale? ~ [da ‘Qui Europa’, parte 3]

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Oligarchie per popoli molesti (3)

Come raggiungere la sovranità reale?

 di Roberto Pecchioli, con contributi di Sergio Basile, QuiEuropa.it


Riportiamo qui la terza parte di “Oligarchie per popoli molesti”, tratta da una serie di articoli pubblicati a cura della redazione di QuiEuropa.it. Ai seguenti links potrete leggere tutte le altre puntate, compresa questa:

  1. http://www.quieuropa.it/riflessioni-dopo-vienna-oligarchie-per-popoli-molesti-i-parte/
  2. http://www.quieuropa.it/riflessioni-dopo-vienna-oligarchie-per-popoli-molesti-ii-parte/
  3. http://www.quieuropa.it/oligarchie-per-popoli-molesti-3-come-raggiungere-la-sovranita-reale/

Gli accidenti attirati da chi
difende l’identità nazionale

Roma, Vienna – di Roberto Pecchioli – (continua da qui Riflessioni dopo Vienna – Oligarchie per popoli molesti – I parte e qui II parte) La lotta è dura, e lo schieramento nemico fortissimo: inutile, anzi dannosa la replica, la giustificazione sul loro terreno. Chi difende l’identità nazionale – popolo, tradizioni, cultura, religione, lingua, ecc.. – sarà sempre etichettato di fascismo, nazismo (gli unici ammessi sono quelli ucraini…), “rozzismo”, ignoranza, xenofobia, razzismo, egoismo, e, se uomini, “maschilismo”. Il rapporto mediatico è mille a uno, dicano quindi quello che vogliono, se la cantino e se la suonino. La carovana passa, i cani latrano. La definizione di populisti la dobbiamo invece assumere positivamente: amare il proprio popolo, e considerarlo la fonte dei propri principi, ideali e progetti è cosa ottima , e pazienza se il termine è circondato dal biasimo di costoro.

Popoli: entità superflue per le oligarchie

Mettiamo noi sale sulle loro ferite: i popoli sono superflui, per le oligarchie. Se reagiscono, diventano molesti, vanno rieducati, repressi, colpiti. La verità è ancora avvolta nella nebbia, ma sempre più persone avvertono che la lotta, mortale, è tra basso e alto, centro e periferia, come suggeriva De Benoist, fuori o dentro, come aggiunge, più modestamente, chi scrive. Da un lato il felpato, ma inflessibile potere delle centrali finanziarie, multinazionali, i padroni delle tecnologie, con le loro casematte: i gruppi di pressione accademico ed universitario, clero regolar-modernista/progressista, i dirigenti delle loro aziende, dei giornali e del sistema di intrattenimento, i discepoli – ed aspiranti tali – delle neo borghesie cosmopolite, anglofone (1), narcisiste, i loro sbirri degli apparati di repressione , non solo poliziesca, gli utili idioti delle centrali omosessualiste (2), dei centri sociali, dei circoli immigrazionisti e filoeuropeisti (chiese, finte cooperative sociali, anime belle di varia estrazione), gli angelici devoti del politicamente corretto (3).


(1) Vedi qui per approfondimenti: Italia, il Bel Paese dove lo Yes suona 

La grande eresia – Commonwealth, moneta e giudaizzazione delle nazioni

(2) Vedi qui: I poteri forti dietro l’omosessualizzazione della società

(3) Vedi qui: L’élite integrazionista del “Piano Kalergi” premia Bergoglio?


