La Psicologia Analitica di Jung é più pericolosa della Psiacanalisi di Freud?

Sigmund-Freud-and-Carl-Jung

Introduzione

Carl Gustav Jung (1875-1961) ha dimostrato un grande interesse per le religioni in genere, occidentali e specialmente orientali (C. G. Jung, Des rapports de la psycotérapie et de la direction de conscience, in La guérison psychologique, Ginevra, 1953; in italiano le Opere complete di Jung sono state pubblicate dalla Bollati Boringhieri di Torino). Certamente egli è lontano dall’ateismo di Freud e dalla sua opinione negativa su tutte le religioni.

Se si esamina, però, attentamente il pensiero junghiano si scorge in esso uno spiritualismo gnostico, alchemico ed esoterico molto più pericoloso del materialismo pansessualista freudiano, poiché più nascosto, e che facilmente può diventare una trappola per i cristiani (per esempio cfr. B. Kaempf, Réconciliation. Psychologie et religion selon Carl Gustav Jung, Berna, 1946; R. Hostie, Du myte à la religion. La psycologie analitique de C. G. Jung, Bruges, 1955).

Occorre tener ben in mente che se Jung, come Hegel, usa concetti cristiani, tuttavia dà ad essi un significato sostanzialmente diverso da quello della teologia cattolica (cfr. G. Goldbrunner, Individuation, Selbstfindung und Selstentfaltung, Friburgo in Breisgau, 1949; R. Hostie, op. cit., 2a ediz. Parigi, 2002; H. L. Philp, Jung and the Problem of evil, Londra, 1958; D. Cox, Jung and Saint Paul, New York, 1959; W. Johnson, The search for Trascendance, New York, 1974).

Simbolismo e relativismo religiosi di Jung

Il fatto oggettivamente constatabile è che Jung pur professandosi cristiano/protestante relativizza tutti i concetti e i dogmi cristiani in un generalissimo concetto del “religioso”, in cui tutte le religioni si equivalgono.

Inoltre egli studia le religioni nella loro relazione con la psiche umana, che per lui è la coscienza umana più l’inconscio, non come dottrine dogmatico/morali oggettive perché riguardo al problema della loro oggettività e realtà egli si dichiara agnostico.

Egli giustifica il suo agnosticismo relativista servendosi della filosofia kantiana, secondo cui l’uomo non può conoscere la cosa in sé, ma solo come gli appare dopo averle applicato le sue categorie soggettive o a priori e specificatamente per Jung la realtà come ci appare dopo averle applicato le nostre strutture psichiche. Quindi supposto e non provato che Dio esista, non possiamo conoscere la sua esistenza oggettiva, ma solo come ce lo rappresentiamo grazie ai simboli che la psiche umana si forma su di lui.

Il simbolo ha un ruolo essenziale nella dottrina modernista. Infatti il simbolo è un segno, che rappresenta una verità (per esempio la bandiera rossa simboleggia il pericolo). Ora i modernisti hanno applicato il simbolismo al dogma, che per loro non ha più un significato e valore oggettivo e reale, ma simbolico e pratico. Per esempio Dio è un simbolo, non un Ente reale e oggettivo, che esprime una interpretazione soggettiva e relativa del sentimento umano di un fatto religioso, ossia una entità immaginata dal sentimento religioso umano per aiutare l’uomo a comportarsi meglio. Così il simbolismo modernistico e junghiano svuota tutta la dottrina e i dogmi della Chiesa romana (tale simbolismo è stato condannato dal Decreto Lamentabili del S. Uffizio firmato in forma specifica da San Pio X, DB 2022-2026; cfr. R. Garrigou-Lagrange, Le sens commun. La philosophie d l’etre et les formules dogmatique, Parigi, 1909; A. Gardeil, Le donné révelé et la Théologie, Juvisy, 1932). Perciò la fede secondo Jung non ha nessun fondamento oggettivo e reale ma solo psicologico, sentimentale e simbolico (cfr. Lettera del 10 ottobre 1959 a G. Witwer). Non solo, dunque, Jung abbraccia il nichilismo teologico o la teologia apofatica di Mosè Maimonide, ma scivola nel relativismo metafisico e teologico assoluto.

