“TRE FONTANE”, di mons. Francesco Spadafora [libro completo]

Per questa Santa Pasqua 2017 offriamo a voi in omaggio questo testo completo, redatto da mons. Francesco Spadafora nel 1984. 

TRE FONTANE

di Francesco Spadafora

«TRE FONTANE» «Te beata, o Roma, che fosti consacrata dal sangue glorioso di due Principi: da esso così imporporata superi tutte insieme le bellezze dell’universo».

Così canta l’inno liturgico nella festa dei santi Apostoli, Pietro e Paolo.

Il primo fu crocefisso con la testa in giù ai piedi del colle Vaticano e sulle sue sacre spoglie sorge la omonima gloriosa Basilica. L’Apostolo delle Genti fu decapitato alle Aquae Salviae, l’attuale Tre Fontane. San Pietro cadde all’inizio della persecuzione, scatenata da Nerone per addossa-re ai cristiani il grande incendio che devastò Roma nel luglio del 64 d.C.

San Paolo invece tre anni dopo, nell’inverno del 67.

Le sue venerate spoglie sono custodite nella Basilica a lui dedicata, ma il suo martirio avvenne al terzo miglio dall’Urbe, dove sorge adesso la chiesetta di san Paolo, un po’ dietro la chiesa abbaziale dei Padri Trappisti alle Tre Fontane.

I fedeli, richiesto ed ottenuto – secondo il diritto romano – il corpo del giustiziato, lo portarono e lo seppellirono nel praedium della pia matrona Lucina, dove ora sorge la Basilica di san Paolo.

Accorso probabilmente nella Capitale per animare i perseguitati, l’Apostolo Paolo vi fu arrestato.

Il suo processo si svolse in due udienze: nella prima, forse alla presenza dello stesso Nerone, l’Apostolo pronunciò una veemente apologia del Cristianesimo. Nessuno ebbe il coraggio di presentarsi a deporre in suo favore.

L’apologia e l’autodifesa fu certo brillante poiché l’udienza fu aggiornata ed egli fu «liberato dalla bocca del leone», come scrive nella sua ultima lettera a Timoteo, nell’autunno del 67.

«Affrettati, cerca di venire prima dell’inverno». Egli è certo ormai del suo imminente martirio e del suo ingresso nel regno celeste. Ed infatti la seconda udienza ebbe luogo ben presto, dinanzi al sostituto dell’imperatore che aveva lasciato Ro-ma per la Grecia, dove si esibiva qual commediante.

Costui, il terribile Elio, un secondo tiranno, condannò Paolo, che era cittadino romano, alla decapitazione per spada.

Un mattino, il vecchio Apostolo venne condotto da una pattuglia di littori attraverso la porta trigemina passando dinanzi alla Piramide di Caio Cestio. Quindi, piegarono nella via Ostiense che volgeva a sinistra all’incirca nel punto dove ora sorge la Basilica di san Paolo e proseguiva nella deserta landa.

Percorrendo la via Laurentina, la comitiva perviene in circa mezz’ora di cammino nell’umida valletta che prende il nome dalle Aquae Salviae al terzo miglio, dove oggi fra le alte piante di eucalipti montano la guardia le silenziose schiere dei Trappisti nel monastero delle «Tre Fontane».

Tacito ci apprende (Hist., IV, 11) che la decapitazione fuori le mura era un’antichissima usanza.

Là dunque cadde il suo capo e ammutolì per sempre quella voce che – dopo la visione di Damasco – non aveva pronunziato mai parola che non avesse il sapore di Cristo. Quella voce è perpetuata in parte nelle sue quattordici Lettere tutte emananti il calore dell’ardente amore per Gesù che colmava il suo cuore.

Un’antica tradizione narra che la testa dell’Apostolo, spiccata dal busto, facesse tre balzi per la china leggera e nei tre punti in cui toccò la terra, scaturissero miracolosamente tre zampilli di acqua, tre fontane. Da allora, non si parlò più di Aquae Salviae per indicare quella sacra zona, ma delle Tre Fontane.

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