La netta maggioranza (del malcontento che avanza)

Dall’altra parte ci sono tutti gli altri, chiamiamoli pure i “perdenti della globalizzazione“, ma siamo, per disgrazia e per fortuna se sapremo unirci, la netta maggioranza.  Abbiamo un vantaggio che non sappiamo sfruttare: quegli altri, forti del loro potere mediatico, insistono con la demonizzazione e con la stigmatizzazione, ma non fanno sforzo alcuno per capire, analizzare le ragioni di un malcontento che avanza, si diffonde in tutte le classi sociali e non è più classificabile, sbrigativamente, con etichette preconfezionate. Sì, abbiamo anche delle paure, delle quali all’iperclasse non importa nulla. Siamo tormentati dal timore di non essere più padroni a casa nostra, di perdere il benessere conquistato ed espropriato ora da un regime sociale che ci avvicina all’Inghilterra del XIX secolo ( in tutti i sensi – Ndr – (4) ) di non contare nulla quando andiamo a votare, perché tutti si rivelano uguali, (5) perché l’Europa di Bruxelles è una gabbia e l’Euro ci impoverisce, (6) siamo atterriti per i figli che vivono di lavoretti e, se siamo giovani, non guardiamo al futuro con l’entusiasmo e la gioia dell’età, ma con la preoccupazione ed il fondato sospetto di essere un fastidio per chi detiene il potere. In più, abbiamo paura di un potere che si sente, oh, come si sente, ma non si fa vedere, e cominciamo a comprendere che Renzi o Berlusconi o qualcun altro, sono solo i commissari di zona di qualcuno, o qualcosa, di molto grande, molto brutto. Si dice che i populisti non possano vincere: non riescono ad aggregare, non hanno un programma, sono solo un focolaio, una fiammata.


(4) Vedi qui: Italia, il Bel Paese dove lo Yes suona

Commonwealth, moneta e giudaizzazione delle nazioni 

(5) Vedi qui: Italia – Il lento abbandono delle urne

(6) Vedi qui: L’Inganno monetario dietro le grandi manovre di Bruxelles e Francoforte

La Grecia e le forze occulte della sovversione – Burattini, Menzogneri e Usurai


Cancro moderno: Democratismo e Usurocrazia

Jacques Sapir, un intellettuale non avverso, invita a formulare programmi chiari. Ha ragione a metà: gli austriaci, Farage in Inghilterra, la Le Pen in Francia, ora anche AFD in Germania il programma – di facciata o meno che sia – ce l’hanno: controllo dell’immigrazione, reindustrializzazione, difesa o ripristino dello stato sociale, sovranità territoriale, economica, fiscale, monetaria. In fondo, molto semplicemente, “il ritorno dello Stato, che può convivere senza difficoltà con un‘Europa confederale e comunque politica, non economica e finanziaria, restaurazione della democrazia, il più possibile nella sua forma diretta, quella che Moeller Van den Bruck definiva “partecipazione di un popolo al proprio destino”. Il problemam tuttavia (Ndr), è che oggi – sempre più – il democratismo (vuota dittatura del nudo e crudo numero) ha preso il posto della democrazia integrale: quest’ultima realizzabile solo in una società sana e spirituale, incentrata su modelli socio-economici organici e inclusivi (Ndr) e sganciata da logiche usurocratiche. E poi in seconda battuta la tendenza ormai assodata e cristallizzata dal sistema – da secoli di esperienza e dalle rivoluzioni liberali e socialiste – nonché innalzata a rango di “legge matematica” o dogma, è quella che vede lo stesso foraggiare – con moneta-debito… creata dal nulla e senza copertura aurea: la madre di tutte le corruzioni (7) – tutti gli schieramenti in apparente antitesi (Ndr).


(7) Vedi qui: La più maestosa opera satanica della storia: la moneta-debito


Partecipazione, popolo e destino

Partecipazione, popolo e destino, sono i tre concetti chiave, che nessuno può situare all’interno delle anguste categorie di destra e sinistra (e democrazia come richiesta, quasi invocazione: poiché, ribadiamo, in molti ne hanno ormai compreso la falsità, ma sono convinti del valore positivo della parola e del principio). D’altra parte chi ignora il meccanismo di funzionamento della moneta-debito (8) che ammorba in primis ogni singolo slancio elettorale “democratico”, non può comprendere come individuare il bandolo della “matassa democratica” (Ndr). Il destino comune richiama il futuro cui aspiriamo, la partecipazione ci rende padroni e non sudditi, o massa, il popolo è una categoria che richiama la comunità territoriale, il sangue, ma anche il bene comune, che vogliamo innanzitutto per “noi”, e pone la distinzione , rispettosa ma netta, tra chi è , e vuol essere membro di una comunità, e gli altri.