Inoltre egli è un teorico del pan-ecumenismo. Infatti scrive: “non posso capire perché una religione dovrebbe possedere la verità unica e perfetta” (in La vie symbolique, Parigi, 1989, p. 189). La fede per lui è “estremamente soggettiva” (Lettera al dr. Paul Maag, 20 giugno 1933).

La religiosità junghiana è incompatibile con la dottrina cattolica ed è molto simile a quella modernista. Quindi non è un caso se Antonio Fogazzaro, “fu tra i primi in Europa ad interessarsi della psiche umana, aprendo la strada a Bergson, a Freud e alla cosiddetta letteratura dell’interiorità [o psicologia analitica junghiana, nda]” (G. Sale, Un cattolico liberale e modernista, in La Civiltà cattolica, 2 aprile, 2011, p. 9).

Jung tra le varie filosofie in occidente è vicino al kantismo e in oriente al buddismo.

La teologia di Jung

Il problema del male dalla teologia cattolica è risolto col definire il male come privazione di bene, mentre Jung come i manichei e i catari sostiene che il male ha un valore ontologico, reale e positivo (Essai d’interprétation psycologique du dogme de la Trinité, in Essai sur la symbolique de l’esprit, Parigi, 1991, p. 206).

È per questo motivo che egli sostituisce alla SS. Trinità la “Quaternità” poiché alla Trinità manca l’aspetto positivo e “divino” del male (Psycologie et religion, Parigi, 1958, p. 114).

Da ciò egli passa a proclamare che

“siccome il Diavolo è l’avversario di Cristo dovrebbe occupare una posizione equivalente alla sua ed essere pure lui Figlio di Dio. Satana sarebbe il primo Figlio di Dio e Cristo il secondo” (Essai d’interprétation psycologique du dogme de la Trinité, in Essai sur la symbolique de l’esprit, Parigi, 1991, p. 207).

Quindi nella “Quaternità” junghiana satana è consustanziale al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo (Psycologie et religion, Parigi, 1958, p. 114-1115).

Il Padre avrebbe in sé il male. Occorre ricorrere alla coincidentia oppositorum spinoziana per risolvere questo problema (cfr. Essai d’interprétation psycologique du dogme de la Trinité, in Essai sur la symbolique de l’esprit, Parigi, 1991, p. 214). “Dio ha due mani: la destra è Cristo, la sinistra è Satana” (Lettera al pastore W. Lachat, 27 marzo 1954).

nsomma Dio non è il bene assoluto, Egli è anche crudele, immorale, malvagio, violento, demoniaco, infernale (in La vie symbolique, Parigi, 1989, p. 136, 166, 83).

Se Cristo e Satana sono le due mani di Dio significa che Dio agisce nel mondo sia attraverso Cristo che attraverso Satana e perciò le attività demoniache sono da attribuirsi a Dio:

“Dio non può mostrare il suo vero volto se non anche attraverso Satana” (Lettera al dr. E. Neumann, 5 gennaio 1952).

Cristo non è più il Figlio Unigenito, ma “il fratello di Satana, anzi Satana è il primo Figlio di Dio e Cristo il secondo” (Aion, Parigi, 1997, p. 71 e 75).

Quindi reprimere il male in sé sarebbe nefasto e significherebbe sminuire la “Quaternità” e la propria personalità. Per giungere alla buona salute psichica occorre integrare il male morale nella propria esistenza. Per male morale Jung intende gli istinti da lui chiamati “impulsi animali” e perciò l’ascetica cristiana è fonte di malessere psichico (Psychologie de l’inconscient, Ginevra, 1993, p. 58 e 46).

L’uomo per Jung deve tendere alla completezza, perciò deve assumere la parte del “male” che è in lui e non solo prenderne coscienza o accettarsi come è, ma lavorare positivamente a integrare il male in sé. La religione per lui è “relazione con il valore più forte e non importa se sia positivo o negativo” (Psycologie et religion, Parigi, 1958, p. 161).