(8) Vedi qui: Lettera a Papa Francesco – Uniti contro la Grande Usura Internazionale


Il peggior nemico dei popoli: la povertà intellettuale

Certo è che, qui Sapir dice il vero, troppe volte le idee, i programmi concreti, l’idealità vengono oscurati dalla povertà intellettuale di qualcuno o dal modo macchiettistico o dilettantesco di presentarsi. L’imperativo, dunque, è non diventare, neanche per un attimo, come gli altri ci vogliono o, peggio ancora, essere come ci dipingono. Il nemico non può essere aiutato: argomentare con serietà e pacatezza, atteggiamento normale, sereno, proprietà di linguaggio, respingere con fermezza le trappole mediatiche di chi conosce i segreti della comunicazione. Quanto alle parole, mai cadere nel politicamente corretto: lo straniero è straniero, la famiglia è “normale”, non tradizionale, il paese di cui cianciano loro per noi è patria, nazione, Italia. Non usare le parole altrui: extracomunitario, migrante, eterosessuale, gay. Una sobria schiettezza che va dritta ai fatti piacerà alla maggioranza del “basso” , infastidirà le classi dirigenti di narcisi senza radici e coglierà in contropiede l’impiegato d’ordine del sistema che abbiamo di fronte, giornalista, avversario politico o chicchessia.

A costoro noi parliamo…

La scarsa capacità di stringere alleanze politiche è autentica. Tuttavia, non la considererei un problema di prima grandezza. In termini di marketing, e mi scuso di utilizzare criteri di questa natura, il successo di un  prodotto dipende dalla capacità di distinguersi dagli altri , di colmare una lacuna nell’offerta, di rispondere ad una domanda. Nel caso delle idee, non possiamo rivolgerci ai moderati, ai soddisfatti, ai ricchi, o, per guardare ai più giovani, alla generazione Erasmus, (dis)educata ad un cosmopolitismo vacanziero con il trolley a portata di mano, fatto di incontri casuali, non luoghi come aeroporti, centri commerciali, anonimi palazzi di società d’affari, relazioni occasionali mediate dall’interesse o dallo sfogo delle pulsioni sessuali. Questo non è tempo per riformismi o aggiustamenti, e milioni di persone lo sanno, o lo intuiscono. Noi parliamo a chi vive sulla pelle i guasti dell’immigrazione senza regole, e porta le ferite di un mercato che esclude, senza regole e frontiere e limiti, non vuole vivere nell’astratto individualismo, di chi non ha più punti di riferimento, e vede morire ogni giorno ciò che ama e per cui vale la pena di vivere. Il populismo tanto  disprezzato avverte che dietro l’umanitarismo dell’accoglienza c’è la riduzione di tanti uomini all’unica dimensione della povertà materiale , o lo sfruttamento dei nuovi arrivati , forza lavoro a basso costo . La posta in gioco è quella del rifiuto assoluto, inderogabile di ridurre gli uomini a numeri o elementi statistici.

Siamo diversi, non omologabili ad un unico gregge obbediente

Siamo diversi, la religione dell’uguaglianza deve essere rifiutata alla radice, e non ci può essere un uomo di nessun luogo e di nessuna razza, senza storia, un trans della vita, che oltrepassa ogni momento tutte le frontiere, fisiche, morali e materiali. Occorre quindi ripoliticizzare o meglio ridare un’anima ed una personalità a quest’Europa (Ndr) uniformandola, tuttavia, su principi organici di mutuo soccorso e non esclusivisti (9): Europa che i governanti vogliono trasformare in distretto amministrativo, retto da regole burocratiche ed impersonali come un’azienda multinazionale, il cui “core business” è arricchire con la menzogna del debito le entità finanziarie sfruttando gli uomini, marionette intercambiabili, fungibili, trasferibili, sacrificabili al Dio mercato, padre ignobile dello spread. (10) Il disprezzo con cui viene accolta ovunque la reazione popolare – che loro chiamano populismo perché ci odiano – l’evidente molestia che suscita ogni reazione dei nuovi schiavi liberi di comprare a debito ed accoppiarsi con chiunque, dimostra che dobbiamo accettare il peso di essere “partigiani”, nel senso teorizzato da Carl Schmitt, amici e nemici “assoluti” . E’ una guerra per via interna, in cui il più forte non riconosce né accetta l’esistenza dell’altro, e questo si chiama totalitarismo, sia pure di tipo nuovo, poco incline alla violenza diretta, se non quando deve difendere i suoi interessi peggiori (Irak, Siria, Afghanistan, Ucraina).


(9) Operazione di rinascita intellettuale e spirituale irrealizzabile senza una prioritaria lotta per la conquista di una sovranità monetaria – promossa e difesa in maniera altissima dall’indimenticato Prof. Giacinto Auriti – ad oggi ormai improcrastinabile, matura e realizzabile in seno ad ogni sfera sociale ed econimica. Vedi qui per ulteriori approfondimenti:

Sovranità alimentare e sostanziale: Proprietà Popolare della Moneta unica via 

Il Potere ce l’abbiamo noi… Se solo lo capissimo 

La Contro-Rivoluzione di Giacinto Auriti: l’era del Credito Pubblico 

La moneta Proprietà, come volano dell’economia

(10) Vedi qui: Tempo e Spread – L’idolatria del Mercato e la Nuova Religione


Le 3 armi del più debole

Il più debole ha solo tre armi: la forza del numero, il diritto della ragione, la freschezza dello spirito (probabilmente la più importante – Ndr). Ecco perché devastano tutte le idee ricevute, ogni principio, ogni valore condiviso: dobbiamo rimanere elementi di un algoritmo, di un modello matematico, greggi che il cane ogni sera riporta all’ovile per essere munti dal pastore e poi macellati al mercato. Al mercato….. La partita ha linee di faglia ormai chiarissime, ed un intellettuale come Marco Tarchi, che una politica cieca espulse tanti anni per un misto di invidia, ignoranza ed autentica cretineria, li ha elencati con esemplare sintesi: “identità e radicamento culturale contro cosmopolitismo ed omologazione; amore per la stabilità contro culto della precarietà; solidarietà e legami di prossimità contro individualismo e globalismo; buon senso contro sofisticazione intellettuale; controllo costante su chi governa contro delega fiduciaria”.

Divide et impera

Siamo certamente maggioranza, ma il nemico finora ha avuto la capacità di dividerci, per imperare in mezzo a noi e alle nostre case: destra/sinistra come Lazio /Roma , maschi/femmine (neppure uomini/donne.. Sic!), borghesi /proletari, eccetera. Il meccanismo funziona ancora, e proprio le elezioni austriache ne dimostrano la persistenza. Tuttavia, la corda è tesa, e sta a noi rinunciare a bandiere stinte, gesti incomprensibili, modalità espressive non al passo con la realtà. Penseremmo mai di andare in Mongolia e parlare in greco antico ad un abitante di Ulan Bator, increduli di non ricevere risposta? Allo stesso modo, non illudiamoci di diventare accettabili moderando o modificando il messaggio. Le professoresse lettrici di Repubblica continueranno a guardarci con disgusto , i neo borghesi ricchi che amano Marchionne ci schiferanno comunque, i residuati bellici del sinistrismo seguiteranno ad invocare per noi la galera, la destra del denaro, dei privilegi e delle élite si limiterà a spiegarci quanto è bello , grande e libero è il mercato globale, i moderati di ogni risma, dai loro caminetti, continueranno a preferire chiunque purché non disturbi le loro tremolanti esistenze ed i loro affarucci. Paura, interesse, riflessi condizionati. Un linguaggio radicale ma pacato, un approccio tranquillo ma inflessibile sui fatti, programmi ambiziosi ma “normali”, possono  cambiare le cose.  Possono, e non è detto che accada, per la disparità di forze ma le alternative sono il silenzio,  il rimpianto sterile per il “mondo di ieri” alla Stefan Zweig, o l’estremismo il quale, come sapeva Lenin, è una malattia infantile, ed è anche un energico ricostituente per il potere costituito, che potrà agevolmente reprimere il dissenso tra gli applausi popolari.