“Freud si limita a rendere cosciente il malato delle sue ombre affinché veda da sé come uscirne” (Des rapports de la psycotérapie et de la direction de conscience, in La guérison psychologique, Ginevra, 1953, p. 293), mentre Jung sostiene che “l’uomo non può limitarsi a prendere atto della parte di male che è in lui, ma deve accettarla e farla propria; questa è l’unica situazione valida” (Psycologie et religion, Parigi, 1958, p. 154-155).

Un “precursore” di Jung: Léon Bloy

Léon Bloy (1846-1917) è stato uno scrittore cattolico considerato da molti una specie di tradizionalista. In realtà egli ha anticipato Jung nella rivalutazione di Satana e del male.

Infatti, riprendendo le teorie millenaristiche di Gioacchino da Fiore, Bloy ha riprodotto verso la fine del XX secolo una teoria esoterica vecchia di circa duemila anni: l’apocatastasi di Origene († 254), secondo cui il diavolo si sarebbe convertito alla fine del mondo e con lui i dannati, che sarebbero usciti dall’inferno per entrare in paradiso.

Ma non solo, infatti in Bloy vi è addirittura una forte venatura luciferina (cfr. R. Barbeau, Un prophète luciférien: Léon Bloy, Parigi, Aubier, 1957), secondo la quale Satana sarebbe tornato come “liberatore” dell’uomo.

“Il Paraclito, che fu detto il Principe delle tenebre, è a tal punto coincidente con Lucifero che separarli […] è quasi impossibile” (L. Bloy, Dagli Ebrei la salvezza, Milano, Adelphi, 1994, p. 123).

Ora questo libro scritto nel 1892 è stato fatto ristampare da Jacques Maritain nel 1905 e il medesimo Maritain ha scritto un libretto (Le cose del cielo, 1939) in cui ha ripreso la dottrina dell’apocatastasi.

Nella sua Biographie (vol. I, p. 423) Bloy ha presentato lo Spirito Santo come un peccatore e Lucifero come il figliuol prodigo che è tornato al Padre ed allora viene riconosciuto come il vero Paraclito in conflitto con Gesù, il quale sarebbe stato detronizzato dallo Spirito Santo, che avrebbe preso il suo posto (L’invendable, 1909). Solo così, con Lucifero perdonato dal Padre e spodestante Cristo, si completerà la Redenzione.

Inoltre Bloy in pubblico si mostrava fervente cattolico, ma in privato trasgrediva la Legge divina, poiché così facendo pensava di diventare simile a Dio, secondo gli insegnamenti della cabala spuria per la quale il peccato è via di santificazione.

Raissa e Jacques Maritain son stati convertiti al cattolicesimo proprio da Bloy ed è forse anche per questo che il lato oscuro e tenebroso di Bloy non è molto conosciuto, data la “onnipotenza” dei Maritain in Francia e poi in Vaticano con Paolo VI.

Secondo Michel Fourcade, Raïssa Maritain, nata ebrea e «penetrata di chassidismo [la mistica o càbala ebraica luriana, ndr]», ebbe un influsso notevole sul suo sposo Jacques. Attorno ai Maritain si formò un cenacolo d’intellettuali, esteti, misticoidi che ebbero un ruolo fondamentale nella revisione della teologia della sostituzione della Sinagoga da parte della Chiesa. Uno di essi fu Léon Bloy la cui influenza sarà importante sulla coppia Maritain, un altro è proprio Charles Péguy, che dopo Bloy, è stato uno dei grandi ispiratori del filo-semitismo in ambiente cristiano.

Conclusione

La psicologia analitica junghiana non solo aiuta l’uomo, come la psicanalisi freudiana, a prendere coscienza del male che ha in se stesso e poi a vedere da sé come uscirne, essa va oltre e insegna all’ammalato a far propria e vissuta la sua parte oscura.

Ma né Freud né Jung son capaci di offrire all’ammalato una terapia delle malattie dell’anima (come invece fa la spiritualità cristiana) che costituisca un superamento reale del male e un vero accesso alla salute interiore.

d. Curzio Nitoglia


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