Europei, non europodi

Un ragionamento a parte va fatto per il rapporto con l’Unione Europea e l’ euro. Le semplificazioni possono conquistare qualche consenso momentaneo, ma la credibilità di una proposta passa per la sua sostenibilità. Siamo europei non europoidi. L’Europa dei popoli e delle nazioni  è un progetto che non si può buttare con l’acqua sporca delle burocrazie comunitarie, della Commissione o della migliaia di regolamenti e direttive che intossicano la vita di oltre 500 milioni di persone. Dobbiamo abbattere il muro massonico di un potere nemico attraverso il ripristino della sovranità popolare (identitaria, spirituale e monetaria in primis) e della democrazia integrale, esigendo precise delimitazioni dei poteri dell’Unione rispetto a quelli nazionali. Quanto all’euro, sarebbe inutile invocare, e magari ottenere, l’uscita dalla moneta comune se non fossero drasticamente rivisti i poteri della Banca Centrale Europea, cui conferire esclusive funzioni tecniche, poiché la proprietà pubblica dell’emissione monetaria è il passaggio più importante di ogni cambiamento.

Di chi è la proprietà dell’euro?

Bisogna porre all’attenzione dei partiti il fondamentale interrogativo auritiano: di chi è la proprietà dell’euro? (Ndr). La domanda che i grandi partiti strategicamente glissano in tutti i salotti tv. L’euro deve tornare dei popoli europei, attraverso il controllo pubblico dell’emissione e delle banche centrali. Ma ciò non basta! L’euro deve essere dichiarato di proprietà dei popoli europei riconoscendo a ciascuno un reddito di cittadinanza a credito di ciascuno e svincolato dal ceppo del debito (Ndr). Altrimenti il popolo – pubblica o privata che sia la banca di emissione – si troverà sempre costretto a corrispondere interessi sull’emissione, fraudolenti, iniqui e assolutamente e illegittimi, restando costretta in una eterna posizione di schiavitù e sub-alternanza rispetto all’élite, tecnico-bancaria o di governo, che sia.

Andare oltre Maastricht e Lisbona… oltre Tremonti e Keynes

Dei semplici trattati (Maastricht e Lisbona) firmati nel silenzio di palazi imperiali, da un pugno di uomini, non possono decidere contro la volontà di oltre 500 milioni di individuiEcco perché il ritorno alle valute nazionali resta un inutile e deleterio palliativo (anch’esse erano valute emesse a debito); ecco perché le monete internazionali virtuali ponderate – Es.: il Bancor di John Keynes (11) a Bretton Woods – sono e restano operazioni puramente fittizie ed illusorie, atte a spostare il cuore del problema su argomenti ingannevoli e a far perdere il contatto con la realtà monetaria (le banconote: entità complesse formate da 1) valore nominale – con costo nullo – e 2) valore simbolico/spirituale: frutto di una semplice convenzione). Altrettanto deleteria e pantanosa (la palude fetida è sempre quella del debito inestinguibile – Ndr) è la proposta avanzata da Giulio Tremonti, ovvero gli eurobond: proposta – secondo Tremonti – “per superare l’assurdo  di una moneta in cui sono denominati Buoni del Tesoro di valore reale diverso, quelli di 28 Stati differenti per economia, grandezza, struttura”.


(11) John Maynard Keynes può essere considerato uno dei padri del Nuovo Ordine Mondiale:

Nuovo Ordine – Come stravolsero il sistema dei cambi per mettere le mani sul mondo

Giacinto Auriti: l’uomo che surclassò liberismo e socialismo 


Priorità economico-sociali da difendere per il bene comune

Dopo aver preteso la centralità del dibattito pubblico (auritiano) sulla “popolarizzazione della moneta” (Reddito di Cittadinanza a Credito), dovrà essere spiegata la dannosità del patto di stabilità europeo, ritirata l’adesione al pazzesco meccanismo europeo di stabilità (MES), fratello peggiore del Fondo Monetario Internazionale, rifiutato con sdegno il Trattato Transatlantico con gli Usa (TTIP), (12) avviata una campagna per l’abolizione dell’art. 81 della Costituzione sul pareggio di bilancio, pretesa l’applicazione della legge 262/2005 sulla pubblicizzazione di Bankitalia, il ripristino della separazione delle funzioni bancarie di credito e deposito da quelle di speculazione finanziaria, riservando la garanzia pubblica alle prime. Le privatizzazioni dovranno essere riviste, e si dovrà avere il coraggio di pronunciare la parola esproprio per pubblico interesse, secondo costituzione vigente, per settori come la siderurgia o le telecomunicazioni. Padroni del nostro destino, è uno slogan bello, come identità, sovranità, socialità. Si dovrà prevedere il referendum propositivo, e istituire quello confermativo delle leggi più importanti e degli impegni economici più rilevanti dello Stato . Democrazia (integrale) (13) – concetto impossibile in una società usurocratica – è poter decidere, e libertà concreta, tangibile  significa partecipazione, e non solo perché fu il titolo di una splendida canzone di Giorgio Gaber, che, ad un certo punto, ammoniva anche che “libertà non è star sopra un albero, e neanche avere un’opinione “.


(12) Vedi qui: TTIP e TISA: i trattati Usa-Ue che uccidono la politica e la sovranità – 1

TTIP e TISA: annullamento totale della volontà popolare e legalizzazione del crimine – 2

(13) Vedi qui: AURITI – Democrazia Integrale

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Essere “per” qualcosa e non soltanto “contro” qualcosa

Concorrere al destino comune, al bene della comunità inizia dal possedere un programma, custodire un progetto, diffondere un’idea di società. Essere “per” qualcosa e non soltanto “contro” qualcosa, pur se l’opposizione allo stato di cose vigente è il primo gesto liberatorio, il movente iniziale di ciascuno al  momento delle scelte. Eugenio Montale lo intuì in una delle sue liriche più suggestive di Ossi di Seppia : “Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,(…) Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”. Da oggi, tuttavia, dopo Parigi, Londra, Vienna ed altrove, non basta, dobbiamo andare oltre, essere ogni giorno più molesti alle oligarchie: i popoli non sono superflui, o intercambiabili, e la storia dell’uomo non è un cammino inesorabile verso il supermercato. Giochiamo all’attacco, con il sorriso sulle labbra e l’impersonalità attiva di chi è figlio di una Tradizione da inverare nel futuro. Contro il liberismo oggi come contro il comunismo ieri, (e contro il modello liberal-capitalista e social-comunista dell’assetto UE) a fianco di quel popolo che spesso sbaglia e qualche volta puzza pure, ma è il nostro e l’amore comincia dai propri simili, un popolo che non può finire servitore  nella Disneyland dei banchieri o inghiottito dall’invasione degli estranei. Un grande ribelle di ieri, Pierre Drieu La Rochelle fu chiarissimo:  “L’uomo ha bisogno di ben altro che di inventare macchine; ha bisogno di danzare, di meditare”.   Ed anche, ammettiamolo, di mangiare tutti i giorni.

A cura di Roberto Pecchioli, Sergio Basile (Copyright © 2016 Qui Europa)


  1. http://www.quieuropa.it/riflessioni-dopo-vienna-oligarchie-per-popoli-molesti-i-parte/
  2. http://www.quieuropa.it/riflessioni-dopo-vienna-oligarchie-per-popoli-molesti-ii-parte/
  3. http://www.quieuropa.it/oligarchie-per-popoli-molesti-3-come-raggiungere-la-sovranita-reale/

Questa pagina presso :

http://doncurzionitoglia.net/2016/06/10/oligarchie-popoli-molesti/

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